Cose dell’altro secolo – Biagio Russo

Titolo: Cose dell'altro secolo. Oggetti, pubblicità e luoghi del Novecento visto dal Sud
Data di pubbl.: 2026
Pagine: 113
Prezzo: € 20,00

Leggendo Cose dell’altro secolo, il nuovo libro di Biagio Russo, mi sono venuti in mente Dizionario delle cose perdute e Nuovo dizionario delle cose perdute di Francesco Guccini.

In quei due libri il cantautore emiliano sposta il suo punto di vista al Novecento e lo racconta ricordando oggetti scomparsi, luoghi dimenticati, giochi che hanno fatto moda e altre situazioni che appartengono a un Novecento ormai scomparso.

Guccini con il suo catalogo delle cose perdute ha scavato nel passato regalandoci pagini memorabili su un vissuto che ci appartiene e che oggi è tempo che non torna più.

Biagio Russo, dal profondo Sud lucano, con il suo libro compie un viaggio nel Novecento visto dal basso attraverso oggetti, pubblicità e luoghi che hanno segnato la vita quotidiana di intere generazioni.

C’è grande nostalgia nel racconto di Russo che da Spinoso, paese dell’Appenino Lucano, elenca il suo personale dizionario delle cose perdute, avvalendosi delle meravigliose illustrazioni di Daniela Pareschi.

Cose dell’altro secolo è un libro in cui tutti noi che oggi abbiamo superato i sessanta anni ci ritroviamo perché in queste pagine ci riconosciamo attraverso i suoi oggetti come generazione.

Ed ecco il tempo di Carosello e quello dei juke box, dei flipper. La bellissima aggregazione nei piccoli bar di paese, la scoperta della musica attraverso il mangiadischi, l’arrivo della bombola del gas. Il passaggio dalla bicicletta Graziella alla Vespa 50, la Sip e i primi mitici telefoni con la rotella, la scoperta del gioco della carambola e dell’Ovomaltina, e poi il nostro stupore davanti alle bellissime pubblicità di Calimero e di Lagostina, con quella linea che ci portava oltre alla scoperta di mondi immaginari.

Con un’ironia sorprendente Biagio Russo racconta in questo libro che prima di tutto è un romanzo di formazione il mondo in cui siamo cresciuti e ci siamo formati.

Rispolverando le cose perdute (come non ricordare il mitico cofanetto Sperlari) Russo scrive questo libro soprattutto per raccontare quello che siamo stati e ciò che siamo diventati.

Qui tutto diventa storia collettiva e ogni capitolo costituisce un frammento di memoria in cui ritroviamo quell’umiltà del poco con cui quelli della nostra generazione sono cresciuti.

Quel poco che apparteneva a tutti e ci rendeva felici.

«In fondo anche noi, come Totò, abbiamo cercato di conservare quei frammenti di luce colorati come cristalli di un caleidoscopio, rubati allo schermo e custoditi per sempre nella lanterna magica della memoria».

Con queste parole Russo chiude il suo libro che senza dubbio conserva i nostri ricordi in questa lanterna magica della memoria senza la quale non siamo niente, non sappiamo niente.  Cose dell’altro secolo è una commovente operazione amarcord e noi ci rivediamo in un tempo ritrovato (quando la telefonata di Massimo Lopez allungava la vita e misuravano la nostra felicità sfogliando il calendario di Frate Indovino) attraverso le cose e gli oggetti che hanno segnato la vita quotidiana e che oggi sono diventati i miti di un tempo vissuto che vale la pena ritrovare.

Grazie Biagio per questo libro che racconta quel Novecento che ci manca.

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