A tu per tu con… Alice Di Stefano

Abbiamo incontrato Alice Di Stefano, autrice di Publisher, uno dei libri più originali e innovativi che il mercato editoriale italiano è riuscito a proporre negli ultimi anni.

Si tratta, come ricorda la stessa Alice, “della prima (credo) biografia comica romanzata (e autorizzata) o (auto)biofiction“: un testo sperimentale, divertente e istruttivo (leggine la recensione – http://www.gliamantideilibri.it/archives/32284) che racconta la vita e il carattere dell’editore Elido Fazi.

La brillante scrittura, tra aneddoti ironici e curiosità, conduce il lettore dentro la vita privata (il rapporto con “l’altro”, con gli scrittori e con la stessa Alice) e la vita lavorativa (il mondo imprevedibile della casa editrice) del protagonista costruendo, attraverso l’unione di finzione e verità, un’immagine davvero unica e inaspettata.

Le risposte che compongono l’intervista rispecchiano il carattere del libro e dell’autrice: schiette e autentiche nonché dotate di una forte personalità e di uno spiccato senso dell’ironia.

La prima domanda è scontata ma necessaria. Quando hai deciso che Publisher, storia unica nel suo genere, potesse diventare realmente un libro? 

Da che conosco Elido ho sempre preso appunti. È stato più forte di me: vedere una persona fare così tante cose, per me spesso insolite e anche curiose, mi ha subito stimolato a fissare su carta frasi, situazioni, battute. All’inizio però non c’era uno scopo preciso se non quello di riferire alle mie amiche o a mia mamma le “malefatte” compiute da Elido nei miei confronti. Il libro ho cominciato a scriverlo nel 2011 pensando però che non sarebbe uscito mai: era uno sfogo, più che altro, una sorta di consolazione dopo che mia mamma, nel frattempo, se n’era andata. Già allora, il testo non presentava una forma diaristica né si trattava di una cronaca. Era semplicemente il racconto di una storia, vista il più possibile con un’atteggiamento di estraneità rispetto ai fatti narrati. La decisione di pubblicarlo, invece, è stata di Elido. Una volta appurato che il libro aveva una sua ragion d’essere, a prescindere da noi due, voleva evidentemente che tanta applicazione confluisse in qualcosa di più concreto.

Publisher, come ricordi nei ringraziamenti, è probabilmente la prima “Biografia comica romanzata autorizzata”. Quali sono le novità e le caratteristiche di questo genere? 

Credo sia piuttosto difficile strappare il consenso a qualcuno (chiunque esso sia) per un libro imperniato direttamente sulla sua storia, le sue vicende personali, le relazioni con gli amici, deformate però in direzione umoristica. Le persone, in genere, non amano essere prese in giro, seppur bonariamente, e ci tengono a mantenere un certo decoro riguardo la loro immagine. Elido invece è molto sicuro di sé e non ha timore di mostrarsi in tutta la sua esuberanza, anche in pubblico. In questo quindi, sono stata facilitata: il suo atteggiamento fiero (che rasenta spesso la sfrontatezza) mi ha permesso di avere mano libera nel creare un personaggio che fosse ispirato totalmente alla sua figura a vantaggio di un genere nuovo, ibrido, bizzarro. Publisher infatti è un testo che, soprattutto per il tono canzonatorio, si discosta dalla classica biografia romanzata, genere già poco frequentato in Italia e ritenuto adatto per pochi casi eccezionali. I fatti qui si discostano dalla realtà soprattutto per la modalità della resa: la chiave ironica e la deformazione grottesca, quasi caricaturale, trasformano la storia in qualcosa di diverso allontanando giocosamente realtà e finzione. 

“Fazi si sente John Keats”. Questo è solo uno dei tanti punti di vista inaspettati che il libro costruisce sull’editore, delineando un’immagine spiazzante. Quali sono state le reazioni di Elido nel (ri)leggersi attraverso la tua finzione romanzesca?  

Per l’identificazione con Keats, Elido non ha fatto una piega essendo lui stesso a ritenersi la reincarnazione del poeta inglese, lui che, nel tempo, ha dedicato a Keats diversi libri e persino una biografia in puro stile anglosassone. Per la finzione romanzesca, ho cercato il più possibile di creare un personaggio, quello del Publisher, che, pur rubando l’identità e la storia a Elido, potesse vivere di vita propria come figura sui generis e quasi comica. La risata che ogni tanto è scappata proprio all’editore leggendo delle disavventure di questo suo alter ego caricaturale, una sorta di Fazi in burletta, mi ha convinta definitivamente dell’efficacia di questa trovata narrativa che fa uso della  terza persona per distanziare ancora di più le vicende narrate da quelle reali forzando così in maniera straniante i canoni dell’autofiction.

Il rapporto tra Elido e Alice è molto basata sulla “teoria del pizzicagnolo”. Puoi spiegarcela così da aiutare i lettori invischiati in una relazione complicata a risolvere i loro problemi? 

Anni fa, dopo la fine del mio matrimonio, passai un periodo piuttosto travagliato a livello sentimentale. Storie, storielle, amicizie, flirt, mi davano una sensazione di estrema libertà ma anche un senso di smarrimento. Una volta ritrovato l’amore, quindi, e già iniziata la collaborazione lavorativa con quello che ora è il mio attuale marito, il Publisher del libro, ho pensato fosse più opportuno, dati anche i nostri caratteri e la tendenza ad essere fusionali, stare sempre insieme 24 ore su 24. La “teoria del pizzicagnolo” riguarda proprio questa formula (già collaudata in molte imprese a conduzione familiare) utile secondo me per contrastare crisi di coppia, tentazioni di sorta e dispersioni emotive varie. La compagnia “continua” infatti a volte può essere un rimedio contro il senso di solitudine che si vive persino in due; certo, non è una cura né una soluzione ai problemi d’amore ma per me, almeno per ora, è rassicurante specie rispetto al metodo alternativo (vite parallele e guinzaglio lungo). In più, stando sempre insieme si diventa quasi la stessa cosa e, nonostante quello che si pensa in genere, non ci si annoia mai, condividendo tutto nella massima trasparenza.

Quanto è difficile passare da editor a scrittrice? Si può essere editor di sé stessi? 

Passare da editor a scrittrice è facile: basta pensare ai difetti dei manoscritti che riceviamo  quotidianamente in casa editrice e prendere la penna in mano, nel tentativo (sicuramente vano) di fare meglio. Una sorta di meccanismo di difesa, quindi, che molti editor, non a caso, mettono in pratica periodicamente. Più difficile, senz’altro, è essere editor di sé stessi, difficilissimo anzi, e quasi impossibile. Io, in più, devo confessare che pur avendo ascoltato varie campane prima di andare in stampa, ben poco ho voluto cambiare rispetto al testo di partenza (già frutto, del resto, di numerose stesure alla luce delle obiezioni ricevute nel tempo), con grande disappunto di Elido che avrebbe voluto tagliare mezzo libro per una pubblicazione più snella e leggibile ai più.

Sia come autrice sia come editor (checché ne dicano i detrattori e nel rispetto delle regole di mercato) non ho mai amato modificare più di tanto l’assetto di un romanzo. La creatività di ciascuno, al di là della possibilità o meno di attecchire sul mercato, andrebbe sempre rispettata.

Per Alice Di Stefano cosa c’è all’orizzonte? Una nuova biografia comica romanzata o un libro completamente diverso? 

Un libro ce l’avrei ma forse è un po’ troppo forte, troppo hard. Per questo, forse, se proprio dovessi riprendere la penna in mano, lo farei per una nuova biografia romanzata ancora una volta “a modo mio”, cioè il più possibile dissacrante e umoristica. La formula mi piace e mi piacerebbe anche che prendesse piede come genere a sé stante, come evoluzione e variante rispetto all’autofiction magari per ritratti ironici e reciproci tra uomini e donne, mariti e mogli, editor ed editori, ecc. ecc. Solo nella mia mente, per ora, tante ne combina sempre lui, il seguito di Publisher.

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