L’Iraniano – David McCloskey

Titolo: L’Iraniano
Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Anna Zafesova
Pagine: 429
Prezzo: € 19,90

Da qualche parte in Iran, in un carcere di sicurezza, un uomo langue prigioniero da almeno tre anni. Lo incontriamo in una stanza degli interrogatori, in compagnia del Generale – senza volto e senza nome, ma di sicuro uno psicopatico -, pronto a scrivere con pastelli blu, per l’ennesima volta, la sua ‘confessione’ su risme di carta appositamente fornite dai carcerieri. Ha subito ogni genere di torture. È terrorizzato dall’apparizione saltuaria del colonnello Salar Askari. Non ha alcuna speranza di sopravvivere quando l’ennesima stesura del suo tradimento sarà completata, ma, come fosse Sherazade, si accinge a prolungarsi di un poco la vita con la sua tortuosa narrazione.

L’uomo è Kamran Esfahani, ebreo iraniano ormai nazionalizzato svedese, un tempo dentista a Stoccolma, ora prigioniero del regime teocratico degli ayatollah in qualità di spia del Mossad israeliano. Ma com’è cominciato tutto e com’è finito Kam in questa tragica situazione?

Attraverso i diversi capitoli della sua confessione finale dall’ironico titolo L’onestà ti salverà, che per volere del Generale viene centellinata e divisa in vari capitoli, apprendiamo del reclutamento di Kam, quasi sei anni prima, a Stoccolma da parte di Arik Glitzman capo della Divisione Caesarea del Mossad, i cui compiti sono organizzare omicidi mirati, attacchi informatici e sabotaggi in Iran in una guerra asimmetrica che dura ormai da anni; dell’addestramento di Kam e dei fratelli curdi Aryas e Kovan in Albania; della loro prima missione, il rapimento del capitano Ismail Qaani, membro della Forza Quds iraniana, il cui lavoro è uccidere ebrei ovunque essi si trovino. Qaani fa parte dell’Unità 840 a capo della quale c’è il colonnello Ghorbani. Il rapimento avviene, ma non va come dovrebbe, visto che un membro del gruppo, Amir-Ali grande amico di Kam, viene ucciso e tutto quello che Qaani dice prima di morire a sua volta è un nome, Hossein Moghaddam e un avvertimento: il male ha messo radici in Israele. Ed è la verità, perché di lì a poco un drone teleguidato uccide nella loro casa due membri della Divisione Caesarea, Meir e sua moglie Yael. Scatta dunque l’operazione per scoprire e distruggere l’Unità 840, operazione che può essere condotta solo grazie all’infiltrazione di Kamran in Iran – il suo persiano è ancora perfetto e conosce la città – e al suo farsi passare come ufficiale della polizia segreta Etela’at-e Dolat. Il suo cavallo di Troia sarà la giovane vedova dello scienziato Abbas Shabani, Roya, che lavora come segretaria per l’Unità 840, il cui marito è stato ucciso a Teheran dagli israeliani e che sta accompagnando Moghaddam a un misterioso incontro a Istambul.

Da questo momento in poi gli eventi si accavallano e seguiamo con il fiato sospeso la recita quasi impeccabile di Kamran che riesce, dopo un rocambolesco rapimento che fa seguito alla strana morte di Moghaddam, a convincere Roya a fornirgli aiuto per smantellare l’Unità 840 facendole credere che Ghorbani e i suoi scherani siano in realtà agenti al soldo di Israele e responsabili della morte di suo marito. Cosa succederà in seguito sta ai lettori scoprirlo incluso un finale spiazzante.

Di certo, un ruolo non secondario in una vicenda i cui artefici dovrebbero conservare freddezza e distacco è l’inserirsi del fattore umano: le passioni e la compassione, il desiderio di vendetta, i ricordi delle ingiustizie subite, le proprie radici familiari e culturali. E poi c’è la storia di un conflitto, quello fra lo Stato di Israele e i suoi vicini arabi sciiti, inesauribile perché alimentato da un odio atavico e dai rifornimenti di armi delle potenze straniere e lontane che preferiscono un guerra lì piuttosto che a casa loro. Una storia vecchia ormai quasi come il mondo.

McCloskey guida con mano salda e spietata i suoi lettori in un universo lontano da reportage e articoli di quotidiani, un universo fatto di inganni, mistificazioni e dolore, quando a pagare sono bambini innocenti, dal quale una volta entrati e difficile fuggire. Ma non impossibile.

Francesca Battistella

Francesca Battistella (Napoli, 1955) si è laureata in Antropologia Culturale nel 1979 alla Federico II di Napoli e ha conseguito un Master nella stessa materia presso la Auckland University, Nuova Zelanda, nel 1982. Ha lavorato come Lettrice d’Italiano e Storia Contemporanea nella stessa università nel 1983 e nel 1984. Tornata in Italia è stata traduttrice dal francese e dall’inglese per l’Istituto di Studi Filosofici di Napoli e in seguito per dieci anni segretaria di alta direzione, promoter, editor e organizzatrice di eventi presso la società INNOVARE, gruppo Banco di Napoli. Dal 2008 vive e lavora a Lugano, Svizzera. Negli anni ha pubblicato il romanzo storico Gli esuli (2004), un giallo Il parco delle meraviglie (2006), un noir Re di bastoni, in piedi, una trilogia gialla ambientata sul lago d’Orta che comprende La stretta del lupo (2012), Il messaggero dell’alba (2014), La bellezza non ti salverà (2016) e ancora un noir La verità dell’acqua (2019). Gli ultimi cinque libri per la casa editrice Scrittura&Scritture. Scrive recensioni per Gli amanti dei libri, la rivista Airone (Cairo editore) e Luoghi di libri.

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