Il pensiero perverso – Ottiero Ottieri

Titolo: Il pensiero perverso
Autore: Ottiero Ottieri
Data di pubbl.: 2022
Casa Editrice: Interno Poesia Editore
Genere: Poesia
Pagine: 183
Prezzo: €15,00

Ottiero Ottieri è stato uno degli scrittori più complessi del secondo Novecento italiano. Fu uno dei primi ad affrontare con il romanzo i temi cruciali dello sviluppo selvaggio dell’industrializzazione e dell’alienazione del mondo operaio (Tempi stretti, 1957; Donnarumma all’assalto, 1959). A partire dalla metà degli anni Sessanta, Ottieri trovò nella passione per la psicologia, unita a un intenso autobiografismo, un nuovo terreno di esplorazione; con L’irrealtà quotidiana (1966), saggio romanzesco sulla “malattia morale”, ottenne il premio Viareggio.

All’insegna del viaggio nei meandri di una psiche lacerata furono anche il suo esordio poetico (Il pensiero perverso, 1971) e Il campo di concentrazione (1972), diario di un lungo ricovero per una grave depressione. Punto d’arrivo della sua scrittura è l’originale unione di prose e versi de Il poema osceno (1996).

Grazie a Interno Poesia dopo mezzo secolo viene ripubblicato Il pensiero perverso.

Edoardo Albinati nella postfazione si chiede se Ottiero Ottieri è un caso clinico o un caso letterario.

Rileggendo oggi il suo potente libro d’esordio possiamo dire sicuramente entrambi.

Dalla depressione, definita dallo stesso Ottieri come una profonda sonda dell’esistenza, nasce il pensiero perverso, una forma ossessiva di raccontarsi, lacerandosi dentro fino alla consumazione. Per Ottieri è importante l’attività dello scrivere, riversare sulla pagine le parole inquiete che lo turbano, lo divorano fino a farlo diventare inquieto.

«Cerca di scrivere del pensiero ossessivo nel pochissimo tempo / lasciatogli libero dal pensiero ossessivo» questo è l’incipit de Il pensiero perverso, un viaggio nel pensiero ossessivo di Ottieri che con una scrittura incalzante non concede tregua ai suoi demoni.

Il libro è un lungo conversare di Ottieri con la sua coscienza e non filtra mai un barlume in questo dialogo.

«Il pensiero perverso non ha tempo da perdere, / perde tutto il tempo nel mondo, / mira stranito il produttore di merci, / d’opere di “pensieri”, di spassi, / chi è costui che al mattino si leva, / si lava / commette, annette, attende / con normoforia l’imprevedibile vita? / Accetta il discontinuo del mondo, / tollera!».

Ottieri sempre coltivando l’arte del dubbio scava nel suo pensiero in cerca delle ossessioni. Attraverso la poesia si cerca e cerca dando al suo discorso sempre un andamento ipnotico e maniacale.

«L’accanimento della parola – scrive ancora Albinati – dà un senso ebbro di onnipotenza, che di continuo ricadrà su se stesso come una vela flaccida, gonfiata dal vento del dubbio e poi afflosciata dalla certezza ironica».

Ottieri scrive ne Il pensiero perverso: «Quando la depressione incupa / sotto il livello dell’esistenza / e l’agitazione sbatte le vele / non c’è Serenase che tenga».

Proprio in quel momento arriva la poesia e gli suggerisce di scrivere del pensiero perverso che sostituisce l’irrealtà.

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