La bambina che imparò a non parlare – Yasmine Ghata

Titolo: La bambina che imparò a non parlare
Autore: Yasmine Ghata
Casa Editrice: Del Vecchio editore
Genere: Narrativa
Pagine: 66
Prezzo: 13

“Ho perso mio padre a sei anni. Mia madre divenne l’ombra di se stessa, una creatura di passaggio tra due distanze.”

66 pagine di silenzio e assenza viste dall’occhio attento di una bambina di sei anni che ha appena perso il padre e vede la madre chiudersi in un dolore quasi folle che la porta a scrivere ossessivamente parole che sanno di morte. Di giorno la distanza tra madre e figlia sembra infinita: la prima scrive, telefona e riceve gli ospiti; la seconda immagina il padre attraverso la contemplazione degli oggetti che egli utilizzava quotidianamente arrivando quasi a fondersi con lui. Di notte le due donne dormono avvinghiate, per colmare il vuoto lasciato dalla persona amata. Un continuo rimando al “doppio”: il giorno e la notte, l’assenza, ma al tempo stesso la presenza, l’inverno e l’estate, la raffinatezza dell’animo francese e la genuinità dell’origine orientale si intrecciano nel racconto breve ma intenso della scrittrice di origine libanese, già vincitrice del premio Grinzane – Cavour 2007, nella sezione ‘autore esordiente’ per il suo romanzo “la notte dei calligrafi”.

E’ difficile dare un’idea precisa di questo racconto breve, sembra quasi un diario intimo in cui prevalgono le sensazioni e le immagini. Il tema della morte si trova al centro della narrazione, senza essere mai pesante o doloroso o lacrimevole grazie all’accuratezza con cui sono state scelte le parole e alla precisione con cui sono state accostate l’una all’altra. Oggi è il 2 di novembre, e ognuno di noi, sicuramente, starà pensando ai propri cari scomparsi…tutti sappiamo cos’è l’assenza, ma ben pochi sarebbero in grado di raccontarla con così tanta leggera concretezza come fa Yasmine Ghata, come se fosse il rumore delle onde del mare che ricopre tutto, esattamente come fa il silenzio. Guardare lontano e mai indietro, perché la distanza percorsa è sempre nulla rispetto a quella che resta da compiere.

 Del racconto hanno detto: “Yasmine Ghata parla di assenza, di silenzio e del potere della scrittura. E lo fa riuscendo a dare un peso e una sensualità sorprendenti alle parole” (Il Venerdì) – “Ciò che resta, oltre il silenzio, è il potere della visione” (Rolling Stone) – “Per chi ama la parola pura e per chi crede che la parola possa ancora qualcosa in questo mondo votato all’entropia. Veramente imperdibile” (Animals)….insomma, per chi ama farsi suggestionare dalle belle parole che non parlano di azioni ma condensano al proprio interno un miscuglio di emozioni, odori, gesti e pensieri che insieme vanno a formare quel bellissimo groviglio che è la vita.

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