7 domande a… Anna Voltaggio

Nel frizzante mondo dell’editoria, nonostante i tempi difficili, ci sono giovani pronti a rischiare e che non si lasciano intimorire dalla crisi, avviando così un’attività propria. Abbiamo incontrato Anna Voltaggio, ufficio stampa editoriale, la quale con altri amici e professionisti ha deciso di intraprendere un nuovo progetto: Totem. Sarà lei stessa a spiegarci perchè e di cosa si tratta.

Che cos’è Totem? Da chi è formato? Quali obiettivi si pone?

Totem è un’agenzia di comunicazione e promozione editoriale. Nasce dall’idea che la comunicazione culturale nel settore dell’editoria ha un ruolo di primo piano, soprattutto in questo momento storico, nasce dalla constatazione che libri di grande spessore spesso si perdono tra gli scaffali o finiscono fuori catalogo prima che i lettori si siano accorti che c’erano e dalla stizza che mi prende quando ottimi autori sono totalmente sconosciuti al grande pubblico (e spesso anche agli addetti ai lavori) perché hanno una visibilità insufficiente o non ne hanno affatto. I dati di mercato rilevano ormai circa 5.000 novità editoriali ogni mese, va da se che non è semplice per un autore trovare uno spazio adeguato per sé e per la propria opera. Tutti i collaboratori di Totem si occupano di promozione editoriale, ma non tutti hanno una formazione che viene da questo campo, questo ci permette di utilizzare un nuovo approccio e nuove idee per promuovere un libro. Le specifiche competenze di ognuno aumentano le possibilità. In generale i collaboratori di Totem sono freelance e cambiano in base al progetto di lavoro. Le persone che in maniera fissa seguono tutte le attività dell’agenzia con me, sono: Elisabetta Tranchina, consulente legale in diritto d’autore, che segue la comunicazione sul web. Caterina Di Paolo, addetta stampa e collaboratrice di alcune testate on line, si occupa di ricerche, promozione e organizzazione eventi, e Giovanni Tusa, filosofo specializzato in nuove tecnologie e web marketing.

Cosa significa per voi “essere operatori culturali”?

Significa lavorare nel mondo della cultura con la coscienza che la produzione di un bene immateriale sia un valore necessario per la società e quindi per la crescita di un Paese.

I vostri interlocutori sono principalmente gli autori, ma non solo, quali altre realtà desiderate raggiungere e come?

I nostri interlocutori sono principalmente gli autori, ma anche gli editori, gli agenti letterari, le librerie indipendenti, i siti e i blog. E intendiamo raggiungerli in qualsiasi modo, è esattamente il nostro lavoro, dunque con l’autopromozione, il passaparola, le mail, il telefono, le feste, le cene, i reading, i piccioni viaggiatori, i messaggi nella bottiglia…

Un vostro punto di forza è la versatilità e il perfetto adattamento alle esigenze dei vostri “clienti”, è così?

È quello che tentiamo di fare, sì. Mescolare più competenze per creare strategie di comunicazione personali e uniche. Partiamo dal presupposto che il contenuto del libro ci dia gli spunti giusti per diversificare il lavoro di promozione. Lavoriamo per portare l’opera in contesti diversi dai soliti in grado di coinvolgere un pubblico che tradizionalmente non è vicino al circuito editoriale, puntiamo molto sulla rete, che dal nostro punto di vista è il veicolo più efficace per far scattare il passaparola, raggiungere un pubblico eterogeneo, curioso, attento e che è l’unico mezzo che comprende anche e interamente le nuove generazioni.

Lavori da tempo nell’ambito della comunicazione, cosa ti ha spinto a dare vita ad un progetto tuo? Quali sono le sensazioni e le emozioni che ti trasmette il tuo lavoro?

Lavoro da sei anni in editoria, che non sono pochi ma neanche tanti. Ho seguito un percorso lineare e ho lavorato con professionisti che mi hanno insegnato moltissimo. Solo che sono una di quelle persone che vive di slanci, che un po’ segue l’intuito e a un certo punto ho voluto osare. Ho sentito di avere le energie giuste e guardandomi intorno mi sono resa conto che in Italia ci sono pochissime agenzie di promozione editoriale rispetto al numero di autori. Esistono molti service che supportano le case editrici per la parte redazionale, esistono molte agenzie letterarie che si occupano di seguire i loro autori fino alla fase di pubblicazione, ma a un certo punto c’è un vuoto, e per la parte finale, altrettanto delicata, cioè il lancio del libro, ci si avvale dell’unica forza dell’ufficio stampa interno, che difficilmente riesce a seguire con la stessa attenzione tutte le uscite, e in alcuni casi non c’è affatto. Inoltre, oggi soltanto pochi autori hanno un ufficio stampa personale ma sono convinta che presto diventerà una consuetudine. Per quanto riguarda la tua domanda su come vivo il mio lavoro, penso che questo mestiere sia l’unico in grado di tenermi in equilibrio: da un lato devo essere continuamente aggiornata su cosa succede intorno a me perché ogni cosa può essere utile per il libro e così non perdo di vista la realtà, questo mi salva da un’alienazione piena di fantasticherie (alla quale tendo per indole). Dall’altro, leggendo continuamente, posso perdermi in fantasticherie che mi salvano dalla realtà.

Chi legge questa intervista sicuramente si sta chiedendo la differenza tra voi e un’agenzia letteraria. I meccanismi di guadagno per la vostra agenzia sono i medesimi?

La differenza tra noi e l’agente letterario è molto chiara, anche se non ci dispiacerebbe, un giorno, riuscire a declinare i nostri servizi anche in quel senso: l’agente letterario fa da tramite tra l’autore e l’editore ed è presente fino al momento del contratto che stabilisce la pubblicazione dell’opera. L’addetto stampa, e in generale lo staff che si occupa della comunicazione fa da tramite tra l’autore e i lettori, quindi cerca gli spazi perché l’opera sia visibile e conosciuta a tutti i potenziali lettori. I nostri guadagni vengono da un contratto stipulato con il cliente: l’autore o l’editore, la libreria o il sito, insomma da chi ci chiede di occuparci del libro.

In un paese in cui si legge poco come il nostro, come vedi il futuro dell’industria editoriale?

Diciamo che certi giorni mi capita un libro tra le mani e penso “ma sì, ce la possiamo ancora fare!” e questo vale tutto.

Un esperto del settore come te, quale messaggio vorrebbe dare ai lettori del nostro giornale?

L’altro giorno ho incontrato un tizio che mi ha detto di avere scritto una raccolta di racconti, ero curiosa e gli ho fatto qualche domanda, a un certo punto gli ho chiesto anche quali erano i suoi riferimenti letterari, quali erano i libri che lo avevano cambiato, che lo avevano spinto a scrivere. Mi ha risposto: “ah no, io non leggo molto, tra leggere e scrivere, preferisco scrivere”. Ecco. Fino a quel giorno non pensavo che questo potesse essere un consiglio da dare a qualcuno ma adesso, nel dubbio, io lo do a tutti: consiglio di leggere, prima.

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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