Grandi riflessi – Ėmile Zola: Thérèse Raquin

Ėmile Zola

Titolo: Thérèse Raquin

Autore: Ėmile Zola

Anno di pubblicazione: 1867

Edizione usata per la recensione: Garzanti, 2007

(Recensione a cura di Emanuela Gervasini)

Il 1867 è un anno importante per Ėmile Zola. L’autore, non ancora famoso, pubblica un saggio sul pittore Manet escluso dal Salone ufficiale dell’arte, un feuilleton intrigante, Les Mystères de Marseille, una novella, Un mariage d’amour  e un romanzo, Thérèse Raquin.

Thérèse , la protagonista, sposa il cugino Camille.  Il ménage coniugale trascorre nella merceria di Pont-Neuf. Laurent, amico d’infanzia di Camille, si introduce nella vita  familiare e decide di sedurre Thérèse che cede al gioco amoroso di Laurent. I due amanti decidono di sbarazzarsi di Camille che muore  per annegamento. Laurent tradisce Thérèse  che, tuttavia, pensa al loro matrimonio. Laurent, intanto, continua ad avere allucinazioni. Il fantasma di Camille riappare ostinatamente nella sua mente e sembra frapporsi tra i due che ormai  sono marito e moglie. Laurent lascia il lavoro da impiegato e si dedica alla pittura. Tutti i ritratti che dipinge assomigliano a Camille. La madre di Camille, Mme Raquin, comprende che Thérèse e Laurent sono gli artefici dell’omicidio del figlio. Colpita da paralisi, Mme Raquin, non potendo più parlare, fallisce nel tentativo di denunciare i colpevoli. Intanto, il rapporto tra Laurent e Thérèse diventa sempre più difficile, trasformandosi in teatro di violenti litigi che li porterà all’epilogo fatale.

Thérèse Raquin, come tutti i successi letterari, è un testo ambiguo. Da un lato, possiamo considerarlo come un romanzo realista, ambientato nella Parigi del Secondo Impero, dall’altro lo si può ritenere un testo fantastico, allucinato in cui il morto coglie di sorpresa il vivo, l’inconscio si impadronisce del conscio. Dal punto di vista formale, il romanzo ha più del racconto, data la brevità, e risente dell’influsso del teatro classico, per via delle tre unità e del parossismo di passioni. Thérèse Raquin rappresenta l’intrigo di quattro tematiche fondamentali, che si ritroveranno nella vasta produzione di Zola, e che saranno quella relativa al corpo, alla bestia umana, al meccanicismo e allo sguardo.

Il corpo umano è relativo all’influsso della fisiologia sulla psicologia dei personaggi, come al tempo di Aristotele in cui l’equilibrio di umori come il sangue, la bile o la linfa vitale influenzavano il temperamento più che la psicologia dei personaggi. Di tale sistema, in cui la fisiologia determina il temperamento, si serve Zola per costruire il suo sistema di personaggi: a Thérèse attribuisce i nervi, quindi la nevrosi, à Laurent il sangue, quindi il carattere sanguigno, a Camille la linfa. C’è la volontà di rompere con il romanzo d’analisi psicologica che aveva caratterizzato la produzione romantica da Benjamin Constant a Stendhal. Nella prefazione della seconda edizione del romanzo, Zola scrive di aver voluto studiare i temperamenti e non i caratteri dei suoi personaggi. Tutto ciò permette all’autore di costruire un intrigo, attraverso l’alternanza di equilibrio e di squilibrio o attraverso la contaminazione di un temperamento con un altro (Laurent, il sanguigno, diventa nevrotico, dunque artista). Il termine nevrosi – pensiamo  allo sviluppo della psichiatria nella seconda parte del XIX secolo in Francia – iscrive Zola in una corrente di pensiero a lui coevo che ruota attorno a nomi  del calibro di Flaubert, dei fratelli Goncourt, senza dimenticare Taine con  la riduzione della realtà psicologica ad una realtà materiale e meccanicistica. Si pensi al concetto ereditarietà o trasmissione di una tara da una generazione all’altra che caratterizza Thérèse e che sarà ripresa in modo più sistematico nell’opera omnia di Zola Les Rougon-Macquart. Il fantasma di Camille, le revenant,  sarà sostituito nei Rougon dalla trasmissione dei geni familiari.

La seconda tematica di Thérèse è quella della bestia umana,  il titolo di un altro romanzo di Zola,  La bête humaine , che mette in risalto l’aspetto istintivo e relativo all’inconscio della protagonista nella relazione con Camille e Laurent. La terza tematica è quella dell’uomo senza temperamento, colui che agisce meccanicamente, come spinto da una forza fisica contro cui non vi è antidoto, per utilizzare un termine ricorrente nella descrizione dei gesti dei personaggi. La quarta tematica è quella degli sguardi muti che si incrociano, si evitano e si ipnotizzano a vicenda.

Lo stile di Zola è uno stile essenziale, clinico. Esso riproduce lo sguardo analitico dello scienziato che studia le sue cavie dopo averle collocate in un ambiente predeterminato. Come lo scienziato, lo scrittore formula delle ipotesi e, dopo un periodo di attenta osservazione, arriva a delle conclusioni scientifiche (vedere Le Roman Expérimental). Tutte le azioni dei protagonisti sono determinate da un susseguirsi di avvenimenti incatenati in una logica di causa ed effetto, da cui è impossibile slegarsi, che li porterà in un vortice di non ritorno.

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