Salone Torino: “Strafalciopoli” Dove la cronaca si fa comica, di Gianluigi Gasparri

Cosa passa nella mente di un titolista che appone in cima all’articolo “Botte da orbi tra due sordomuti” oppure “Migliorano le condizioni del carabiniere rimasto ucciso”, per chiudere con “Arriva la regina e i membri si alzano”?

Gianluigi Gasparri, ex caporedattore de Il Resto del Carlino, ospite del Salone del Libro di Torino, ci accompagna in questa rassegna tragicomica, mettendo in luce, attraverso il suo sguardo caustico e mai banale, il ritratto di una realtà che non crede più a nulla, nemmeno in sé stessa: l’unica cosa in cui crede sono gli strafalcioni.

Attingendo alla sua lunga esperienza nelle redazioni locali, Gasparri non si limita alla rassegna stampa, ma ci regala una vera e propria indagine sul giornalismo e sulle cronache di periferia ben rappresentate nei quotidiani di provincia. Il libro si articola in ventitré capitoli, corrispondenti agli interessi  canonici dei quotidiani di provincia, una provincia che è il vero tessuto connettivo della nostra nazione.

“Un libro pieno di battute esilaranti dove la realtà supera sé stessa, e in cui si colgono pagine di intensa bellezza ; piacevolissime da leggere, grazie ad una prosa scorrevole e un tono consapevole, che cerca di mettere ordine nello smottamento civile e morale della nostra epoca”. Così è stato introdotto il libro dal poeta e saggista Plinio Perilli, che mostra come, attraverso la satira, l’autore riesca a filtrare la realtà e restituirci una visione chiara e limpida del mondo.

Ciò che preoccupa di più l’autore è il degrado linguistico da cui non sembra esserci via d’uscita: di tutti i vocaboli presenti nel dizionario una persona comune usa circa solo duemila parole, numero che cala ad appena duecento se si analizzano i discorsi di alcuni uomini politici, primo tra tutti l’on Gianfranco Fini, e che si riducono ad appena cento nei ragazzi, come ci rivelano le ultime prove Invalsi.

Ironicamente allora Gasparri immagina in futuro in cui l’uomo si esprimerà solo attraverso grugniti, e forse solo allora ci potrà essere in Rinascimento della lingua che ci regalerà parole più belle di quelle di oggi.

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