OLTRE LA PENNA di… Alex Corlazzoli

 

Volevo fare il missionario, sono finito a fare il maestro. A cullare il mio sogno di finire in Africa era stata la maestra Teresa. Per tutto il ciclo della scuola elementare mi aveva parlato del Mozambico. Non avevo idea di dove fosse questo posto ma ogni volta che citava questo nome la mia mente correva alla colonna sonora del film “The Mission” che non so come, avevo ascoltato più volte. A casa mia non c’era nemmeno l’atlante. Tutto ciò che sapevo del Mozambico era grazie ai racconti che la maestra faceva del nipote missionario in quella terra. Non c’erano lavagne multimediali o luminose per mostrarmi le immagini dell’Africa. Ci pensava Teresa a descrivere quella terra. Lo faceva grazie alla parola, alla sua capacità di stare in classe, di comunicare con noi bambini portandoci in viaggio, stando seduti in classe. Fuori dalla finestra c’era la fitta nebbia, vedevo solo a malapena il campanile senza punta del mio paese e sentivo in lontananza il chiacchiericcio ovattato delle anziane al mercato. Ma di là dalla siepe per me c’era il Mozambico. Eccolo il compito del maestro: farti viaggiare. Se devo immaginare la scuola mi piace vederla come una barca, un veliero. A bordo tutti sono essenziali: c’è il capitano, ci sono i marinai, lo skipper. Ognuno ha la sua responsabilità quando si tratta di attraversare il mare. La barca non può restare in porto. E’ stata costruita per partire. E’ così anche in una classe: chi insegna non può restare ancorato, deve correre il rischio di viaggiare, di portare i suoi alunni in giro per il mondo. Lo può fare quando si trova a parlare dei babilonesi o spiegando la Puglia, ascoltando musiche provenienti dal mondo arabo o indiano o correndo per le strade della campagna. In questo drammatico momento per il nostro Paese, abbiamo il compito di prender per mano i nostri ragazzi e guidarli in un viaggio che li conduca in quella canonica di Barbiana; a scalare Monte Sole per arrivare in cima dove i nostri partigiani ci hanno difeso; a percorrere quei cento passi che separavano la casa di Peppino Impastato da quella di Tano Badalamenti.

A farci viaggiare sulla barca di questa scuola italiana sono arrivati anche marinai e skipper del resto del mondo: solo quest’anno sul veliero dell’istruzione ci saranno 736 mila studenti con cittadinanza non italiana. Sono ucraini, indiani, africani, peruviani, cileni che possono raccontarci dei loro Paesi, delle loro tradizioni e farci viaggiare in mondi che non conosciamo. Grazie a loro qualcuno tra qualcuno anno avrà il desiderio di partire per Bombay o Nairobi.

E’ la vocazione all’altro che il maestro deve insegnare. Non c’è una materia, non è nel registro e nemmeno può avere una valutazione.

Alex Corlazzoli (Crema 1975) è maestro, giornalista e scrittore. Ha operato come volontario in carcere per dieci anni e ha fondato il giornale «Uomini Liberi». Nel 2008 ha creato l’associazione L’Aquilone, che si occupa di integrazione di migranti. Ha lavorato a «La Provincia» di Cremona e scritto per le riviste «Diario della Settimana» e «Avvenimenti». Oggi collabora con «Altreconomia», «Che futuro!» e «il Fatto Quotidiano», dove tiene anche un blog. Inoltre, cura la rubrica L’intervallo su Radio Popolare. Ha scritto i libri Ragazzi di Paolo (Ega, 2002),Riprendiamoci la scuola (Altreconomia, 2011), L’eredità (Altreconomia, 2012), La scuola che resiste(Chiarelettere, 2012) e Tutti in classe (Einaudi, 2013).

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  • Giosuè Romano

    Pienamente d’accordo. Senza l’incanto, che scuola sarebbe? Come spiegarlo ai fanatici delle “carte a posto” e della “media dei voti”? Mi permetto di suggerire di visitare nella blogsfera di varesenews gli interventi sulla scuola di gianni barba. saluti e complimenti. Giosuè Romano

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