Data di pubbl.: 2026
Pagine: 219
Prezzo: € 18,00
«Nelle prime pagine di questo libro scrivo di come sembrano esserci due Pasolini.
Il primo Pasolini nato il 5 marzo del 1922, il secondo Pasolini che ha cominciato a vivere al posto del primo. E pare essere questo secondo Pasolini a interessare tanto la destra in cerca di icone intellettuali quanto la sinistra in cerca di santi».
In Pasolini. Una vita, anzi due Ascanio Celestini sostiene che ci sono due Pasolini. Ma non sono la stessa cosa.
Il primo è nato più di cento anni fa il secondo Pasolini viene fuori nel giorno in cui viene ammazzato.
Nasce proprio in quel preciso momento e ha cominciato a vivere al posto del primo. Così il secondo Pasolini è finito sui giornali, in televisione, al cinema sulle magliette e ritratto nei poster.
Celestini sostiene che il secondo Pasolini è identico al primo, ma non scrive libri, non legge poesie, non gira film, però parla e prende posizione su tutto.
Il primo Pasolini non dice più niente perché è morto e per sapere quello che diceva bisogna andarselo a leggere a studiare, che sarebbe una cosa sensata.
Il secondo Pasolini parla di tutto. E per sapere quello che dice dobbiamo sentire quello che dicono gli altri.
«Quelli che dicono: – continua Celestini con la consapevolezza di una polemica costruttiva – Pasolini direbbe che… Pasolini avrebbe detto che… se c’era Pasolini diceva…
Finché Pasolini era vivo diceva quello che voleva lui. Adesso che Pasolini è morto gli facciamo dire che vogliamo noi.
Ci sono due Pasolini. Ma non sono la stessa cosa».
Celestini è uno dei pochi intellettuali che è sempre capace di dire e scrivere su Pasolini cose sensate, prendendo le distanze dalla eccessiva retorica che in questi decenni è stata detta e scritta sulla figura del poeta friulano.
Celestini nel suo libro si è andato nuovamente a studiare quello che Pasolini ha scritto e detto in vita e ci ha proposto con un’analisi rigorosa della sua vita e della sua opera Pasolini secondo Pasolini, che oggi è il Pasolini che ha ancora molto da dirci e da insegnarci.
L’eredità di Pasolini è senza ombra di dubbio la sua opera e si dovrebbe ricordare lo scrittore parlando dei suoi scritti, evitando fiumi di retorica e dietrologia.
Fiumi d’inchiostro si sono in questi anni su Pasolini. Scrittori e giornalisti alla moda si sono concentrati sul secondo Pasolini, facendogli dire quello che volevano loro, così facendo lo hanno affogato nella retorica.
In Pasolini. Una vita, anzi due, Ascanio Celestini ci propone Pasolini nudo e autentico contro il suo tempo e lo sfida e ce lo fa incontrare in un corpo a corpo quello che ha scritto, detto e pensato in vita, sottolineando che il luogo del delitto non è Ostia ma è il Novecento e che i colpevoli siamo noi che abbiamo vissuto in quel secolo pieno di morte e utopie.
Tra queste pagine ritroviamo lo sguardo del poeta e dell’uomo Pasolini e attraverso la camminata di Celestini lo incontriamo nuovamente nei suoi libri, nei suoi film, nelle sue parole: il vero Pasolini, quello che quando era vivo diceva quello che voleva lui.

