Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Alice Laverda e Lamberto Santuccio
Pagine: 240
Prezzo: 18,00 euro
“L’arte dell’antiquariato consiste nel trovare la favola più adatta all’oggetto esposto.”
Torna in Italia con il secondo romanzo pubblicato da Prehistorica Editore, Franz Bartelt, con questa nuova storia, “Il femore di Rimbaud”, un titolo capace da solo di dar vita ad un immaginario vastissimo.
Chi ha già letto “Colpo gobbo”, il precedente e primo romanzo dello stesso autore, troverà rassicuranti conferme, e la ormai consolidata certezza che Prehistorica non sbaglia un colpo, nemmeno “gobbo”.
Majésu Monroe è il protagonista di questa divertente storia che potrebbe svolgersi in un borgo qualsiasi, dove si organizzano regolarmente e da molti anni mercatini delle più diverse specie, popolati di oggetti vintage dai più comuni ai più strani, oggetti riutilizzabili e strane cose che non si sa nemmeno definire e come impiegare.
La storia inizia in una birreria di Larcheville, un sabato nel tardo pomeriggio, dove si mesce il prodotto preferito dal nostro protagonista, che spesso viene da esso aiutato ad elaborare i progetti più curiosi. Qui ha luogo l’incontro con un’attraente signora, Noème, interessata prima ad un anello, poi forse più alla birra che all’uomo che le sta di fronte. E così prende avvio una storia d’amore, di segreti malcelati, di piccole o grandi bugie, di aneddoti divertentissimi. E più avanti si va più diventa difficile comprendere chi prende in giro chi. Il genio strampalato all’inizio è palesemente Majésu, ma ne verranno altri, e quanti! Il divertimento è assicurato.
“Non è cosa facile, la scrittura. Non si sa mai da dove iniziare, né come fare per andare avanti.”
Questa è una delle tante bugie che troverete nella storia (un piccolo manuale di bugie quotidiane, se ne aveste bisogno), perché, andare avanti, non è di certo un problema per Monroe. Lui è maestro di invenzioni istantanee, deviazioni narrative improvvise, creazioni dal nulla vendute in pochi istanti. Lui è il migliore, e ove non lo fosse c’è sempre la giustificazione adatta che vi vende per pochi spiccioli. Ed è a questo punto che ho compreso chi mi ricorda quest’uomo, e se siete lettori più che appassionati dei libri Prehistorica come lo sono io, coglierete anche voi un forte legame con Dino, eh sì proprio lui, Dino Egger, colui che avrebbe potuto essere il migliore di tutti, colui che avrebbe compiuto le più grandi imprese immaginabili e ovviamente anche tutte quelle inimmaginabili, se fosse esistito! Tutto questo grazie alla penna di Eric Chevillard.
Ma torniamo alla storia d’amore prima accennata, e che pare fin da subito non avere grandi prospettive, ma pare soltanto perché ci aspettano una serie innumerevole di eventi surreali. A poco a poco questa storia divertente, curiosissima, ricca di continue sorprese, pare trasformarsi in un thriller finanziario, e anche il nostro protagonista perde un po’ di quella sua aura misteriosa preso com’è dal trovare e nascondere tesori.
“Majésu, tu sei un uomo da bancone, non da tavolo. Se fossi qui solo per bere, saresti attaccato alla spina.”
Ma non si preoccupi il lettore! Non siamo a Wall Street, il nostro protagonista è un tenero antiquario che gira villaggi e paesi, con oggetti e fantasie impensabili, e come si suol dire cerca di “tirare a campare” con piccoli introiti, tante chiacchiere e altrettante birre. A tutto questo si aggiungono riflessioni, considerazioni e valutazioni degne del miglior sociologo francese di tutti i tempi ,per non dire europeo, o addirittura mondiale.
Questa potremmo dire, come ho già espresso in qualche modo, è la storia della bugia, costruita, espressa e vissuta in mille e mille modi, e al fine stravolta con una verità che apparirà all’ultima riga.
Vi lascio quindi alla lettura de “Il femore di Rimbaud” con una bugia, non posso fare altrimenti:
“Le dirò una cosa Ployette: nella vita, quando si fatica si finisce sempre per essere ricompensati.”
Buona lettura.
Claudio Della Pietà.

