Simone Ghelli, insegnante, scrittore e ricercatore in questo piccolo libro ci consegna un grande atto d’amore per la scuola, perché la racconta nel dipanarsi della sua quotidianità, di quello che accade giorno per giorno al di là e attraverso i progetti e dei programmi, dei proclami e delle rivendicazioni.
Con uno stile fresco e diretto, ricco di dialoghi ben congegnati, ci ricorda che la scuola è innanzitutto un contenitore di vite che si dipanano, di persone che crescono – adulti compresi- giorno per giorno e che portano all’interno delle aule un’umanità sempre più varia, sempre più colorata, ma anche dannatamente complessa. E’ un libro autentico nel quale ho sentito scorrere la mia stessa esperienza pur lavorando in un’area geografica completamente diversa. E questo fa comprendere come siamo parte di un grande mondo in cambiamento ed è spesso difficile starci dentro.
La narrazione è in prima persona, in parte un’autofiction e il collega immaginario è come tutti gli insegnanti alle prese con le mille sfide e difficoltà quotidiane. Non è un martire o un eroe, ma un professionista serio. Il racconto segue un intero quadrimestre, il secondo, in una scuola media e di volta in volta l’attenzione del lettore viene focalizzata sulle varie figure che si muovono nell’istituto, innanzitutto sui ragazzi, ciascuno dei quali rappresenta una tipologia di adolescente contemporaneo ben precisa. Non è un libro dolente, ma nemmeno buonista: è realistico e pieno di amore per l’umanità, sentimento che caratterizza il protagonista e ne guida le azioni non per svolgere il proprio lavoro come una missione, ma per incarnare quella professionalità che si nutre di questi valori.
Nelle pagine è anche contenuto un appassionato elogio della letteratura, materia oggi sempre più in ritirata nei programmi scolastici, che rimane però la chiave più importante per conoscere il nostro mondo e quello di chi ci ha preceduti con i suoi valori e sentimenti. Si potrà salvarne la trasmissione all’interno della scuola?

