Tutte le poesie – Albino Pierro

Titolo: Tutte le poesie
Data di pubbl.: 2026
Pagine: 892
Prezzo: € 89,00

Il lucano Albino Pierro ha avuto un rilievo importante nella poesia italiana del Novecento. Riconoscimenti critici sono arrivati a livello internazionale. Come poeta è stato tradotto in diverse lingue.

Pierro, recuperando le radici dialettali della sua infanzia, ha inventato una nuova lingua poetica.

Il dialetto marginale di Tursi, paese della Basilicata meridionale, che, privo di qualsiasi precedente letterario, ha acquistato lo statuto di lingua poetica matura. Le quindici raccolte in dialetto tursitano possono anche essere lette come uno straordinario documento del mondo lucano della prima metà del Novecento, il quale, seppure rivissuto dal poeta simbolicamente, è rappresentato con una verità, una partecipazione e una bellezza che hanno suscitato l’attenzione di grandi etnologi come Ernesto De Martino. 

Albino Pierro rientra a pieno titolo nella linea della poesia meridiana e meridionalista ed è una voce che oggi meriterebbe una lettura approfondita.

Sul sito www.albinopierro.it così viene presentato il poeta.

«Albino Pierro nasce a Tursi, piccolo centro in provincia di Matera, il 19 novembre del 1916. La sua infanzia è segnata dalla perdita della madre, Margherita Ottomano, morta quando il poeta era ancora in fasce. La figura materna e il paese natio (’A terra d’u ricorde) sono termini fondamentali della vicenda poetica pierriana («Ma iè le vogghie bbéne ’a Ravaténe/ cc’amore ca c’è morta mamma méja»). Il padre, Salvatore Pierro, proprietario terriero, si risposa, mentre Albino è affidato alle cure delle zie Assunta e Giuditta, due figure che compaiono nei versi del poeta maturo. 

Gli anni di apprendistato sono consumati dal giovane e inquieto Albino tra Taranto, Salerno, Sulmona, Udine e Novara. Nel 1939 approda a Roma, ove si stabilisce definitivamente. Nel 1944 consegue la laurea in filosofia ed inizia ad insegnare storia e filosofia nei licei. Negli anni Quaranta, già allietati per il poeta dalla nascita della figlia Maria Rita, inizia la sua collaborazione con le riviste «Rassegna Nazionale» e «Il Balilla». 

Dal 1946 al 1967 Pierro pubblica raccolte poetiche in lingua, «testimonianze già valide ed eloquenti della sua vocazione lirica» (A. Pierro, Pierro Albino, in Autodizionario degli scrittori italiani, Milano, Leonardo, 1989, p. 272). Ma è con i versi in dialetto che il poeta si guadagna un posto d’onore nel panorama della poesia italiana del Novecento. 

Il dialetto lucano di Tursi, pur avendo attirato l’attenzione di filologi e linguisti come Rohlfs e Lausberg, era letterariamente vergine quando Pierro decise di adottarlo («Forse il bisogno di testimoniare meglio le mie origini più autentiche sarà stato ridestato dall’assenza, dalla distanza. Si trattò di recuperare un linguaggio che era appartenuto al mio passato e al passato della mia gente», in A. Pierro, Nun c’è pizze di munne, Milano, Mondadori, 1992, p. 105). È del 1960 la prima raccolta poetica in tursitano, ’A terra d’u ricorde: «Questo idioma, arcaico negli aspetti fonici come nel lessico, si presta mirabilmente ad esprimere gli stati d’animo del poeta, volutamente ricondotti a una dimensione elementare e primitiva» (A. Pierro, Pierro Albino, cit., p. 272). La «parlèta frisca di paìse» diventa nei versi di Pierro «ultima lingua della poesia romanza» (Folena). A giusta causa i più autorevoli critici delle patrie lettere si occupano della poesia di Pierro (si veda la bibliografia), mentre i versi tursitani sono tradotti nelle più svariate lingue del mondo (francese, inglese, tedesco, svedese, persiano, arabo, neogreco, portoghese, spagnolo). 

 Negli anni Ottanta arrivano i primi riconoscimenti ufficiali e l’Università schiude le sue porte al poeta lucano. Nel 1985 viene invitato dall’Università di Stoccolma ad una lettura di poesie. Nel 1992 l’Università della Basilicata gli conferisce la laurea honoris causa. Nel 1993 la Scuola Normale Superiore di Pisa organizza un incontro con il poeta. Più volte Pierro si avvicina alla vittoria del Nobel, un riconoscimento atteso, ma mancato. 

Albino Pierro muore a Roma il 23 marzo 1995».

Finalmente la poesia di Pierro torna a essere disponibile in libreria. Da Carocci esce in due tomi Tutte le poesie. La presente edizione, curata da Pasquale Stoppelli sul fondamento delle stampe d’autore, rende disponibile per la prima volta l’intera opera poetica del poeta lucano, sia in lingua che in dialetto.

Il primo tomo è dedicato alle poesie italiane, il secondo studia ampiamente la produzione di Pierro nel dialetto arcaico di Tursi.

Stoppelli nell’introduzione parla di Albino Pierro come poeta di culto, colto e popolare che ha aggregato intorno a sé una rete di lettori fedeli.

Tursi diventa il paesaggio interiore in cui Pierro inventa una personale lingua poetica fuori dal tempo che lascia intuire presenze: nelle raccolte in lingua sono notevoli le influenze della tradizione poetica italiana ottocentesca e novecentesca, in modo particolare Foscolo, Leopardi, Pascoli, D’Annunzio, Ungaretti, Quasimodo e i crepuscolari, nelle raccolte in dialetto l’intertestualità diventa più difficilmente  descrittibile (ancora alcune osservazioni di Pasquale Stoppelli tratte dall’introduzione).

Pier Vincenzo Mengaldo in Poeti italiani del Novecento scrive che Pierro è poeta dell’intermittenza e della lacerazione esistenziale che si esprime in sussulti, lampi e gridi. Pierro rivisita la sua terra e la sua infanzia non solo attraverso il ricordo cosciente quanto, precisamente, attraverso la discontinuità del sogno e dell’incubo.

Tramite la rievocazione di Tursi e della Lucania, il poeta da grande lirico si fa interprete autentico di quel pensiero meridiano e delle sue suggestioni di cui oggi bisognerebbe tornare a discutere.

Con una raffinata e personale lingua poetica, Pierro contamina codici linguistici e senza mai venire meno a un discorso lirico scrive una poesia in cui il tema del ricordo si intreccia con quello dell’esistenza, profonda e nelle sue poesia la riflessione sulla presenza del male nel mondo. Nella sua poesia la memoria del passato e scavo interiore si intrecciano e si alternano.

Albino Pierro è un grande poeta della memoria, ma è un anche un poeta d’amore, un introspettivo che con il dialetto di Tursi ha inventato una nuova lingua per esplorare in maniera originale la condizione umana.

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