Giappone: come i bibliotecari difendono i libri e i loro autori

muramuraIl comitato dei bibliotecari giapponesi si è riunito per protestare contro il “Kobe Shimbun”, il giornale liberale pubblicato nella città di Kobe, per aver riportato le abitudini di lettura giovanili di Haruki Murakami, voce di primo piano della letteratura contemporanea giapponese. Il giornale di Kobe, carpendo le informazioni dai registi della biblioteca dell’omonima città, dove l’autore è nato, ha rivelato tutto sulla formazione Murakami: oltre ad aver studiato la letteratura inglese e americana, negli anni della giovinezza si è dedicato anche a quella francese, studiando l’intera opera di Joseph Kessel. E pure che, una volta presi in prestito, il giovane Murakami i libri faticava a restituirli, risultando più volte debitore. Il comitato dei bibliotecari, forse anche per difendersi dall’accusa di aver facilitato la fuga di informazioni, ha fortemente stigmatizzato il comportamento di “Kobe Shimbun”, qualificandolo come lesivo della privacy al pari della condivisione pubblica della cronologia di navigazione del computer di un privato cittadino.
Un altro caso, con protagonista sempre il famoso autore giapponese, mette in luce l’istinto di protezione prettamente nipponico nei confronti dei propri libri e relativi autori: la catena di librerie Kinokuniya, solo pochi mesi fa, si battè strenuamente per comprare il 90% della prima tiratura della raccolta di saggi di Murakami “Novelist as a vocation”, 90 mila delle 100 mila copie stampate. Obiettivo dell’operazione è stato cercare di contrastare la crescente posizione dominante che gli store online, come Amazon, hanno sviluppato nei confronti del mercato librario, limitando fisicamente il loro accesso all’acquisizione delle copie cartacee dell’opera.

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