A tu per tu con…Silvia Avallone

Silvia Avallone, dopo il grande successo ottenuto con Acciaio, un bestseller targato Rizzoli, ha presentato ieri in anteprima a Milano, presso la sede del Corriere della Sera, il suo nuovo romanzo “Marina Bellezza” da oggi in tutte le librerie.

Acciaio parlava di periferie in cui si fa fatica a crescere, di sentimenti e valori difficili da trovare e di adolescenti in cerca di identità. Un romanzo dai tanti interrogativi, che metteva in luce la situazione di una classe operaia in Italia, che seppure in via di estinzione, vive un disagio e una mancanza di prospettive.

<<Quando ho scritto “Acciaio” era il 2009 e il nostro era un altro Paese, in cui continuavano a dirci che stavamo bene, che era tutto a posto. In quel caso volevo raccontare un mondo dimenticato dai media. Con “Marina Bellezza” c’è la reazione: volevo trovare una nuova energia >>.

La Avallone è brillante e comunica con entusiasmo la grande quantità di messaggi presenti nel libro e incarnati in personaggi che nelle parole, nei gesti e negli occhi della scrittrice  diventano quasi esseri in carne ed ossa, protagonisti di questi anni difficili.

Il primo capitolo si intitola  Far West ed esprime l’atmosfera e assieme la sfida di questo romanzo: pianure con casali diroccati, industrie dismesse, distese di prati, che diventano il simbolo di una sconfitta, di un ritorno e del bisogno di una rinascita, lottando come nuovi pionieri in cassa propria. <<Amo moltissimo la letteratura americana, che è in gran parte ambientata nella provincia, ma rispetto a noi loro hanno spazi immensi. Sono andata ad immergermi in questi spazi perché volevo questo tipo di metafora: per me non è un posto stretto la provincia, ha un’attrattiva>>. 

Una delle tematiche del romanzo è infatti l’atteggiamento di fronte alla crisi, a cui Silvia Avallone ribadisce con forza di volersi ribellare: basta con questi messaggi negativi e disfattisti. <<L’Italia è un piccolo paese con risorse immense. Mi sembra impossibile che sia così difficile ripartire. Sono molte le generazioni che hanno dovuto ricominciare, la nostra è una di queste. Pieni di speranza, di desiderio di aggredire la vita siamo partiti per le città con la promessa dopo lo studio di un lavoro sicuro e siamo tornati a mani vuote oppure ci siamo reinventati emigranti>>.

Marina e Andrea sono personaggi che in modo totalmente diverso, antitetico, reagiscono a questa situazione.

<<Andrea è un eroe perché tante crepe non le aggiusta: accetta le difficoltà e fa i conti con quello che gli fa male. Con lui volevo evitare l’istinto della fuga: decide infatti di vivere in provincia, in una valle ormai quasi abbandonata. Si allontana dai miti degli anni Ottanta, che per questa generazione sono crollati e cerca una propria personale felicità>>

È più difficile la partenza o il ritorno?

<<Sono entrambe sconfitte volendo, in un caso perché lasci la tua terra a se stessa, nell’altro perché torni con un sogno infranto. La vittoria è accettare questa difficoltà, questo dolore e vivere le proprie scelte>>

Il titolo del libro, alla maniera ottocentesca, riprende nome e cognome della protagonista, che l’autrice descrive come un personaggio grande e difficile, con un mistero sfuggente, un po’ Lolita e un po’ Madame Bovary. <<In lei ho mescolato delle caratteristiche che ritrovo in cantanti come Rihanna o Britney Spears, dalla grande grinta ed energia e quelle di una ragazzetta di provincia che avesse una storia come tante, con una famiglia che è la prima ad averti tradito,  diversa da come avrebbe dovuto essere. È un tradimento della vita, che non ti dà mai tutto ciò che desideri. Al contrario di Andrea lei è la personificazione dell’agonismo e il nome (che le deriva dal poeta Dario Bellezza)  è un manifesto:  la bellezza è scomoda, è un potere immeritato.  E lei è bellissima, prorompente, ma anche antipatica: è convinta di voler emergere, desidera il successo ed è sicura che vincendo Sanremo risolverà i suoi problemi. In questo senso lei sì fallisce, perché non è questa la risposta”.

Ma l’aspetto più nuovo e curioso del romanzo appare essere una nuova visione dell’amore, in decisa contrapposizione con la rappresentazione di questo sentimento negli ultimi anni.

<<In questo libro c’è una grande storia d’amore. Ho captato nelle generazioni precedenti molta libertà nei rapporti, invece nella mia una voglia comunque di trovare nella coppia un punto fermo mentre tutto ci crolla addosso. Mi ha ricordato l’amore di altri tempi, quello dei nonni. Volevo che nella mia storia ci fosse l’amore come scelta:  finiamola di consumare tutto, prendiamoci cura di chi ci sta attorno. C’è una sfida che ci riguarda tutti: quella di resistere riprendere le macerie e ricostruire il nostro mondo, una sorta di nuovo mito della fondazione>>.

Silvia Avallone dice che in fondo i romanzi rappresentano davvero la realtà e danno la possibilità di entrare nei pensieri e nei valori di un personaggio sia come autore sia come lettore, di conoscerli profondamente senza giudicarli. E bello è vederla mentre con grande spontaneità non riesce a trattenere l’emozione e quasi lo stupore di sapere che il suo romanzo sarà in tutte le librerie proprio oggi. La parola ai lettori. 

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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  • Roberto

    L ‘ articolo mi piace, incuriosisce ad avvicinarsi al libro, soprattutto per le idee che sicuramente contiene e che siamo spinti a cercare nella storia e nei personaggi. Emerge prepotente inoltre una delle idee principali riguardo la storia d’ amore del libro…..FINIAMOLA DI CONSUMARE TUTTO…..

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