A sud di Lampedusa – Stefano Liberti

Titolo: A sud di Lampedusa
Autore: Liberti Stefano
Casa Editrice: minimum fax, Minimum fax editore
Genere: Reportage
Pagine: 210
Prezzo: 15

 

 
In questo reportage onesto e approfondito che Stefano Liberti compie sul campo, ripercorriamo tappe e luoghi emblematici attraverso i quali si snoda l’emigrazione dall’Africa, su terra e su acqua. Conosciamo volti e persone dai passati troppo spesso simili, fatti di povertà e disagio, di viaggio e stazionamento, di deserto e distese d’acqua, di libertà e reclusione forzata. Stefano è posseduto dall’ossessione di capire le ragioni dei cosiddetti “viaggi delle disperazione”, con la volontà di penetrare nelle cause e nei meccanismi mentali alla base dell’emigrazione dall’Africa verso L’Europa.
“Quelli che vedete adesso, sono gli effetti delle vostre politiche: se smetteste di fare concorrenza sleale ai prodotti africani, se smetteste di spogliare i nostri paesi delle proprie ricchezze, se manteneste gli impegni assunti al momento della decolonizzazione, finanziando progetti di sviluppo, noi forse non partiremmo. 
Ma la verità è che voi volete che noi partiamo.”
“Perché volete andare in Europa, se l’Europa è l’origine dei vostri mali?”
“In Africa non c’è futuro”
“Non siete voi il futuro dell’Africa?”
“Quando torneremo ricchi,investiremo e daremo un futuro ai nostri paesi”
E così a Mbour, in Senegal, piccolo porto atlantico da cui partono le piroghe di clandestini dirette alle Canarie, Stefano conosce Dauda, già respinto una volta in mare, ma che non rinuncia al sogno di riuscire ad approdare in Spagna. In questo luogo scopriamo come la realtà dell’organizzazione dei viaggi sia un po’ diversa da quella presente nel nostro immaginario collettivo. I governi europei, la stampa, le organizzazioni internazionali parlano di reti mafiose che lucrano sulla traversata, di trafficanti e scafisti senza scrupoli. Dauda presenta un’altra realtà: villaggi, quartieri, gruppi che si mettono in società, fanno la colletta, comprano l’imbarcazione e tutto il necessario per il viaggio, per tentare l’avventura. Ma Mbour è anche luogo di riflessione sul “perché” di questo movimento umano:
“Gli sbarchi alle Canarie non erano che un gigantesco contrappasso, la vendetta di un’Africa saccheggiata, i cui figli si riversavano nelle terre di coloro che li saccheggiavano, quasi a esigere una forma di compensazione.”
Agadez, in Niger, ultima roccaforte strappata al deserto, è invece un crocevia terrestre di partenze e di ritorni, punto di ritrovo e snodo per chi vuole andare verso nord, nel Maghreb o in Europa. Qui Abdou racconta la sua esperienza di vita da clandestino in Libia: prima un lavoro tranquillo e ben pagato, poi l’incarcerazione coatta, poi i massacranti lavori forzati, e infine, l’espulsione dalla Libia, con un viaggio di sei giorni nel deserto su un camion dotato di poco cibo e acqua. Una volta arrivato ad Agadez, l’ennesima tragedia: si trova ancora a 300 chilometri da casa, e come può tornarvi a mani vuote?
Stefano contempla in prospettiva diacronica ogni luogo in cui approda, senza fidarsi dei luoghi comuni e delle facili soluzioni, e sviscera con il suo acuto e penetrante sguardo la sua gente, il suo folklore e le sue evidenti contraddizioni.
La scrittura giornalistica distaccata cede il posto a un io narrante già molto maturo, capace di intrappolare in espressioni piene di lirismo lo sguardo di un uomo, o il silenzio di un luogo.
E così viaggiamo lungo le tappe nigerine sahariane, a Ténéré, a Dirkou, fino a Niamey.
Giungiamo poi a Zouérat, in Mauritania, a Maghnia, in Algeria, a Oujda, a Rabat, a Tangeri, in Marocco, a Istanbul, in Turchia, fino a Lampedusa, in Italia, risalendo dalle varie sorgenti del flusso umano alle sue foci.
Leggendo A sud di Lampedusa si scopre quanto la realtà sia distante da quel poco che noi europei sappiamo sulla realtà dell’emigrazione dall’Africa. Scopriamo che Italia e Spagna pattugliano i mari inutilmente, pagano i governi del Marocco e della Libia per impedire le partenze, spendendo malamente soldi che sarebbe molto meglio investire in politiche economiche e di scambio.
La postfazione di marzo 2011, scritta dopo le “rivoluzioni” africane, completa il quadro dell’emigrazione clandestina sottolineando la parte attiva che l’Europa e in particolare l’Italia riveste nei respingimenti (illegali) dei migranti (clandestini) che arrivano via mare dall’Africa. Di fatto con l’inaugurazione della politica dei respingimenti (palese violazione del Trattato di Ginevra, che vieta di rimandare indietro potenziali richiedenti asilo in un paese terzo non sicuro), con gli appalti ad aziende italiane (in particolare la Selex, del gruppo Finmeccanica) per la militarizzazione delle frontiere meridionali dei paesi del Nordafrica, sono stati spesi 300 milioni di euro. Il tutto per frenare un misero 15% della totalità dell’immigrazione clandestina annua, visto che la maggior parte dei migranti giunge su suolo europeo ed italiano in aereo, con un visto turistico che poi lascia scadere. Con le rivoluzioni africane di questa primavera i governi europei si sono visti costretti, seppur in modo imbarazzato, a sostenere i ribelli e a tranciare questi accordi. Tutta la politica di contenimento che è stata perseguita negli anni passati è così crollata: A sud di Lampedusa, raccontando storie e non giudicando mai, è un onesto e intelligente strumento di lavoro e di studio per chi fosse intenzionato a costruire o anche solo a immaginare una nuova politica, approfittando del collasso dell’attuale sistema fondato sul blocco dei flussi migratori e delle frontiere e sulla militarizzazione del mare.
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