Salone Torino: A tu per tu con… Carla Ciccoli

Carla Ciccoli ha vinto il premio Battello a Vapore 2011 come miglior autrice e la “La guerra degli scoiattoli” è il libro pubblicato dalla casa editrice milanese con cui si è aggiudicata il prestigioso premio. Naturalmente parliamo di un titolo per ragazzi… Prendendo ispirazione dalla trama e dal genere del  libro abbiamo fatto qualche domanda a questa autrice davvero simpatica e carina.

Quanto è importante la conoscenza delle proprie origini nella formazione dell’identità dell’individuo?

Io credo sia importantissimo conoscere le proprie origini, senza questa conoscenza non si sa chi si è. Ignorare questa cosa penso sia schiacciante. Si deve sapere chi si è e cosa si vuole fare nella vita.

Quando ha cominciato a scrivere quali obbiettivi si è posta per arrivare al pubblico scelto? Qual è il messaggio che ha voluto trasmettere ai ragazzi?

Mi premeva molto far passare il principio della tolleranza, dell’accettazione del diverso e perchè no, del coraggio che si ha nell’accettazione. Volevo cercare di far capire di integrarsi e di far capire che il diverso alla fine non è poi così diverso dalla normalità (che poi cos’è la normalità? Chi la stabilisce?).

I libri per ragazzi, secondo lei, sono formazione o puro divertimento?

Ce ne sono di entrambi i tipi, sia di intrattenimento sia di formazione. Credo che nei miei libri ci sia un mix di questi elementi, anche se prediligo di più l’obbiettivo formativo.

Perchè ha scelto di indirizzarsi proprio a questa fascia di pubblico?

Ho scelto questa categoria di lettori perchè penso che negli ultimi anni sia stata un po’ trascurata. Vedo spesso che i libri per ragazzi sono per lo più per pre-adolescenti e adolescenti, il cosìdetto “Young adult”, o per bambini molto piccoli. La fascia d’età dei bambini delle elementari è un po’ sguarnita e allora ho voluto dedicarmi a loro, scrivere un racconto per loro che trattasse temi particolari e difficili da gestire. Molti insegnanti per esempio hanno difficoltà a spiegare ai bambini che cos’è la guerra o di gestire gli atti di bullismo nelle scuole. Io con il mio libro ho voluto parlare ai ragazzi dei ragazzi.

Quali differenze intercorrono tra narratori per ragazzi e narratori per adulti?

Io posso parlare della mia esperienza, personalmente ho trovato difficile scrivere per ragazzi. Il linguaggio che devi usare va calibrato e mirato alla fascia di età a cui ti indirizzi. Il primo pensiero che devi avere è quello del lettore, devi pensare come lui e poi scrivere per lui. Il registro di vocaboli che utilizzi deve essere adeguato ad un bambino di 8 anni, se scrivi per quel target di destinazione, altrimenti si verificano problemi di comprensione. Se un autore poi non lavora con i ragazzi e non si relaziona abitualmente con loro credo che immedesimarsi nei loro panni dal punto di vista emozionale e congitivo non sia di certo la cosa più semplice del mondo.

Come si possono avvicinare i più piccoli alla lettura?

Bella domanda… Vorrei partire da un esempio “sciocco” per risponderti. Un mio amico l’altro giorno mi diceva che ha visto una scolaresca davanti ad una libreria, i bambini erano entusiasti e desideravano entrare. Un bambino ha detto “Oh che bello una libreria, andiamo a comprare i libri!” e l’insegnante ha risposto “Ma che siete matti?”. Questo è per sottolineare che la maggior parte delle volte il problema risiede negli adulti, negli insegnanti e principalmente nella famiglia. Avvicinare i bambini alla lettura parte dai genitori, dal nucleo familiare… penso però che una grossa spinta debbano darla i docenti nelle scuole, magari promuovendo letture interessanti in cui si possano immedesimare i ragazzi, che siano vicine a loro e al loro mondo. Credo che in questo caso prima di passare dalla formazione si passi un pochino dall’intrattenimento.

Se dovessimo spiegare ad un ragazzo perchè è bello leggere, cosa gli diremmo?

Leggere è bello perchè ti fa volare con la fantasia. La lettura diventa una cosa molto personale, la storia i personaggi, il contesto, ognuno se li immagina a suo modo e ogni mondo sarà diverso da quello dell’altro. Perchè la lettura è così, forma il mondo.

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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