L’amico immaginario – Matthew Dicks

Titolo: L'amico immaginario
Autore: Dicks Matthew
Genere: Romanzo
Traduttore: Marina Astrologo e Stefano Tummolini
Pagine: 380
Prezzo: 12.00 €

Budo ha cinque anni, non dorme mai, passa le sue nottate al distributore di benzina, oppure da Doogies dove fanno gli hotdog e sa un sacco di cose per essere un bambino. Ah, dimenticavo, passa attraverso le porte ed i muri. Possibile? Sì, perchè Budo è un amico immaginario.

Capita che i bambini, spesso i più soli e sensibili, creino con la loro fantasia un amico immaginario, capace di colmare il vuoto dentro di loro e di aiutarli nelle piccole grandi sfide quotidiane: è così che Max Delaney ha creato Budo, un amico immaginario meraviglioso che non lo abbondona mai e che ci racconta così la loro storia.

Max è un bambino autistico e la vita per lui è piuttosto complicata. Relazionarsi con gli altri è difficile, andare a scuola è traumatico e qualsiasi cambiamento lo destabilizza: detesta il contatto fisico e anche i baci della mamma lo paralizzano. A volte si blocca, come pietrificato, e più che altro vive dentro se stesso. Per fortuna Budo è sempre accanto a lui, pronto a suggerirgli la risposta nei momenti di difficoltà, a calmarlo e a tranquillizzarlo quando ha paura.

Nonostante i suoi problemi, Max è un bambino molto coraggioso. E’ diverso da tutti gli altri bambini, e per questo i coetanei spesso lo prendono in giro o lo ignorano. La mamma cerca di farlo migliorare e il papà lo tratta come se fosse qualcun altro. Perfino la signora Gosk, la maestra preferita, praticamente perfetta, si rivolge a lui in un modo particolare. Insomma, nessuno tratta Max come un bimbo normale, anzi tutti lo vorrebbero diverso, ma nonostante questo, lui continua ad alzarsi, andare a scuola, vivere: e per questo ci vuole coraggio.

La vita di Max è scandita da regole che il bimbo si è autoimposto, e che gli permettono di trovare un ordine, un filo logico nella confusione del mondo: la colazione si fa prima delle nove di mattina, altrimenti si sta digiuni fino al pranzo, e non si indossano mai più di sette indumenti per volta, escluse le scarpe, “mai più di sette, perchè sette è troppo” (p.204).
Ma un giorno un fatto terribile sconvolge questa routine: la maestra di sostegno, la signora Patterson, convince Max ad uscire dalla scuola, lo carica in auto e lo rapisce. Nessuno di accorge della sua scomparsa, solo Budo che ha assistito sconvolto al rapimento, senza avere avuto la possibilità di aiutare l’amico. La situazione è gravissima, i genitori sono diperati, le maestre sconvolte e la polizia brancola nel buio: solo Budo conosce la verità, ma non può dire a nessuno che la signora Patterson sta mentendo e che nonostante l’aria tranquilla da donna di mezza età, in realtà è un diavolo pericoloso, pronta a tutto pur di soddisfare la sua malata ansia di maternità.

Cosa può fare Budo per aiutare il suo migliore amico? Forse potrebbe chiedere l’aiuto degli altri amici immaginari che popolano la scuola e l’ospedale…ma deve fare in fretta, perchè non ha molto tempo per salvare Max, “il mio amico. Il bambino che mi ha creato” (p. 379).

Una storia commovente e tenera sul mondo dell’infanzia, il racconto realistico e sincero di quell’amicizia forte, indissolubile e carica di aspettative che lega spesso i bambini tra loro, in quell’età in cui il migliore amico è La Persona che è in grado di cambiare le nostre giornate. Non stupisce scoprire che l’autore è un insegnante, anzi, mi permetto di dire un buon insegnante, dal momento che conosce così bene il mondo dei bambini, i loro sogni, le loro paure.

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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