Senzatitolo – Federico Lotito

Titolo: Senzatitolo
Data di pubbl.: 2026
Pagine: 99
Prezzo: € 10,00

Come nasce la poesia? Qual è il suo compito? Queste due domande me le sono poste dopo aver letto Senzatitolo, il nuovo libro di Federico Lotito.

Ovviamente le risposte non sono facili da trovare ma senza dubbio la poesia è una scatola che va sempre aperta e frugando al suo interno ci troviamo infiniti modi di stare al mondo.

Federico Lotito la scatola della poesia l’ha aperta con Senzatitolo dal lato giusto, quello dell’accadere che sta nel disincanto delle cose.

Il poeta è immanente, gli interessa il qui e ora, quello che conta è scrivere per attraversare la realtà e mostrarla con tutte le sue crepe che si formano sul muro della vita.

La poesia di Lotito cerca parole oneste per il senso del viaggio, scava nelle ferite dell’insensatezza che ogni giorno ci mette alla prova nel duro cammino dell’esistenza.

Il poeta è consapevole che «un giorno dopo l’altro la buca si scaverà / sempre più profonda di quanto alti eravamo già».

Senzatitolo è un viaggio nella lunga notte del mestiere di vivere dove non c’è spazio per nessuna illusione: «nulla ha più senso tutto è decomposto / in inutili parole a vanvera».

Nel pessimismo lucido della consapevolezza la poesia di Federico Lotito è uno sguardo vigile concepito a occhi aperti sullo sfacelo del mondo con cui abbiamo il dovere di schiantarci.

Questo non è più il tempo di raccontarsi bugie, di sciupare in illusioni chimeriche parole sulla vita e sulla morte, in tutto questo niente la catastrofe avanza con l’intento di giudicare la nostra miserabile vigliaccheria.

In Senzatitolo la poesia non è un luogo di salvezza in essa non c’è nessuna risposta religiosa o filosofica.

Per Lotito la poesia nasce dall’assenza di ogni tipo di certezza e scrivere è il modo per non abituarsi, per suonare l’allarme e riconoscere i segnali che stanno rendendo ruvido questo nostro umano sull’orlo del precipizio.

«avanziamo verso il baratro / con le braccia spalancate all’ingordigia / consumiamo il più efferato dei delitti»; «sepolti dalle rovine di questo presente / contiamo il misero bottino quotidiano».

Davanti alla deriva del tempo che scivola lungo un fiume morto, mentre i minuti pesano, i respiri sono debito, i sorrisi sono falsi, gli sguardi vuoti, il poeta non deve offrire consolazioni, né costruire sistemi di senso. Il suo compito è quello di riempire il caos, non rinunciare all’urgenza di nominare lo schianto. Quello che realmente conta è testimoniare facendosi custode delle solitudini, perché, come giustamente osserva Lotito in una poesia del libro, inseguiamo e inseguiremo sempre un vuoto da colmare.

La poesia onesta come questa di Federico Lotito nasce da un atto di resistenza e diventa resistenza radicale in cui non c’è spazio per nessuna preghiera, perché davanti a questo futuro che non sa di niente abbiamo più che mai bisogno di un pensiero radicale, di uno schianto di nervi, di una sveglia che sia capace di allertare uno stato di vigilanza.

Di questo c’è bisogno davanti allo smarrimento epocale che stiamo vivendo. E soprattutto si avverte la necessità di una poesia che sappia entrare con inclemenza nel dettaglio di questo sfacelo, proprio come ha fatto Lotito nelle pagine oneste e radicali di Senzatitolo.

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