Rosso Panarea – Francesco Musolino

Titolo: Rosso Panarea
Data di pubbl.: 2026
Pagine: 240
Prezzo: € 19,00

Nell’arcipelago delle Eolie l’estate sembra non finire mai. Persino a settembre il sole scotta, i turisti sono ovunque e gli eventi mondani e di beneficenza non mancano. E proprio a uno di questi, la Sfilata sotto le stelle dedicato all’apertura di un centro antiviolenza alle Eolie, partecipa come madrina la modella Amodie nel prestigioso Pelagia Club sull’isola di Panarea. Amodie ha diciannove anni ed è da poco diventata un volto noto e seguito su rotocalchi e social. Somiglia a una splendida sirena, i lunghi capelli biondi, il corpo flessuoso. Ma la sua grande bellezza non è sinonimo di stupidità e superficialità, come invece vorrebbe il suo manager, Aureliano, uomo con pochissimi scrupoli e assetato di soldi. 

“Era questo il successo? Si può avere nostalgia di quando non avevi nulla e nessun giornale di gossip aveva idea di chi fossi? Forse no, non era neanche questo. …Amodie aveva l’impressione di vivere un sogno non suo, … Di viverlo senza poterlo toccare, senza lasciare impronte, senza poter dire la sua, come fosse un’impostora.” (p. 17)

Nel sua prima serata a Panarea e durante l’evento al quale compare avvolta in uno splendido abito rosso, Amodie conosce Fatimah Boufal – per chi ha letto il precedente Giallo Lipari, un personaggio noto: una podcaster di colore in quel capitolo vittima di abusi da parte di due loschi figuri e salvata in extremis dall’ispettore Garbo – anche lei invitata. Le due giovani donne sembrano piacersi e Amodie propone di rivedersi il giorno seguente in hotel a colazione. Ma la mattina dopo Amodie è sparita. Verrà ritrovata sulla spiaggia di Cala Zimmari, sotto una barchetta rovesciata, dal proprietario Michele. Gola squarciata, vestiti e cellulare spariti. Chi poteva odiarla tanto?

Parte da qui la nuova indagine dell’ispettore milanese, comandato al commissariato di Lipari, Giorgio Garbo, trentatreenne con l’animo del boomer – come gli dicono in tanti – perché mal sopporta cellulari e computer e d’informatica ne sa meno di zero. Le sue passioni sono il Milan e i libri oltre alla ferrea volontà di risolvere i casi che gli vengono affidati. Nelle Eolie proprio non ci voleva andare, lui che detesta il mare, mal tollera il caldo e ha nostalgia della nebbia padana. Al suo fianco, la vice ispettrice Milena Russo, l’agente super palestrato La Rocca e l’agente scelto Quasimodo, mite e intelligente, mentre a capitanare la squadra c’è il commissario Laganà stanco di tutto e in perenne preoccupato che il commissariato venga chiuso. L’esame autoptico svolto dall’anatomopatologo Raffa a Messina metterà in evidenza, oltre alla morte per la recisione della carotide, un orribile sfregio sul volto della povera ragazza, sfregio che Garbo sceglie di non comunicare al pubblico, e un terzo particolare che riguarda l’assassino. Lo sfregio, di per sé, è già una firma poiché fatto post mortem, quasi una volontà di annichilire quella bellezza perfetta, di punire una ragazza amata e ammirata. È in quella direzione che bisogna cercare? Nel frattempo, a Lipari, Milena Russo che ha da subito mal digerito l’arrivo di Garbo come ispettore – l’incarico doveva toccare a lei – è alle prese con il mitomane di turno, che però lei non riconosce come tale, e crede di aver risolto il caso. Le conseguenze, per la malmostosa vice ispettrice saranno pessime. Riuscirà però a riscattarsi, trasformando la vergogna per l’abbaglio preso e il dolore autoinflitto, in un concreto aiuto alla soluzione del caso coinvolgendo quel piccolo genio informatico di suo nipote Niko.

A corollario della vicenda gialla incontriamo alcuni personaggi minori e davvero ben descritti: la signora Marisa Renzoni, vedova Caruso, sessantenne romagnola e proprietaria del B&B dove alloggia Garbo – trattato come un figlio -, l’edicolante Mimmo che resiste impavido con i suoi libri e giornali, il piccolo Amir e il suo cocker, ladri per fame, creature che nessuno sembra volere; infine la presenza, sebbene lontana, della psicologa di Garbo, la dottoressa Lanza. Toccherà a lei stilare un impeccabile profilo dell’assassino. E poi c’è una storia d’amore che corre e freme, pronta a scoppiare: quella fra Garbo e la bella Fatimah.

Il tema portante di questo nuovo, ottimo giallo di Musolino, verte però su quegli uomini che odiano le donne per un motivo preciso quanto assurdo: la convinzione che le donne, specialmente quelle belle, scelgano uomini avvenenti, ricchi e potenti ignorando loro, rendendoli invisibili. E per questo motivo vadano punite, annientandole. Detto così sembra pura follia, ma basta leggere questo libro per scoprire il proliferare di siti di ‘incel’ (celibi involontari) nonché haters, i quali, coperti dall’anonimato della rete, inneggiano alla colpa e alla relativa necessità di colpire e punire le donne. E qualcuno lo fa sul serio alimentando la catena interminabile dei femminicidi.

Francesca Battistella

Francesca Battistella (Napoli, 1955) si è laureata in Antropologia Culturale nel 1979 alla Federico II di Napoli e ha conseguito un Master nella stessa materia presso la Auckland University, Nuova Zelanda, nel 1982. Ha lavorato come Lettrice d’Italiano e Storia Contemporanea nella stessa università nel 1983 e nel 1984. Tornata in Italia è stata traduttrice dal francese e dall’inglese per l’Istituto di Studi Filosofici di Napoli e in seguito per dieci anni segretaria di alta direzione, promoter, editor e organizzatrice di eventi presso la società INNOVARE, gruppo Banco di Napoli. Dal 2008 vive e lavora a Lugano, Svizzera. Negli anni ha pubblicato il romanzo storico Gli esuli (2004), un giallo Il parco delle meraviglie (2006), un noir Re di bastoni, in piedi, una trilogia gialla ambientata sul lago d’Orta che comprende La stretta del lupo (2012), Il messaggero dell’alba (2014), La bellezza non ti salverà (2016) e ancora un noir La verità dell’acqua (2019). Gli ultimi cinque libri per la casa editrice Scrittura&Scritture. Scrive recensioni per Gli amanti dei libri, la rivista Airone (Cairo editore) e Luoghi di libri.

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