Salone Torino: Baricco “Le cose che so di questi 25 anni”

L’incontro con Alessandro Baricco porta con sé la piacevole esperienza di lasciarsi andare al ritmo del narrare, nella pienezza della parola e delle sue multiformi possibilità.

Si ha la sensazione di poter far arrivare il nostro pensiero dove lui ci vuole condurre, per poi andare oltre con il nostro cammino personale. Le strade dei significati  si incrociano in un viaggio insieme concreto e onirico che ci conduce infine alla necessità dell’azione nel portare con noi il nostro privato, unico e anche universale bagaglio di pagine di letteratura.

Ha parlato di libro Baricco, dei suoi aspetti più controversi e complessi nella società e nell’economia attuale. Vuole raccontarci com’è cambiato il rapporto con la scrittura da quando esiste il Salone, per poi ricondurci nella dimensione poetica, emozionale, epica delle pagine più belle.

Inizia con una citazione tratta da un’intervista all’intellettuale francese Julien Gracq, morto nel 2007: “Una delle caratteristiche peculiari dello scrittore sembra quella di secernere una sorta di bolla, legata ai suoi gusti, alla sua cultura, al suo mondo interiore. Senza l’esistenza di questa bolla non si  spiega come l’autore possa continuare a tessere il suo filo con coerenza in mezzo alle catastrofi e agli stravolgimenti e come possa avere una certa indifferenza alle vicissitudini della vita letteraria che lo circonda”

Baricco ci spiega quindi cosa ha capito del mondo del libro e degi scrittori negli ultimi 25 anni: sono tre cose (dovevano essere sette in realtà…) fondamentali, ricostruite col concorso di due elementi principali abilmente intrecciati: il filo emotivo dei ricordi e l’analisi lucida della situazione.

La prima cosa è legata al rapporto tra scrittore e lettore.

“Io c’ero il primo anno del salone del Libro. Mi ricordo che ero arrivato a vent’anni senza conoscere uno scrittore e li vedevo per la prima volta seduti, fermi negli stand. Gli scrittori non parlavano. Non c’era neanche un dibattito secondo me ed era una grande invenzione quella della fiera. Oggi invece facciamo un consumo smodato degli scrittori. Questo ha conseguenze buone, per esempio lo sfogo della componente narcisista ed esibizionista che c’è in questo mestiere e che veniva soffocata. Una negativa è che diciamo un sacco di puttanate”.

La seconda cosa  è  una profezia che non si è avverata, ovvero che  saremmo diventati una civiltà dell’immagine: “La scrittura è esercitata, frequentata, amata molto di più di prima, cosa che era impensabile allora”.  E’ emersa la forza mostruosa della scrittura, anche grazie al “miracolo” del telefono cellulare e dei messaggi.

Alcuni però interpretano la morte della scrittura negli errori ortografici e sintattici. Baricco non è d’accordo e richiama il valore quasi affettivo, emozionale della punteggiatura ed esorta all’uso dell’apostrofo, dei due punti, della maiuscola, considerati bellissimi: ”Potremmo avere altri sistemi per comunicare oggi, ma preferiamo scrivere e così istituiamo un certo rapporto tra quello che pensiamo e il tempo per esprimerlo, ci diamo il tempo di aspettare a dire una cosa finchè non si trovano le parole giuste. La qualità magari non è eccelsa, ma il gesto è importante”

La terza cosa è invece legata al mercato del libro, alla dimensione un po’ sconcertante delle classifiche di vendita.

“Vendiamo un numero di libri spaventosamente più alto di allora, circolano molti più soldi. Cosa è successo? Sostanzialmente un grosso numero di persone, che non aveva accesso al mondo dei libri, ha cominciato ad accedervi, anche grazie ai tascabili. Questi nuovi lettori hanno portato in questo mondo le cose che gli piacevano nella vita. E questo spiega perchè in testa alla classifica ci siano cuochi, attori, calciatori, casi umani… sembra grottesco, ma è un  segno  della civiltà, è un modo di percepire il mondo”.

L’idea originaria di libro è però un’altra: “Far accadere un certo sound irripetibile,  fermare lo sguardo che non aveva nessun altro sul mondo, usando la lingua  non come strumento, ma creandola o mettendola insieme.  Questa esperienza straordinaria, che mi sta a cuore, la porto con me”. E così Baricco apre una pagina struggente di Fenoglio e la platea numerosissima dell’Auditorium ascolta, incantata: è la magia della letteratura.

 

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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