Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Anna Zafesova
Pagine: 429
Prezzo: € 19,90
Da qualche parte in Iran, in un carcere di sicurezza, un uomo langue prigioniero da almeno tre anni. Lo incontriamo in una stanza degli interrogatori, in compagnia del Generale – senza volto e senza nome, ma di sicuro uno psicopatico -, pronto a scrivere con pastelli blu, per l’ennesima volta, la sua ‘confessione’ su risme di carta appositamente fornite dai carcerieri. Ha subito ogni genere di torture. È terrorizzato dall’apparizione saltuaria del colonnello Salar Askari. Non ha alcuna speranza di sopravvivere quando l’ennesima stesura del suo tradimento sarà completata, ma, come fosse Sherazade, si accinge a prolungarsi di un poco la vita con la sua tortuosa narrazione.
L’uomo è Kamran Esfahani, ebreo iraniano ormai nazionalizzato svedese, un tempo dentista a Stoccolma, ora prigioniero del regime teocratico degli ayatollah in qualità di spia del Mossad israeliano. Ma com’è cominciato tutto e com’è finito Kam in questa tragica situazione?
Attraverso i diversi capitoli della sua confessione finale dall’ironico titolo L’onestà ti salverà, che per volere del Generale viene centellinata e divisa in vari capitoli, apprendiamo del reclutamento di Kam, quasi sei anni prima, a Stoccolma da parte di Arik Glitzman capo della Divisione Caesarea del Mossad, i cui compiti sono organizzare omicidi mirati, attacchi informatici e sabotaggi in Iran in una guerra asimmetrica che dura ormai da anni; dell’addestramento di Kam e dei fratelli curdi Aryas e Kovan in Albania; della loro prima missione, il rapimento del capitano Ismail Qaani, membro della Forza Quds iraniana, il cui lavoro è uccidere ebrei ovunque essi si trovino. Qaani fa parte dell’Unità 840 a capo della quale c’è il colonnello Ghorbani. Il rapimento avviene, ma non va come dovrebbe, visto che un membro del gruppo, Amir-Ali grande amico di Kam, viene ucciso e tutto quello che Qaani dice prima di morire a sua volta è un nome, Hossein Moghaddam e un avvertimento: il male ha messo radici in Israele. Ed è la verità, perché di lì a poco un drone teleguidato uccide nella loro casa due membri della Divisione Caesarea, Meir e sua moglie Yael. Scatta dunque l’operazione per scoprire e distruggere l’Unità 840, operazione che può essere condotta solo grazie all’infiltrazione di Kamran in Iran – il suo persiano è ancora perfetto e conosce la città – e al suo farsi passare come ufficiale della polizia segreta Etela’at-e Dolat. Il suo cavallo di Troia sarà la giovane vedova dello scienziato Abbas Shabani, Roya, che lavora come segretaria per l’Unità 840, il cui marito è stato ucciso a Teheran dagli israeliani e che sta accompagnando Moghaddam a un misterioso incontro a Istambul.
Da questo momento in poi gli eventi si accavallano e seguiamo con il fiato sospeso la recita quasi impeccabile di Kamran che riesce, dopo un rocambolesco rapimento che fa seguito alla strana morte di Moghaddam, a convincere Roya a fornirgli aiuto per smantellare l’Unità 840 facendole credere che Ghorbani e i suoi scherani siano in realtà agenti al soldo di Israele e responsabili della morte di suo marito. Cosa succederà in seguito sta ai lettori scoprirlo incluso un finale spiazzante.
Di certo, un ruolo non secondario in una vicenda i cui artefici dovrebbero conservare freddezza e distacco è l’inserirsi del fattore umano: le passioni e la compassione, il desiderio di vendetta, i ricordi delle ingiustizie subite, le proprie radici familiari e culturali. E poi c’è la storia di un conflitto, quello fra lo Stato di Israele e i suoi vicini arabi sciiti, inesauribile perché alimentato da un odio atavico e dai rifornimenti di armi delle potenze straniere e lontane che preferiscono un guerra lì piuttosto che a casa loro. Una storia vecchia ormai quasi come il mondo.
McCloskey guida con mano salda e spietata i suoi lettori in un universo lontano da reportage e articoli di quotidiani, un universo fatto di inganni, mistificazioni e dolore, quando a pagare sono bambini innocenti, dal quale una volta entrati e difficile fuggire. Ma non impossibile.


