Data di pubbl.: 2026
Pagine: 192
Prezzo: € 18,00
Viviamo in un’epoca di fantasiose – e pericolose – truffe telematiche alle quali capita sia difficile sfuggire perché non sempre si è presenti a se stessi. Ricevere un SMS di richiesta di soldi dal figlio o dal nipote al quale hanno rubato il telefonino e che ci contatta dal cellulare di un passante; venire informati dai carabinieri che la nostra carta d’identità è stata clonata da una sedicente banda di albanesi – cambia la nazione, ma non la sostanza -. Noi controlliamo, la carta d’identità è dove dev’essere e l’immediata richiesta è che dobbiamo spedirne via whatsapp la foto che lo prova – non fatelo! -; leggere la mail dell’amica/o in viaggio all’estero ai quali hanno rubato il portafoglio e chiedono un accredito su di un conto corrente. Ma è proprio vero che ogni epoca ha le sue truffe ben congegnate e, naturalmente, legate ai mezzi di comunicazione disponibili in quel particolare periodo storico.
Proprio questo ci racconta in questo divertentissimo saggio Carmine Di Benedetto spaziando dall’Assiria del 1800 a.C. fino agli anni ‘90 del secolo scorso quando, con l’avvento del telefax, iniziarono le famose truffe nigeriane:
“Tutti hanno lo stesso problema: dispongono di una fortuna colossale – quaranta, sessanta, forse anche cento milioni di dollari – ma per ragioni burocratiche oscure e inspiegabili hanno bisogno proprio del vostro conto corrente per trasferire i fondi fuori dal Paese.” (p. 7)
Per non parlare della vendita di monumenti celebri al pollo di turno, come fa Totò in un celebre film con la Fontana di Trevi, o del Ponte di Brooklyn da parte del famigerato George C. Parker, o della Tour Eiffel ad opera di Victor Lusting – ci riuscì per ben due volte! C’è poi la celebre storia del falsario olandese che ingannò i nazisti con la sua straordinaria abilità di dipingere come Vermeer e far credere originali i suoi quadri incassando cifre astronomiche. Ci sono le frodi assicurative nell’antica Roma, finti legati pontifici fra Spagna e Portogallo, finti avvocati esperti nella legge e nel cambiarsi il nome, finti sultani che vivono a credito millantando ricchezze inaudite, faccendieri che aprono ambasciate in Svizzera per paesi africani emergenti e si fanno versare ingenti somme dalle banche. Nel Medio Oriente islamico pare che l’arte dell’inganno fosse florida, come testimonia un sorprendente volume della prima metà del XIII secolo Il libro dei ciarlatani di cui l’autore riporta due esilaranti storielle.
Insomma, ce n’è per tutti i gusti e, viene da dire, per tutte le tasche, incluso un finale ‘decalogo del truffatore’ a riprova che nei secoli questa professione non ha mai smesso di esistere e prosperare e, soprattutto, di trovare un gran numero di creduloni. E questo lo diciamo senza ritenerci superiori perché, con il mutare dei tempi, mutano le forme di questa antica astuzia e, come si diceva all’inizio, non sempre è facile riconoscerle e non soccombere.
Libro piacevolissimo, scritto in modo scorrevole e ricco di una verve divulgativa che sovente manca ad altri saggi o manuali di questo tipo, spiace finirlo, anche perché l’idea di essere scampati a tutte le truffe narrate è consolante e rafforza la nostra autostima. Mai abbassare la guardia, però!



