Data di pubbl.: 2026
Pagine: 155
Prezzo: € 16,00
Toni Capuozzo ha una scrittura evocativa che è tipica di chi sa essere testimone partecipe del proprio tempo.
A 50 anni dal terremoto del Friuli lo scrittore, l’uomo e il giornalista tornano con la memoria a quel terribile 6 maggio 1976 e affonda la penna nello sciame dei ricordi per dare ancora testimonianza di una tragedia, dell’identità del popolo friulano e di una rinascita.
Una piccola guerra è un libro prezioso di memorie che racconta i momenti del terremoto, la scomparsa di un mondo, quello di Turoldo e Pasolini, in cui rinascere, a volte, è un trauma.
Capuozzo racconta quella notte del 6 maggio 1976 che gli avrebbe cambiato per sempre la via perché il terremoto è come la guerra e con la guerra ha in comune le macerie del cemento armato e le macerie dell’anima, il crollo del mondo, e l’affastellarsi in caos di tanti destini personali.
«Il terremoto, in fondo, è stata la piccola guerra della nostra generazione: un evento che segna tutti e ciascuno, che ti obbliga a decidere quali sono le cose importanti e quali vuoi conservare, che ti costringe a cominciare daccapo.
In quei giorni, scoprii di amare il Friuli molto più di quanto non sapessi».
Capuozzo in questo libro raccoglie i suoi scritti giornalistici su terremoto del Friuli: articoli usciti nel corso degli anni, testimonianza e memoria si intrecciano nella scrittura del giornalista che ha vissuto in prima persona quei giorni terribili.
Capuozzo pubblica Una piccola guerra perché è un libro che può aiutare a ricordare.
Ci ritroveremo tutti in queste pagine, perché le parole sentite di Toni Capuozzo ci riguardano e quel 6 maggio 1976 è un giorno che tutto il Paese ha vissuto e ne ricorda la tragedia.
Perché, come scrive l’autore nella prefazione, si impara dai ricordi altrui: una lezione sulla imprevedibilità, l’esperienza della possibilità faticosa di rialzarsi, un richiamo a non farsi sedurre dalla nostalgia, in un mondo che vive nella cifra dell’incertezza. Questi ricordi per Capuozzo e per noi sono un bagaglio prezioso.
Perdiamoci nella notte del 6 maggio 1976 insieme a Capuozzo che nel suo libro rievoca i racconti dei friulani davanti alle tende, la morte lenta e improvvisa di chi rimase prigioniero in una bolla d’aria, come sepolti e vivi per sbaglio, con la vita che diventa un’eco di richiami, disperati e minacciosi, come una ruspa che non sa di te e ti seppellirà per sempre.
Ecco il Friuli cinquanta anni dopo: Capuozzo ci regala una testimonianza viva e autentica di quei giorni con le cicatrici che ancora fanno male e il terremoto, anche se c’è stata la rinascita, continua a fare male.
Perché il terremoto è come una guerra, mette a nudo le cose e le anime. E le macerie, soprattutto quelle interiori, non saranno completamente rimosse.

