Peter Nadas e le storie infinite

A partire dal racconto della sua personale formazione in  cui -ha spiegato- “la Bibbia ha avuto un’influenza molto importante anche se non ho mai finito di leggerla, così come buona parte della mitologia”. 
In libreria in questi giorni con Libro di memorie, l’autore si è definito “come un animale onnivoro” ripercorrendo gli anni delle sue letture giovanili. Allora molto del suo tempo – ha raccontato alla platea mantovana- andava alla letteratura russa e francese, ad autori come Tolstoj, Dostoevskij, Puskin, Cechov, Gogol e Flaubert, Molière. “Nel corso della vita – ha poi spiegato - molte letture  vengono dimenticate e in seguito vengono rispolverate a distanza di decenni. Il romanziere spiega anche come a volte possa capitare di essere ispirato da tutta una serie di libri di cui non si possedeva più la memoria  ma che poi in qualche modo possono riemergere come trame nascoste”. Del resto “le influenze sono sempre un campo misterioso, difficilmente definibili”.
Le storie sono sempre infinite proprio come “nei sogni le stanze dei castelli che si aprono una dietro l’altra. Lo scrittore, come chi ha costruito un castello, si può fare attrarre da questo susseguirsi di stanze. Il romanzo del ‘900 si poteva concepire con questa forma letteraria, comprendendo più filoni, più trame. Questo può aiutarci a capire come il mondo sia la somma di tanti punti di vista diversi. Nessuno è in grado di vedere la “summa” , il romanziere vero crede che sia molto meglio lasciare aperti i finali. Ci sono storie che non possiamo sapere come finiranno, il Libro di memorie (Dalai editore), è governato da questo principio”.
Alla domanda di una signora del pubblico su quale libro le consiglierebbe di leggere, il candidato al premio Nobel per la Letteratura si è schernito e ha affermato di non aver mai consigliato di leggere nessun libro -né lo lo farà mai. Preferisce fare come “gli attori di teatro che dopo aver interpretato una parte, devono lasciare lo spazio per i lavori successivi”.

Fonte: MAVICO

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