Focus on… Espress Edizioni

Immediatezza, attenzione all’espressione ma anche alla forma e grande divulgazione sono tre caratteristiche su cui punta Espress Edizioni, giovane casa editrice nata nel capoluogo piemontese che partecipa all’Incubatore, progetto del Salone Internazionale del Libro di Torino. Il catalogo di Espress vanta già numerose pubblicazioni di saggistica legate alla ricerca scientifica, ma non tralascia la produzione di varia e dà spazio anche ai libri digitali. Gli editori ci raccontano il lavoro di redazione e i progetti in cantiere.

Come è nato il progetto della vostra realtà editoriale e come è avvenuta la scelta del nome?  

Espress Edizioni nasce da un’idea di Silvia Viglietti, Manuele Marafioti e Antonella Parmeggiani che, dopo aver lavorato per anni nella stessa casa editrice, hanno unito formazione umanistica, esperienza professionale e passione letteraria definendo la fisionomia di questo nuovo progetto editoriale. Un progetto che orgogliosamente parte da Torino – quando i libri sembrano privilegiare altre città – con l’intento di andare oltre. Il nome Espress è stato scelto per sottolineare il senso di immediatezza e rapidità che caratterizza la nostra società, così come rapidi sono il ritmo di vita e i mutamenti culturali di cui i nostri libri vogliono essere espressione. Ma Espress è anche espresso: il caffè letterario, la pausa dal quotidiano, l’intimità del dialogo, la familiarità dell’interazione. Ed Espress è, per chi sa leggerlo tra le lettere, es-press. La stampa dell’inconscio, del sé, l’inchiostro che impregna di energia creatrice pagine bianche.

Nonostante Espress sia una realtà molto giovane ha già un ampio catalogo, che punta molto sulla saggistica universitaria e sulla saggistica divulgativa: come scegliete i testi e gli autori? E quale taglio volete dare invece ai testi di varia?

Riceviamo ogni giorno proposte che valutiamo con molta attenzione. Tutti i testi universitari e di divulgazione sono sottoposti a sistema di referaggio, contraddistinti da qualità dei contenuti, taglio pratico-operativo e aspetto grafico studiato per agevolare consultazione e fruibilità. Le opere di divulgazione finora sono state in larga parte traduzioni di titoli anglosassoni consigliati dai docenti che compongono i vari comitati scientifici. Questi libri uniscono capacità comunicativa e accuratezza dei contenuti, e sono indirizzati a un ampio pubblico di lettori, attento ai progressi della ricerca (etica, psicologia, neuroscienze) anche al di fuori del circuito accademico. I testi di varia sono per definizione di varia natura e argomento, nascono dalle proposte più eterogenee. Molti di questi sono anche allegati a quotidiani, in particolar modo a La Stampa, a dimostrazione del forte interesse che possono suscitare su un’estesa fetta di pubblico grazie al loro valore culturale e interesse informativo, elementi che li accomunano nonostante la diversità contenutistica.

Quali difficoltà avete vissuto nel primo periodo e quali incoraggiamenti non vi abbandonano mai? Quali carte ha da giocare una giovane casa editrice per farsi conoscere nel mercato editoriale che è sempre più orientato verso grandi marchi e catene di distribuzione? 

Sicuramente la freschezza e la volontà di fornire uno sguardo nuovo. Questo sia per quanto riguarda i temi trattati sia per quanto riguarda il modo con cui realizziamo l’oggetto libro. Basti pensare alla produzione universitaria, che abbiamo cercato di curare anche nella fruibilità e nella grafica, memori di pesantissimi testi universitari su cui eravamo abituati a studiare! Da un punto di vista contenutistico, possiamo portare l’esempio del nostro best seller, L’altra Torino: esistono molte guide sulla città, ma nessuna aveva ancora gettato uno sguardo inedito e approfondito sulle periferie, che invece costituiscono una preziosa risorsa e sono caratterizzate da realtà sociali e culturali di grande rilievo. Il forte riscontro avuto dal libro testimonia la forza di questa prospettiva inedita. Inoltre, cerchiamo di curare in ogni dettaglio il libro senza tralasciare nulla, dall’editing puntuale alla grafica accattivante, elementi che spesso grandi case editrici con una sconfinata produzione non riescono a tenere adeguatamente sotto controllo. Ovviamente anche noi abbiamo avuto e abbiamo tutt’ora le difficoltà insite nell’iniziare un’attività imprenditoriale ex novo, in particolare nel settore editoriale e in questo contesto socioeconomico: mantenere alti gli standard qualitativi e allo stesso tempo far “quadrare i conti”, come ben si sa, non è impresa da poco. Ma stiamo avendo ottimi riscontri: ci incoraggia molto il fatto di avere l’appoggio e l’approvazione di nomi importanti del mondo accademico e letterario, oltre ai feedback positivi che riceviamo quotidianamente dai nostri lettori.

Sul vostro sito campeggia anche un’area che rimanda ai libri digitali? Quale futuro vedete per questa fetta di mercato e come intendete muovervi?

Ogni libro universitario e di divulgazione ha un gemello digitale che permette di creare una biblioteca virtuale parallela a quella cartacea. Questo per consentire una più ampia diffusione dei testi e alimentare un nuovo approccio alla lettura, non ancora presente in Italia come nel mercato estero. Da poco abbiamo anche pubblicato i primi libri in versione ebook: a costo contenuto, agilmente visualizzabili su supporti mobili, disponibili sul nostro sito e sulla piattaforma Bookrepublic; si tratta di un’iniziativa che intendiamo allargare a tutto il nostro catalogo, convinti che la lettura digitale sia una tendenza da assecondare e promuovere senza chiusure e rifiuti aprioristici.

Avete anche una sezione intitolata Nonsoloparole, in cui raccogliete foto a tema che vi mandano i lettori. Questa iniziativa come si inserisce nella linea editoriale di Espress?

Nonsoloparole è un modo per coinvolgere i lettori più attenti e creativi. Ogni mese viene proposto un diverso argomento, e gli scatti più interessanti, che si alternano nell’header del sito, possono anche venire utilizzati per la realizzazione di materiale promozionale, copertine, progetti grafici.

Cosa vi aspettate dall’ormai prossima esperienza al Salone del Libro?  

Abbiamo scelto di partecipare a quest’importante manifestazione internazionale che si svolge nella nostra città, un appuntamento fondamentale per i grossi gruppi editoriali, ma soprattutto per le nuove realtà che intendono affermarsi e farsi conoscere. Speriamo di ricevere visibilità e attenzione sia da parte dei lettori sia da parte degli addetti ai lavori, consci che un ottimo libro deve essere sempre accompagnato da un’ottima comunicazione per non rimanere accantonato sugli scaffali delle librerie.

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