La famiglia Aubrey – Rebecca West

Titolo: La famiglia Aubrey
Autore: Rebecca West
Data di pubbl.: 2018
Casa Editrice: Fazi
Traduttore: Francesca Frigerio
Pagine: 570
Prezzo: 18, 00 €

Gli Aubrey sono una famiglia decisamente originale della Londra di fine Ottocento. Le preoccupazioni economiche sono all’ordine del giorno, poiché il padre, brillante editorialista, è incapace di tenersi un lavoro; i bambini a scuola sono un po’ emarginati e considerati degli eccentrici, sia per i loro vestiti trasandati, che per i loro modi anticonformisti. Sì, perché se in questa famiglia scarseggiano i soldi, non mancano invece lo spirito, l’intelligenza e l’amore per l’arte in tutte le sue forme. Nelle stanze della povera casa in sottofondo riecheggiano le note di un pianoforte, si legge Shakespeare, si condividono e discutono fatti di attualità,  politica e filosofia con i bambini. La madre è una talentuosa pianista, le figlie Rose e Mary si applicano con successo allo studio del pianoforte, il piccolo e amatissimo Richard Quin non ha ancora scoperto il suo strumento, mentre Cordelia si dedica al violino, anche se non dimostra di avere il talento musicale delle sorelle. Quattro bambini, due genitori, una domestica, una zia e una cugina, una famiglia numerosa, dignitosamente povera, ma felice: umorismo e allegria contraddistinguono la quotidianità di questa famiglia. E anche quando arrivano le delusioni, non manca mai la voglia di continuare a sognare.

“Devi sempre essere convinta che la vita sia straordinaria, esattamente come ti viene detto dalla musica.”

Prendendo spunto dalla propria biografia, l’autrice Rebecca West compone questa eccentrica e affascinante famiglia quasi totalmente al femminile che, tra politica, folklore, tradizioni, musica e letture, rappresenta l’Inghilterra di fine Ottocento. Approcciare questa famiglia non è semplice, e di sicuro non lo sarebbe nemmeno se potessimo incontrare i suoi membri nella vita reale, così eccentrici e fuori degli schemi, cresciuti come sono tra spartiti e grande spirito di immaginazione. Bisogna imparare a conoscerli e ad amarli pagina dopo pagina, scoprendo il loro amore senza limiti per la musica, capace di rendere il loro mondo straordinario, la dignità stoica con cui vivono la povertà, la profonda umanità con cui accolgono chi più sfortunato di loro. Raccontata in prima persona da una Rose ormai adulta, la storia denota acume, pacatezza, spirito di accettazione, ma anche un tocco di magia tipico del mondo dell’infanzia. Non c’è mai un trasporto eccessivo, ma gli eventi narrati non per questo sono privi di impatto, poiché tutto quello che viene vissuto è da spunto per riflessioni sulla società, sulla vita e sull’essere umano. Primo di una trilogia, è giusto sottolineare che questo testo va affrontato con una certa delicatezza, perché la storia è molto densa, piena di riferimenti letterari e artistici, carica di significati. Delicato, ricercato ed elegante, questo è un romanzo che cattura il lettore pagina dopo pagina: non è un amore a prima vista, ma un lento e costante flusso narrativo che ti trascina poco a poco, ma inesorabilmente.

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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