A tu per tu con… Sveva Casati Modignani

Sveva Casati Modignani è una delle firme più amate della narrativa contemporanea. Autrice di romanzi che indagano i sentimenti, i rapporti famigliari, l’amicizia e l’amore, si cimenta nella sua ultima opera, Una moglie magica (Sperling & Kupfer), con il tema della violenza ai danni delle donne.

Nel suo ultimo romanzo ha deciso di affrontare per la prima volta il tema della violenza sulle donne. Come mai questa decisione?

È un tema che purtroppo da qualche anno si ripropone in maniera sempre più drammatica. Per uno scrittore che non vive distaccato dal mondo sono cose che si notano nella realtà e quindi è quasi un obbligo verso gli altri, prima che verso se stessi, scegliere di parlarne.

Secondo lei, nel nostro Paese donne e uomini hanno parità?

No, ed è una realtà sotto gli occhi di tutti. Pensiamo per esempio al termine quote rosa, per me è una cosa inconcepibile e vergognosa. Sembra che parliamo di animali o oggetti.

Ma è un problema italiano o della nostra società globale?

Non ho esperienza di altri Paesi. Credo che in Italia la discriminazione per le donne sia molto pesante.

Tornando a Magia, come mai donne belle e intelligenti come la protagonista Magia accettano per anni senza ribellarsi le angherie del proprio compagno?

Le ragioni sono tante e non è semplice spiegarlo. Diciamo subito che nove volte su dieci il violento è un uomo affascinante – quello da cui meno ci si premunisce – quindi si presenta nel modo migliore. Lei è una ragazza nata in un villaggio di montagna che sogna un mondo di viaggi, paesaggi esotici e meraviglie, e un giorno incontra un uomo bellissimo che le promette quello che lei desidera e la fa cadere nella sua rete. Se lei fosse meno presa capirebbe fin da subito i primi segnali di pericolo. Lui le crea il vuoto intorno: la allontana dalla famiglia e dagli amici, le proibisce di lavorare costringendola a fare i mestieri da casalinga, mal tollera che lei si veda con altri che non sia lui, non sopporta che lei abbia voluto dei figli ed è geloso delle sue attenzioni nei loro confronti, insomma la “costringe” psicologicamente a seguire il suo volere in tutto e per tutto. Esiste solo lui. È un malessere che distrugge la protagonista lentamente, la fa dubitare delle proprie convinzioni e dei propri sogni. Se prima Magia era una ragazza solare e piena di vita, pian piano si spegne e poi giunge il momento in cui lei ha fatto il pieno di questa sudditanza e ha una prima reazione con la conseguenza dell’immediata violenza fisica da parte dell’uomo.

Ma in tutto questo, dova sta la paura del violento?

La paura è nel fatto di perdere il proprio oggetto. La donna è come un oggetto e, nel momento in cui perde il controllo sull’oggetto e incontra un minimo di resistenza, l’uomo perde il lume della ragione e cede alla violenza. Nella storia, Pinazzi recupera per un istante il senno e si ferma dall’atto di strozzarla, per poi mettersi a piangere e scusarsi, un grande segnale di debolezza. Magia lo sa che questo potrà diventare un uxoricidio ma, se lei lo denunciasse e lui andasse in galera, lui, una volta uscito, la ammazzerebbe.

Secondo lei, perchè c’è questo rimorso per le azioni violente compiute verso la donna da chi pare profondamente convinto del proprio agire?

Perché questi uomini si comportano così: prima uccidono e poi si chiedono “cosa ho fatto?!”. La situazione è tale che questi individui hanno paura del confronto e sanno solo menare le mani. Una donna non ha via di uscita da questi disperati. Molte donne tentano la via della fuga coi loro figli e cercano ospitalità in case protette, ma è giusto che siano loro a finire in isolamento?

Se dovesse definire il Pinazzi con pochi aggettivi, come lo definirebbe?

Se Magia fosse grande e grossa quanto lui non la picchierebbe. Lui è infantile e la considera come un giocattolo da strapazzare e sbattere di qua e di là.

Cosa permette a Magia di uscire da questa situazione dolorosa?

Gesù Bambino.

Ho letto in una sua intervista che, in genere, quando scrive si diverte. Cosa  ha provato nella stesura di questo romanzo?

Dolore. Ho provato molto dolore e sono stata per un paio di volte sul punto di lasciar perdere questa storia. Il finale, poi, è crudele e agghiacciante, ma dovevo arrivarci.

A chi consiglierebbe la lettura di questo romanzo?

Alle donne, ma anche agli uomini, in modo che essi si specchino nel Pinazzi per vedere quanto, al pari di lui, sono spregevoli.

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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