A tu per tu con… Franco Stefanoni

Ordini professionali: parliamone. Franco Stefanoni nel suo libro inchiesta “I veri intoccabili”, edito da Chiarelettere e recensito su questo sito, và in profondità. Un libro interessante che ci fa entrare in una galassia sconosciuta e distante milioni di anni luce dalla nostra quotidianità. Il resto ce lo dice l’autore stesso.

Franco Stefanoni, un libro inchiesta sugli ordini professionali. Perché?

Perché finora non ne erano stati fatti, mentre l’argomento ha diverse implicazioni d’interesse pubblico. Si tratta di una realtà tante volte evocata ma mai spiegata nei suoi meccanismi in modo organico. Ci sono la politica, le lobby, i soldi, i dinosauri delle poltrone, gli esami di Stato contestati, la deontologia che non viene rispettata, le casse previdenziali con enormi patrimoni. Tutto questo, e altro ancora, dietro la gestione di albi che per qualcuno (chi fa parte degli Ordini) sono indispensabili e per altri sono inutili o almeno riformabili. Forse un libro sul tema può aiutare a fare un po’ di chiarezza.

A chi fa comodo questa situazione?

Mantenere gli Ordini fa comodo agli eletti nei consigli locali e nazionali, ai tanti impiegati e dirigenti che ne fanno parte. Un universo che si mantiene con le quote che gli iscritti agli albi girano alle strutture. L’Italia non è certo l’unico paese ad avere un sistema ordinistico, ma da noi la massa di regole risulta tra le più alte a livello internazionale. Spesso si fa fatica a capire a che cosa servono nel concreto gli Ordini. La struttura di questi enti pubblici non economici, originata da intenti di tutela verso i cittadini sprovvisti delle conoscenze per difendersi da professionisti in posizione di potenziale abuso di potere, ha in larga parte perso per strada la propria ragion d’essere. La difesa dello status quo si giustifica oggi dicendo che l’alternativa sarebbe il far west, la concorrenza sfrenata con danni alla qualità dei servizi professionali e dunque ai cittadini. Ma evocare il disastro appare un modo per bloccare qualunque tentativo di riforma.

Secondo lei la soppressione di ogni albo porterebbe benefici?

Una teorica eliminazione degli albi sarebbe un terremoto. Va detto, però, che il punto politico non è eliminarli tutti o meno, ma tagliarne magari qualcuno minore e superato dai tempi, e per il resto provvedere con delle riforme che mettano mano, per esempio, su accesso agli albi, disciplina, prerogative professionali. La strada iperlibersista, che pure trova un certo consenso, oltre che impraticabile è poco saggia. I benefici arriverebbero intervenendo sull’efficienza degli Ordini: costi, tempi di lavoro, credibilità dei servizi, democrazia interna, utilità.

Nomi, cognomi e cifre. Molti lettori si indigneranno eppure molti dati sono noti, allora perché l’Italia non cambia?

Sotto il profilo giornalistico, il modo migliore per illustrare uno scenario è raccontare fatti e storie, eventuali distorsioni, scandali, zone d’ombra. Qualcuno protesterà, altri s’indigneranno, nella speranza che tutto ciò serva a smuovere e a svoltare. L’Italia fa fatica a cambiare, qui e in generale, perché purtroppo è un paese democraticamente azzoppato, ad alto tasso di tossicità nell’agire civile, sociale e politico. Funziona nelle professioni come accade altrove: raccomandazioni, piccoli abusi, privilegi, ingiustizie.

Nel libro lei dice che avvicinarsi a questo argomento è arduo e pericoloso. Lei che ne ha parlato ha subito qualche pressione?

Nel tempo, è capitato di affrontare diverse situazioni un po’ antipatiche, qualche volta tese. Non parlerei di pericolosità, che invece si può incontrare trattando altre materie magari confinanti.

Siamo vicini al collasso di molti sistemi “secolarizzati” secondo lei arriverà anche quello degli ordini professionali?

Non vedo all’orizzonte il collasso di questo sistema. Ancora quest’estate, una mini riforma a ritoccato alcuni punti ma nella sostanza ha ribadito lunga vita all’arcipelago ordinistico. Con il governo Monti, che pure sembrava dover incidere molto sotto il cappello delle liberalizzazioni, alla fine si è ottenuto ben poco.

Un saluto ai suoi lettori e al sito “Gli amanti dei libri”.

Ciao a tutti i lettori e al sito “Gli amanti dei libri”, grazie per l’attenzione nei confronti di tematiche sociali come quella degli Ordini e delle professioni, per loro natura magari un po’ ostiche o noiose, ma che magari possono essere raccontate in modo accattivante.

Leggi anche la recensione di “I veri intoccabili” di Franco Stefanoni

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Martino Ciano

Classe 1982, vive a Tortora, comune della provincia di Cosenza. Promesso ragioniere, lascia la partita doppia per la letteratura, la poesia, la musica e il giornalismo. Si laurea in Scienze Storiche all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente è corrispondente per l’emettente televisiva Rete 3 Digiesse. Nel 2011, l’incontro con Gli amanti dei libri, per cui cura la rubrica Amabili letture. Collabora anche con le riviste letterarie Euterpe, Satisfiction e Zona di Disagio di Nicola Vacca. Ama scrivere racconti, alcuni dei quali sono stati pubblicati su siti e riviste on-line. Tra questi, La logica del difetto è nel catalogo dalla Bla - Bookmark Literary Agency di Paolo Melissi. La sua pagina personale facebook è Dispersioni 82. AMABILI LETTURE: I libri che mi piacciono, i classici che mi hanno formato, il profumo delle parole che mi hanno riempito l’anima. Sono un lettore anarchico, che si sposta da un genere all’altro con il solo obiettivo di saziare le mie curiosità. Voglio condividere con voi le mie impressioni sulle opere che mi hanno reso un divoratore di parole. In questo spazio verrà data voce agli esordienti, agli autori dimenticati, ai poeti, ai sognatori, agli irregolari. La letteratura è arte e scrivere d’arte è il mestiere più bello del mondo.

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