Volevo solo essere felice – Ginetta Rotondo

Titolo: Volevo solo essere felice. Prosema ininterrotto
Autore: Ginetta Rotondo
Casa Editrice: Csa Editrice
Genere: prosa/poesia
Pagine: 91
Prezzo: € 12,00

Volevo solo essere felice, il nuovo libro di Ginetta Rotondo, racconta una storia che proviene dal mondo degli ultimi. La storia di Neima, che partita dalla Somalia, giunse a Crotone nel giugno 2017, a bordo di una nave che aveva soccorso centinaia di migranti in Libia.

La donna era incinta e in pessime condizioni di salute, fu subito ricoverata. Era incinta, la figlia era il frutto delle violenze subite in Libia. Dopo aver dato alla luce la bambina, Neima si lasciò morire.

Ginetta Rotondo nel suo libro dà voce alla donna martoriata e agli ultimi e lo fa inventandosi uno stile e una lingua nuova.

Scrive di tutto inventando il  prosema, uno straordinario ibrido in cui la poesia incontra la prosa.

Non si tratta di un poema in prosa ma di un vero e proprio sodalizio tra la poesia autentica e la prosa essenziale.

Il risultato è un frasario essenziale in cui l’autrice senza l’ausilio delle congiunzioni chiama tutto con il proprio nome. La scrittura sanguina come il dolore degli ultimi che volevano solo essere felici.

Ginetta Rotondo davanti al dramma dei migranti e a quello personale di Neima non chiude gli occhi e soprattutto non scrive tanto per scrivere.

Le parole che usa nel suo prosema sono dirette e dicono la verità con il sangue delle vocali e delle consonanti.

«Un calcio solo. / Nella pancia. / Ho visto il sangue uscirle di bocca. / Ho perso i sensi. /»; «Dovevamo mangiare inginocchiate. /Senza usare le mani. /Come i porci. /Noi eravamo troie/».

Ecco la lingua crudele con cui Ginetta racconta le violenze subite da Neima e dalle altre donne in Libia.

Donne che volevano essere felici e hanno trovato e provato sulla propria pelle la barbarie umane.

Ginetta Rotondo intinge la penna nel dolore degli ultimi e di queste donne che non conosceranno mai la felicità e alle parole chiede soltanto la deflagrazione sulla pagina perché storie tragiche e violente come queste devono essere fermamente denunciate con una lingua crudele che ne testimoni l’aberrazione.

Volevo essere felice è un pugno nello stomaco, una discesa nell’inferno quotidiano della disperazione degli ultimi.

Il sogno toccato e svanito di Neima e di tutti coloro che non ce la faranno mai a essere felici non può essere ignorato e nessuno deve voltarsi dall’altra parte. Non è più il tempo dell’indifferenza e del falso buonismo.

Grazie a Ginetta Rotondo per il coraggio di questa testimonianza e per le parole forti che sanno suonare l’allarme e svegliare le troppe coscienze intorpidite.

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