Ungenach – Thomas Bernhard

Titolo: Ungenach. Una liquidazione
Autore: Thomas Bernhard
Data di pubbl.: 2021
Casa Editrice: Adelphi Editore
Genere: Narrativa
Traduttore: Eugenio Bernardi
Pagine: 98
Prezzo: €10,00

Ungenach. Una liquidazione è il quinto libro di Thomas Bernhard. Uscito in Austria nel 1968, questo romanzo breve è un tassello importante dell’opera di uno dei più grandi scrittori del Novecento.

Intorno a Ungenach, una sconfinata proprietà fondiaria nell’Austria superiore toccata in eredità ai due fratelli Zoiss, lo scrittore austriaco costruisce la sua opera di demolizione del mondo con quel suo nichilismo pensante che scava come pochi nell’insensatezza del reale.

Ungenach è il carcere, il labirinto ossessivo dei ricordi e della mente, il luogo dell’origine che va cancellato.

Per questo Robert decide, dopo la morte del fratello, di sbarazzarsi di tutto con una liquidazione a favore di alcuni beneficiari.

In questo piccolo libro c’è tutto il Thomas Bernhard che ameremo in seguito.  Lo scrittore che rifiuta le convenzioni, la penna disincantata che con la sua lingua feroce si scaglierà contro il conformismo e le convenzioni della sua epoca, che farà dell’intera sua opera una dissacrante opera al nero in cui ogni cosa sarà depensata.

Come l’angelo della Storia, Bernhard plana sulle rovine, disprezza la bassezza, l’ottusità e la volgarità di un tempo banale.

«Il mondo, da qualsiasi parte lo guardiamo, è fatto di cose intollerabili. Sempre intollerabile è per noi il mondo».

La sua indole tende a una libera anarchia di pensiero e nell’estinzione di Ungenach lo scrittore vede un atto liberatorio perché l’insensatezza di tutte le cose è sempre in agguato.

«Noi facciamo delle domande, ma non riceviamo alcuna risposta. Noi continuiamo a fare delle domande. Come tutta la vita consista solo di domande, perché noi continuiamo a esistere dato che pur facendo delle domande non riceviamo risposta».

Robert Zoiss deciderà di dismettere l’immensa proprietà di Ungenach perché avverte nelle cose il sentire di uno sfacelo, la sua estinzione è necessaria e irreversibile «poiché è la rovina il punto verso cui tutto converge». Ungenach ci fa sentire un freddo addosso di cui difficilmente ci libereremo.

Pochi scrittori come Thomas Bernhard hanno raccontato il Novecento mentre stava scomparendo.

A trentadue anni dalla sua morte il grande autore austriaco resta una pietra miliare per comprendere con la giusta e argomentata dose di pessimismo la decadenza e l’estinzione degli uomini.

Con un’ossessione e un ritmo maniacale Bernhard attraverso una ripetizione geniale di concetti ha costruito il suo stile originale, basato su un pessimismo immanente difficile ancora oggi sconfessare.

Lo scrittore ha sempre affermato che c’era un legame stretto tra lo stile letterario e il suo tenore di vita.

Spregiudicato, intransigente, irriverente, insomma uno scrittore anarchico con una mancanza di rispetto per chiunque.

Queste sono le caratteristiche peculiari di uno dei più grandi e irregolari geni che la letteratura europea e novecentesca abbia avuto.

La sua scrittura è una somma imprevista di tagli, un insieme di amputazioni fatali che feriscono a morte la vita e ci sbattono senza mezzi termini in faccia la nostra finitudine, la nostra fragilità con cui non vogliamo fare mai i conti.

Thomas Bernhard è stato il più convincente anatomopatologo della condizione umana.

La sua scrittura al vetriolo ci seppellirà tutti, oppure ci ha già seppellito.

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