Suk ovest. Banditi a Roma – Massimiliano Smeriglio

Titolo: Suk ovest. Banditi a Roma
Autore: Smeriglio Massimiliano
Genere: Romanzo
Pagine: 256
Prezzo: 15.00 €

 

Roma, caput mundi. Roma, la città eterna. Roma, capitale universale dell’arte della storia del cinema della cultura. Roma delle strade assolate, dei tetti al tramonto, delle notti magiche e vagabonde. Roma, forza Roma. Roma delle macchiette metropolitane. Roma fancazzista, provinciale, papalina, salottiera, medio borghese, popolare, fetida, caotica. Roma, volemose bene. Roma, città della contraddizione dove ogni cosa convive col suo contrario.
C’è da sempre, anche, una Roma criminale e violenta. La giustizia e la sicurezza sono un problema che di anno in anno si fa sempre più pressante, nel suo impasto di macrocriminalità (infiltrazioni della malavita organizzata di stampo mafioso e gruppi armati nati sul territorio come la celebre Banda della Magliana) e microcriminalità. Gli ultimi anni sono stati particolarmente drammatici da questo punto di vista: la capitale è balzata al primo posto nella classifica delle città italiane con il maggior numero di reati (vittima anche di quella che molti definiscono una vera e propria guerra fra bande per il “controllo” dell’Urbe), sotto la fallimentare gestione di un’amministrazione che ha vinto le ultime votazioni con una campagna elettorale incentrata quasi interamente sulla questione sicurezza, ed ecco riemergere il terrore generato dal sangue versato sull’asfalto poroso di Roma.

“SUK OVEST. Banditi a Roma” di Massimiliano Smeriglio (Fazi Editore) ha come primo merito quello di focalizzare lo sguardo su questa faccia oscura della capitale; di gettare, pur mentre ne subisce il fascino noir, un grido d’allarme sulla situazione sempre più drammatica in cui versa una città incapace di arginare le sue derive criminali.
L’ambiente, quindi, è il primo vero protagonista del romanzo. Prevalentemente, esso ha il profilo fluido e sfuggente della Garbatella, le linee labirintiche dei suoi lotti popolari e delle sue anguste viuzze, le asperità dei suoi piani sfalsati ma tenuti insieme da rudi scalinate. In generale, come suggerisce il titolo, questo ambiente è la parte sud-ovest della città.
Qui, nel dicembre del 2008, viene assassinato Massimo Giunti detto Er Gatto, piccolo criminale dedito alle rapine.
Valerio Natali, miglior amico del Gatto fin dall’infanzia e anche lui figlio maledetto di “mamma Garba”, decide perciò di troncare la sua latitanza in Messico e tornare a Roma per placare l’unica sete che dolorosamente gli opprime la mente e il cuore: quella della vendetta.
Ha inizio così la personale indagine di Valerio, guidata dai succhi acidi dell’odio, per dare un volto agli assassini del suo amico fraterno: le sue ricerche lo conducono a scoprire, dietro l’apparente velo del semplice regolamento di conti racchiuso nelle solite dinamiche di microcriminalità locale, il gigantesco business dello smaltimento dei rifiuti, a cui tenta di partecipare un potente gruppo neofascista fedele a un’inquietante Idea …

“SUK OVEST”, però, non è solo la storia della vendetta per la morte di un amico. Alla narrazione del presente si alterna, infatti, il racconto del passato: gli eventi dell’ultimo periodo dell’occupazione nazista di Roma e il terrore generato dalla famigerata banda Koch (guidata da un benedettino tanto folle quanto crudele).
Il passato, infine, si mescolerà col presente; e sarà proprio la vendetta di Valerio a punire anche le nefandezze di ieri …

Il romanzo di Smeriglio possiede delle indubbie qualità: tra queste, oltre la già citata messa a fuoco della lotta clandestina con cui la criminalità avvelena la capitale (riaccesasi soprattutto negli ultimi tempi), ci sono la trovata narrativa dell’alternarsi dei piani temporali (che alla fine si incrociano e parlano al lettore di memoria e ciclicità del tempo, del passato e del presente implicati continuamente l’uno con l’altro) e la buonissima fattura delle parti descrittive (in cui l’autore è maestro nel rendere un ambiente, una situazione, un’atmosfera).
Esemplari in tal senso le pagine iniziali del libro:

“Se prendi un compasso e lo punti tra il Colosseo e il Campidoglio, e fai scorrere la mina in cerchio lungo il bordo della città, ammesso che la città abbia ancora un bordo, potrai con facilità sovrapporre al profilo di Roma quello della rosa dei venti … [e] noterai quante e diverse sono le città di Roma. […] Roma sud-ovest porta con sé la memoria come destino, come sovrapposizione di epoche, vicende, battaglie, tradimenti, grandezze infinite e schianti bestiali. […] Su questa retta, quella che si tira tra i bordi estremi del GRA, viaggia come un missile il sapore della vendetta.”

Ciò che non convince, semmai, sono alcune forzature legate ai personaggi del romanzo: molti dei profili tracciati dall’autore sono troppo standardizzati e sfiorano a volte il cliché e l’abbozzo macchiettistico. Altra nota leggermente stonata è quella delle parti dialogiche del testo: le battute, come chi le pronuncia, appaiono stereotipate (nello slang utilizzato, ma anche nei loro contenuti); e la stessa costruzione del dialogo sembra spesso squilibrata (quasi sempre troppo breve, tanto che molte conversazioni importanti si riducono a pochi scambi).

Nonostante questo, SUK OVEST rimane un’interessante crime novel,capace di dipingere un affresco penetrante di una realtà tanto drammatica quanto problematica. Sottolineando continuamente l’importanza della memoria e della fedeltà a un territorio. E non è poco.

 

 

 

 

 

 

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