
Carta a Duda. Parte quarta
In Requiem für Wolf Graf von Kalckreuth, Rilke scrive che,, die großen Worte aus den Zeiten, da,, (le grandi parole dei tempi quando) Geschehn noch sichtbar war,, (l’accadere era ancora in vista) Sind nicht für uns,, (non sono per noi) Wer spricht von Siegen? Überstehn ist alles,, chi parla di vincere ? Sopravvivere è tutto (.)
Paura. La notte passata, non mi succedeva da molto tempo, mi sono trovata in un sonno molto agitato dal panico, ma se panico ti dà l’idea di isteria allora, molto di preciso avevo proprio paura, ero paura. Non stavo sognando nulla ovvero niente di cui fossi consapevole e che fosse pauroso ma ero immersa nella paura. Paura della paura. Pan ci ha messo il suo zoccolo duro di sicuro, come no. Mi sono del tutto svegliata, alle tre e mezza, l’ora degli infarti mi fu detto, e nel buio sveglia, a occhi un po’ aperti un po’ chiusi, la paura ha perseguito il suo scopo. Rannicchiata sul mio fianco destro, il fianco che favorisce il mio sonno, lo sai, avevo tuttavia paura, magari come la mia ragazzina sverzata che mangiucchia flan de nata per non avere paura della paura. Il mio flan de nata, Duda, oh eri tu lì a portata ma non ho voluto svegliarti, né potevo muovermi né volevo alzarmi, né scendere in cucina, niente, né,, smuovere l’aria intorno per non sussurrare la nostra presenza a forze maligne, demoni in agguato nel buio,,, dispositivo somatico, o semantico, catafratto dalla paura, con la paura di esistere, incomprensibile e me stessa,, allora a dire il vero, non so con sicurezza se fossi sveglia, se la paura chissà fosse un residuo diurno, della paura che il mondo ci suscita ad ogni levar del sole. Dopo un po’ ho sentito le prime e le seconde gocce di pioggia piovere sul nostro velux e allora Pan si è rintanato in qualche lontana grotta e al suono dell’acqua sono scivolata, simile a rana d’inverno, in un nuovo ipnotico stagno (.)
Eu amo tu amas ele ela você ama nós amamos vós amais eles elas vocês amam e eu te amarei,,,”so che ti amo e che non mi importa altro al mondo”,, scrisse radclyffe hall ne il pozzo della solitudine, uno di quei libri che si incontrano nell’albedo tra i quindici i diciotto anni (ma dubito se oggi esistano libri da incontrare), libri in cui si cerca e legge conferma di un destino tristano quando, sul punto e nel timore di affogare tra i rottami di un’età bambina naufragata nel proprio stesso mare, ci si sbraccia con la spavalderia, la furia, l’assenza di tatto che il pendolo dello sgomento incute,, e ancora non si è certi se ci sarà concesso il nuoto disteso nelle lagune cristalline e piane dal nome geografico di io-sono-io ; e per il vero non si è nemmeno certi di volerci arrivare a quelle lagune, la cui immagine ideale, man mano che cerca di renderci nitidi, perlomeno ha il difetto di essere appunto quello che è, ideale e tale per cui, una volta che ci sembri raggiunto, quel cristallino e quel piano si rivelano a caso presbiopie, miopie, ipermetropie,, disopie comunque ; nella prima delle adolescenze, e poi per ciascuna delle successive a segnare i continui passaggi per i molteplici stretti di gibilterra, a chi ha il privilegio di non seguire le correnti delle convenzioni e fa qualche lettura, da un’epoca all’altra toccherà affrontarli, confidando nei libri perché facciano da specchio a tutti gli innumerevoli specchi delle sue brame,,, e alle stelle sospese che, epocali, sono di tutti; della radclyffe insomma ricordo quella sorta di interessante apodissi “se que eu te amo”, a patto di superare lo stress che questo tipo di apodittiche provocano nelle menti critiche o timorose, o in opposizione al dubbio,,, “so che ti amo” è un detto irrefutabile, ecco, una verità particolare affidata alla buona fede di una verità generale, non tanto diverso dunque dal “certum est, quia impossibile” di quel tale. Però suona e risuona, se que eu te amo. Due, “non mi importa altro al mondo” è la dichiarazione normale all’innamoramento, la che accorda alla couple in love il podio dell’indifferenza o, vista la cosa con altri occhi, il rifugio nell’allucinazione di una camera bianca, là dove nessun parassita può insinuarsi a contaminare le complicità tra i due ahi, finché dura, Tristan und Isolde,, che in tedesco risuona sogghigno di tanatos, appunto, e in italiano invece titolo da love story,, non avesse Dante trovato, per l’altro amour maudit, la devastante clausola, galeotto fu il libro e chi lo scrisse,,, l’endecasillabo ci sa fare. Molte questioni che riguardano i sentimenti,, in che modo, se a furia di rm-encefalo-con-contrasto,, le neuroscienze le affrontano a modo loro e magari hanno già scoperto che quando uno dice, ti amo, si attivano l’insula anteriore o, cito a caso l’amigdala o il tronco encefalico, insomma le località, gli antri cerebrali dove i neuroni higitus figitus abrakazé hockety pockety wockety wack la loro alchimia eccola qua. Molto, se non quasi tutto o proprio tutto che ci riguarda, il corpo lo fa da sé,, perché sa per sua “volontà o nolontà”,,, e che può non compiacerci ah bè certo che sì; veniamo avvisati bensì nei sogni e dalle nostre transitorie allucinazioni quotidiane, tda (transitórias diárias alucinações) del quantum in cui veniamo accaduti sicché diciamo amore di una quant(um)ità che non si può toccare, ma soltanto percepire e in quel soltanto sapere che c’è, avviene e matura e, per perplessità diviene anche nostra natura. Per quanto mi riguarda, all’attraversare lo stretto di questi miei anni,, di questa adolescenza appena di là dal tuo tempo, e che mi porta a esternazioni apodittiche di cui mi sarei straziata a quindici anni e mi strussi, ah sì che mi strussi per treccianera cuor di tenebra, adesso arrossisco appena come una ragazzina sverzata alle prese con un flan de nata fuori dalla pasteleria Tentadora.
By the way : mi disilluse treccianera, da anarchiche che éramo, tutte Malatesta Kropotkin e umanitanova, lei,,, era una che aveva modo di farsi fare e importare gli stivali su misura nell’allora unione sovietica, stivali da ufficiale dell’armata rossa,,, lei, la mia cannabis chesotutto e spiegoditutto ma che mai disse socrate abbasso,, a furia di spiegare si irrorò tardiva con un marxismo eau de rose e finì iscritta a una delle tante mutazione genetiche del partito comunista italiano, ah partido papai padrecinho, mi ripudiò perché allora dalle loro parti c’era un po’ una comprensione patrigna per noialtre malandrine, so che infine ha sposato un dirigente romano, un dirigente di qualcosa, importante in quel mondo è dirigere e digerire, un architetto ricco e bello,, si è normalizzata proprio treccianera, per il camino inverso da quello del giovane Gassman in bagno turco,,, seppi che finì deputata tra i banchi dell’attuale partito democratizzato,,, e lì credo stia ancora, in un’anima povera, in un banco dove non s’impara niente tramutata,,,, ma è tipico dei banchi.
Sempre inadeguate ho trovato le riduzioni a uno, il semplificare, nemmeno da ragazza quando leggevo le cime tempestose e adesso quando ascolto certe sentenze con la pretesa di essere l’ipse e il dixit su ogni sentimento o fatto, offrire la spiegazione del o dei quali è invece impossibile, e non soltanto,,, è disonesto, truffaldino, narcotico usare il lessico per tradire il lessico, sintomo, di un’attitudine al raggiro,,, abbasso socrate, il filisteo della ragione, disse il caro bell’e buono fritzi nietzschi : la luna non assomiglia affatto alla luna e basta. Ci siamo scontrate con la sciocchezza di chi esige di capire noi,,, capire e capire e capire ohi ohi,,, e si domanda il che cosa vuol dire ma è solo una semplificazione che si desidera ; la semplificazione che trasforma qualsiasi soggetto animato in una cosa di cui sia facile appropriarsi col minimo sforzo nell’ebbrezza imperialistica : il predatore sessuale,, nel merito vedrai che ci torno,, quello, il suo godimento non è nel possedere ma di svalutare per mettere in scatola, trasformare l’altro in resto, scarto, coseità di cibo a buon mercato. L’amore, che non si capisca è evidente quanto il fatto che però lo si riconosca, a volte e, per approssimazione si sappia intuirne la sua sostanza di vuoto e di vaso. L’amore, come la musica sfugge alla definizione,,, “l’accadere è piuttosto rimesso al gioco del caso”, la frase non è mia figurati ma di Heisenberg,,, so che cos’è l’amore però non lo so, posso verificarlo ma non toccarlo allo stesso tempo ; nel vuoto tra noi quello che c’è è la musica dico io, di cui siamo tutte le note e le parti orchestrali, tutte.
Ma ecco che sì, io posso dire che non so che cos’è l’amore, la sua forma la sua “ità”, ma conosco il mio, per propriocezione e so il mito che il tuo corpo mi vuole svelare a sera, Freud ci accorda il vantaggio della libido o forse forse mi pare un vantaggio sulla libido e so,, ho letto, la fenomenologia dell’amore in Proust, non meno di quella musicale ma, ecco uno snodo : sai tu forse che cos’è la musica, sapresti significarla, confinarla in un vaso di cui si sappia alla fine con certezza contenuto e contenitore ? Di un tuo collega dici spesso, che e se, è “musicale” e ti capisci e ti capisco e sai e sappiamo entrambe riconoscere chi ha il dono senza il quale è difficile dirsi artista,,, in uno qualunque dei tanti ambiti dell’arte,,, lo sai tu meglio di me, io, per grazia ricevuta so ciò che non si può spiegare, che cosa si intende dire quando con giudizio sintetico a priori, si afferma l’indicibile,, che il tale o il talaltro são intensamente musicales (maschile sovresteso),, eh sì. Qualche saggio, puoi scommetterci un cinese, disse che un vaso è definito dal suo vuoto ; e mi pare proprio fu Mahler a dire che “nella partitura è scritto tutto, tranne l’essenziale”, Schönberg che “il compositore rivela l’essenza più intima del mondo in un linguaggio che la sua ragione non comprende” e infatti: eccomi qua, dice la musica che altro non vuol dire se non sé stessa, sicché,, conosco il mio amore, posso affermare “per sentito percepire”(por ouvir perceber?). Della geometria euclidea ho sempre ammirato il punto che non ha dimensioni, e allora? Non è poco essere privi di dimensioni “non avere parti” ed essere così importante tanto da servire a “fare il punto”,, è solo un esempio della mia ansia di calembourrer,,, ohimé ora e sempre me perdona che non riesco a sbarazzarmi dalla riprova che I’m such stuff as free thoughts are woven of; and my little life is rounded with a nonsense, with the drifting tides of all my don’t knows, of my doubts that never hit the depths,, uh Shakespeare dear.
Sia chiaro che io sono con tutto il mio cuore grata al teatro che mi ha assunta nell’ufficio stampa e comunicazione a scrivere di musica, sì che scrivendo di musica, mi sento di esserne la sentinella, anche se, alla fine, come la solitaria del quadro di Fattori, sai. Scrivere in un programma di sala due note, ah ah, sul tristano, mi fa rinvenire come un carciofo messo a bagno col suo gambo in acqua. Scrivere di musica ti dico mi provoca ogni volta la stessa emozione che provai la prima quando vidi un’orchestra radunarsi piano piano sul palcoscenico, non sto a dire a te ma sai, prima i legni, poi uno a uno voi violini, i celli eccoli, in ordine sparso, si tirano fuori dalle custodie gli strumenti, si soffia, si bagna, si provano trilli e terzine discendenti, il salto di corda, oh il timpano è uno specialista, laggiù solitario mette con metodo alla prova la levigata pelle del suo strumento e sembra suscitare il ritmo occulto di quel breve apprendistato di stregoneria che l’orchestra ripete prima di ogni esecuzione,, e bene non sa di che stregoneria si tratti o dell’esecuzione di chi.
Oggi sono rientrata molto presto nel pomeriggio e al nostro pingodoce ho trovato, e comprato e portato a casa,, in due enormi buste di plastica che le spine hanno presto traforato mutandole in imitazioni di trappole antiuomo,, un’opulenta quantità di meravigliosi carciofi, belli più belli all’occhio di un quadro dell’arcimboldo. I carciofi hanno ancora per me sapore d’italia di una italia che spezzate le zolle è sopravvissuta per miracolo al totale decadimento del paese in un piano di formica, italia gentile ma spinosa, salace, acuta e col coraggio di non essere simpatica dove,, forse adesso potremmo andarci insieme, in effetti mi piacerebbe tu vedessi urbino,, il centro, umbria toscana marche il lazio,, persino roma ha dei resti, di italia, che consiste nel suo centro, anticamera del tragico ossia del luminoso quadrilocale di Dioniso, il sud oh il sud, che fino alla penisola delle spagne arriva e si estende,, duende,,, oh cielo non prevedevo questo rush di nostalgia, cambio,, sicché ora mi interrompo per preparare la cena per noialtre, e ciò, tutto ciò che ci riguarda mi inclina all’estetica giapponese, alla letizia del nostro piccolo quotidiano, quel che al final però legittima la mia comparsa o, piuttosto, la mia comparsata sulla terra,,, poco sarei sem esta dú-vi-da. Non passerà molto che avrò pulito i meravigliosi carciofi, bizzarri e buoni e utili fiori, alla romana li avrò stufati, ci saremo alimentate di questi e non so di che altro che si tocchi e mastichi, avremo parlato del più e del meno come se il meno fosse il più o magari, con probabilità alcune, di più ; nella nostra stradina i lumi staranno brillando da tempo, accesi sulla linea del confine dove la notte distilla la temporanea quiete dal “dominio della lotta”; ho già indossato i guanti per scattivare i cynari a non farmi unghie e polpastrelli di nero, ché ci vogliono giorni a tirarlo via ; ma, prima, lascio qui questa piccola poesiola che scrissi qualche tempo addietro ; mi dissero che suona un po’ come un mallarmé e,,, basta,,, fuori dal quadrato della vetrata a nord sta il nostro privato tago e além do nosso tejo la visione della città, dei suoi diecimila lumi intriganti. Até logo
Plonge, une lumière pluvieuse et maladive
Dans cette pièce obscure et sensitive,,,
Par le grand pare-brise
Elle détrempe ma pâleur grise
Suscite, goutte à goutte ses poèmes,,
Mardi, Pluie, Après-midi,
Métaphore,, Je fus jadis,
L’enjeu, de mes larmes blasphèmes -
– peraltro, dudinha Duda carinhosa –
A poet is trapped beside,
With a hollow shell inside,
He rings his misty bell,
In a suicidal spell,
As long as lasts her tide (.)



