Data di pubbl.: 2026
Pagine: 352
Prezzo: € 18,00
Singolare figura quella del vicequestore Michele Canfora, da nove anni a capo della Squadra Mobile della questura di Mantova, affiancato dall’ispettore Romeo Bolgioni e dagli agenti Valeria Liperoti, Conte – cacciatore di spacciatori -, Germak, specialista informatico e dalla new entry Elias Tempofosco, giovanissimo, orfano di entrambi i genitori, che vive con la nonna ottantenne, la sveglia e determinata Alma. Singolare figura per molti motivi, Michele, un metro e novanta di altezza, sempre inappuntabile nel vestire, avvolto da un alone di antica tristezza e mistero, grande amante dei libri in generale e delle vecchie e pregiate edizioni di alcuni titoli in particolare, frequentatore dell’edicola, accanto alla questura, di proprietà di Leda Pagani che ha decisamente un debole per lui. Lo incontriamo subito e ci chiediamo quale tedio o dolore nasconda nel profondo, cosa lo spaventi nelle donne – tutte, senza eccezioni – che incontra o cosa gli impedisca una maggiore confidenza con colleghi e rari amici. Chiuso, solitario, amante del buon cibo – l’unico con cui condivide questa passione e si lascia un po’ andare è l’ispettore Bolgioni – Michele vive in città in una casa labirintica e non ama le novità come quella rappresentata dal giovane Elias Tempofosco, ma dovrà ben presto ricredersi.
In una Mantova primaverile, morbida e un tantino uggiosa arriva come un tuono potente un cadavere inatteso. In realtà appare nella vicina frazione di Porto Mantovano e a scoprirlo in un fosso, ficcato a forza in un barile blu, di quelli utilizzati dalla ditta TecPlast per lo smaltimento, è un gruppo di ragazzi che stanno ripulendo gli argini da volontari. È Elias a rimanere colpito dalla reazione sconvolta di uno di loro, Francesco Botturi, e a chiedersi se costui abbia qualcosa da nascondere. Si scopre intanto che il morto è stato ucciso con un gran colpo alla testa, che è un maschio di poco più di vent’anni e che risponde al nome di Giacomo Arturi. La madre Graziella Magni, vedova da tempo, non ne aveva più notizie da quasi otto mesi. Lei e il nuovo compagno Luca Concas – personaggio losco, violento e implicato nel traffico di droga – lavorano nel locale calzificio. Concas potrebbe essere il colpevole? Non correva buon sangue fra lui e il figliastro. E che dire della diciassettenne Bimala, figlia adottiva dei ricchi, religiosi e magnanimi possidenti terrieri Consoli, Marcello e sua moglie Sara, avvocatessa? E dei loro figli maggiori, Alberto e Giovanni, due colossi come il padre e come lui iper protettivi nei confronti della sorella? Bimala si presenta in questura e chiede di vedere il corpo di Giacomo, il ragazzo che amava e con il quale si vedeva contro il volere dei suoi. Bimala colta, intelligente, saggia, molto più grande della sua età anagrafica. A complicare l’indagine, già difficile, di Michele Canfora e della sua squadra, poi, ci si mette l’arrivo di Aurora Dolci e del suo team. Lei si dichiara di professione informatrice della polizia e a Bolgioni che le chiede lumi, spiega di far parte di un’organizzazione finanziata da un gruppo di imprenditori che intendono aiutare una giustizia che non ha aiutato loro. Un po’ vago il suo ruolo che si rivelerà però determinante in alcune situazioni della storia. Come determinante sarà il ruolo di Cartone, il clochard dalle scarpe gialle e dal taccuino rosso, una specie di fantasma, che tutto vede e sarcastico indica piste concrete a Michele Canfora spianandogli il cammino.
Giacomo Arturi non è l’unico morto ammazzato in questa vicenda e se i motivi della sua morte verranno infine chiariti è anche vero che altri, luttuosi e imprevedibili eventi colpiranno il vicequestore Canfora e i suoi uomini.
Intorno alla vicenda gialla/noir c’è la splendida città di Mantova con i suoi lagoni, la sua nebbia e le foschie, l’acciottolato che risuona di passi nella notte, la sua falsa bonomia. E ancora, intorno alla storia principale, si dipanano le vite dei protagonisti e degli attori secondari, il loro passato e presente, i segreti e le miserie, gli amori sbagliati e una considerevole dose di follia ben mascherata dietro un’apparenza di equilibrio e normalità. Davvero, come dice Bolgioni, la nostra “è una società che pianifica la morte a tavolino”? Davvero è così facile scambiare amore con possesso? Travalicare il desiderio di proteggere?
In conclusione, se ogni esordio letterario fosse pari a questo di Elena Dottini noi lettori non avremmo proprio nulla di cui lamentarci, sia per lo svolgersi della vicenda che per l’alta qualità della scrittura, per la scelta oculata e attenta delle parole, per l’impeccabile trama gialla e la rotondità dei caratteri presenti che rendono questo libro una piacevolissima esperienza d’immersione in una realtà parallela di rare ricchezza e profondità.


