Data di pubbl.: 2026
Pagine: 63
Prezzo: € 12,00
Arrendersi ai nomi è il modo migliore per scrivere poesia. Constatare la resa dei nomi, come fa Claudia Di Palma, significa venire in contatto con l’arte del nominare che è la maniera di chiamare le cose con il proprio nome.
Con La resa dei nomi la poetessa salentina prosegue nel suo cammino verso la poesia onesta.
Dopo Altissima miseria e Atti di nascita Di Palma si interroga sulle parole, o meglio sul senso della parola poetica scavando fino in fondo nel cuore del nome, che con tutte le sue insufficienze resta l’avamposto dal quale resistere per difendere e inventare una lingua.
«La resa dei nomi è, – scrive Guido Celli nella postfazione – almeno così ci sembra, un’opera sulla superpotente impotenza del linguaggio (che solo la poesia sa abitare e confliggere al medesimo momento), un’abissale e acuta indagine su quanto la cartografia invisibile e ipermateriale del nominare, sappia esigere, assomigliandoli il mondo».
Claudia Di Palma è una carne sola con la parola (ferite comprese) e il suo poetare non sta in rapporto al tempo, quanto a una dimensione universale.
Ne La resa dei nomi ogni parola, anche la più piccola, cerca nuovi nessi, vuole giungere alla lingua.
In ogni parola c’è un nome, da qui nasce la poesia che cerca una lingua intera.
«Pronunciarti è perderti, ancora / una volta ancora / una volta abitarti per poco. / Parola, sei casa e trasloco. / O forse sono io / la pagina che metti in disordine, / io cucina, bagno, camera / da letto dove mangi, evacui, dormi. / Esci senza chiudere a chiave».
Nella poesia di Claudia Di Palma la parola irrompe sulla pagina senza nessuna teatralità e attraverso la mappatura del nome fa la sua parte fino in fondo.
«Chiamiamo le cose con il loro nome. / Ma i nomi che diamo alle cose / ci restano addosso appiccicati», questo è il compito del poeta che i nomi pronunciati deve sentirseli addosso mentre si fa carico del peso e della struttura della lingua, chiedendosi in questo interrogarsi se siamo ancora vivi e fino a quando lo saremo.
La resa dei nomi è un’opera complessa, irrisolta e aperta sull’importanza del nome e sulle sue innumerevoli fragilità che però ci dicono che la poesia non è qualcosa che si può dire in un altro modo, e trova la sua voce nell’atto del nominare che diventa lingua.
Il nome per Claudia Di Palma prevede punti di domanda e nessuna risposta, il nome che chiede un ascolto proporzionato al grido: «Se potesse cogliere / ogni parola nella sua interezza / e rispondere, prestare soccorso, / allora vi sarebbe salvezza / per la voce?».
Ecco la domanda più difficile alla quale rispondere: il poeta ogni giorno assiste alla resa dei nomi, tentando disperatamente una nudità impossibile.

