Ernest Hemingway – Gabriella Airaldi

Titolo: Ernest Hemingway. Una biografia tra giornalismo e politica
Data di pubbl.: 2026
Pagine: 322
Prezzo: € 18,00

«Si chiuse così la vita di un personaggio – eroe che fu insieme modello e imitazione delle sue storie. La malattia lo aveva reso fragile e tremante, magro come uno spettro, col viso incavato e dolente, ma non è questo lo Hemingway che vogliamo ricordare. A chiunque gli abbia voluto bene, a chiunque abbia amato i suoi libri, sembra giusto riproporre l’immagine standard di uno Hemingway che portava impermeabili con la cintura  un po’ troppo stretta alla Humphrey Bogart e quando voleva fare il “ duro” piegava il sorriso da una parte come Clark Gable, uno Hemingway che abbracciava forte fino a far scricchiolare le ossa e camminava col passo leggero degli ex pugili, o, come diceva lui, di discendente degli Indiani, sempre solido e protettore, pronto ad aiutare la gente da poco e stare alla larga dai potenti».

Con queste parole Ferdinanda Pivano ricorda il grande scrittore americano, cui fu legata da un profondo sodalizio amicale e professionale, in Hemingway, la bellissima biografia appassionata, pubblicata da Rusconi nel 1985 e che oggi sarebbe il caso di ripubblicare.

Ernest Hemingway, lo scrittore – mito del Novecento, il romanziere che con la sua prosa tersa ha rinnovato la narrativa e imposto il proprio stile: di uomo forte, bevitore, coraggioso sui campi di battaglia e nella caccia grossa.

Lo scrittore che nei suoi libri sa come fare sanguinare le parole: fuori dal tempo la sua prosa stellante e inimitabile, i due dialoghi dove le parole cadono come gocce di perle col peso di glabre verità inconfutabili, le sue innovazioni stilistiche e contenutistiche, il suo modo di narrare con un’aderenza alla realtà che veniva dall’ansia di abolire le sovrastrutture.

Anthony Burgess in Hemingway, libro uscito da Editoriale Nuova nel 1983, scrive che il grande merito di Ernest Hemingway è stato quello di sgombrare il romanzo da tutto quel decorativismo fiacco, compiacimenti letterari e comoda ipocrisia che ne rappresentavano l’eredità all’inizio del ventesimo secolo.

La sua prosa tersa ha insegnato a coinvolgere la vita nella letteratura, soltanto così l’esistenza po’ essere raccontata e narrata.

Soltanto così per lo scrittore americano la vita è un’opportunità da cogliere. Il suo obiettivo è stato sempre quello di mettere su carta quello che ha visto e sentito nel modo più semplice possibile.

La vita di Hemingway vale sempre la pena di essere raccontata.  Da Arcadia Edizioni esce Hemingway. Una biografia tra giornalismo e politica, un libro scritto da Gabriella Airaldi. Come ci dice la stessa autrice, questo libro non è una biografia di Ernest Hemingway, è un libro scritto sulla base di documenti storici che raccontano la vicenda di un personaggio che ha fatto storia sia nell’impegno politico che nella letteratura, abbracciando come vocazione la professione del giornalismo.

«È attraverso il giornalismo, –scrive Airaldi – dunque, che passa la formazione di quest’uomo così particolare, così rapace di esperienze; con l’inesauribile e sempre insoddisfatta chiave di lettura del mondo costruisce la sua identità fondata su azione e scrittura».

Il libro ricostruisce l’itinerario esistenziale dello scrittore attraverso la sua fondamentale esperienza giornalistica: dagli esordi sulle pagine del Toronto Star alla maturità.

Un itinerario che tra cronaca, storia e letteratura, conferma una precisa linea politica devota a un ostinato amore per la libertà di tutti contro ogni forma di prevaricazione dell’uomo sull’uomo.

«Non c’è niente da scrivere. Tutto quello che fai è sederti alla macchina da scrivere è sanguinare». In queste poche parole sempre aderenti alla realtà c’è tutta la filosofia dell’uomo e dello scrittore Hemingway che si preoccupava soltanto di scrivere sinceramente, e non si faceva domande sul corso del destino delle cose.

È decisiva l’influenza di Hemingway sull’arte della scrittura e della letteratura di tutti i tempi.

Hemingway è un’icona letteraria del Novecento e ancora oggi resta uno scrittore simbolo con il suo coraggio di raccontare senza timore ciò che ha vissuto in prima persona, rompendo con una certa tradizione. Notevole e determinante è la sua influenza sullo stile contemporaneo.

Calvino ha riconosciuto l’importanza di Hemingway e del suo stile. Raymond Carver è il più hemingwayano tra gli scrittori americani.

«Scrivi di ciò che conosci» è l’eredità che ha lasciato al mondo il grande scrittore. Un manifesto di poetica, di scrittura che abbraccia il significato dell’intera letteratura e della vita che diventa letteratura.

«Portò con sé – scrive Fernanda Pivano – il segreto del suo ultimo pensiero, spento quando la cartuccia fece saltare il cervello fino al soffitto. Era il cervello di un grande scrittore scontroso coi potenti, diffidente con gli adulatori, tenero con chi aveva bisogno di lui, generoso con tutti».

Questo era Hemingway, lo scrittore – mito che ci ha insegnato una verità fondamentale: per impegnarsi nella letteratura, bisogna prima impegnarsi nella vita.

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