Data di pubbl.: 2025
Pagine: 64
Prezzo: € 12,00
Praticare la religione delle parole, ecco il compito della poesia. È quello che fa Flavia Todisco in Freme, un libro in versi che ragiona sul tema della perdita, che scava nelle ragioni inspiegabili e misteriose del dolore.
La poetessa è assillata da una sola domanda: «quale trama tesse il dolore?».
Ed è proprio quando la parola svapora e svanisce davanti alla morsa del dolore che stringe nella morsa la vita, arriva con la sua forza la poesia che è il viatico di un attraversamento.
Fare esperienza del dolore, attraversare la conseguenza della perdita, annotare sul taccuino dell’esperienza in uno stato di vigilanza tutte le varianti del soffrire.
Todisco in forma di diario si affida alla poesia non per esorcizzare ma per guardare in faccia senza abbassare mai lo sguardo il dolore che entra nelle vite di ognuno di noi senza chiedere mai permesso.
«Io che venero / la parola in ogni sua forma / vivo estatica / in questi gesti minuti».
Freme è il diario di una voce poetica che racconta l’esperienza della perdita degli affetti.
Al cospetto del vuoto che lascia una perdita con il suo carico di dolore gli occhi e l’anima di Flavia Todisco vegliano nella notte, si lascia andare ai suoi pensieri e nella sua scrittura ogni sillaba sanguina, perché il dolore non va accarezzato, ma va pronunciato nell’accadere del suo schianto.
Corpi morti, amori spezzati da morte prematura, tutto è raccontato con «la parola importuna / poco opportuna / la parola che scava / e a volte ferisce, / ti strappa le carni / frantuma le ossa / ti lascia mera carcassa».
Fabrizio De André, in Disamistade, si domanda se deve esserci un modo per vivere senza dolore. Ma davanti all’assurdità della violenza è vana la speranza di trovare quella strada.
La vita e il tempo scorrono e l’amara realtà ci fa fare i conti con la presenza inevitabile del dolore e della perdita.
Anche Flavia Todisco si pone la stessa domanda del cantautore genovese. Nessuna risposta. Davanti a questo buco nero non ci resta altro da fare che praticare con la poesia la religione delle parole.

