Stavros contro Golia – Sophia Mavroudis

Titolo: Stavros contro Golia
Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Giovanni Zucca
Pagine: 256
Prezzo: € 18,00

Mar Egeo nella notte del 2 gennaio 2019. Onde tempestose si abbattono sul pattugliatore greco in avvicinamento alle isole Ìmia metà greche e metà turche. Sulla tolda a sfidare l’orrida bufera si erge il commissario Stavros Nikopolidis, 85 chili per 1 metro e 87, della polizia di Atene inviato, contro la sua volontà, dal capo Livanos a fermare un barcone di migranti a bordo del quale dovrebbe trovarsi un pericoloso terrorista pronto a entrare in Europa via Grecia per compiere attentati. Accanto a Stavros la sua squadra: Dora, ex forze speciali, una gran testa calda e una formidabile tiratrice di coltelli, alta, capelli neri corti, occhi verdi, bellissima, braccio destro di Stavros che stenta a tenerla a bada, ma lei lo adora e in passato gli ha salvato la vita; Glikos, vicino alla formazione di estrema destra Alba Dorata, che odia i migranti quanto Stavros detesta lui; Zevenis, il silenzioso e accanito fumatore, uomo nell’ombra. Sopra di loro si libra il drone comandato a distanza dall’informatico e genietto Eugénios, chiuso nel suo ufficio di Atene. Il terrorista porta il nome di battaglia di Abu Jihad ed è riconoscibile da una cicatrice sul viso. Dora, per motivi che affondano nel suo passato nelle forze speciali e hanno a che fare con la tragica morte dell’amatissimo fratello, non vede l’ora di prenderlo, ma l’intera operazione si rivela un fiasco completo. Il barcone dei migranti e la piccola barca a traino affondano nei pressi della spiaggia con perdite umane. I turchi, che pattugliano a loro volta la zona, mettono i bastoni fra le ruote ai greci. Il terrorista fugge insieme al trafficante turco che accompagnava i migranti e che viene ritrovato morto fra gli scogli. Per giunta Dora incontra una vecchia conoscenza, il turco Cengiz. Lei non si fida, lo considera in combutta con il terrorista, ma lui invece le propone di unire le forze per trovarlo. C’è da fidarsi?

Del disastro Stavros e i suoi devono rispondere a un Livanos fuori dai gangheri per le forti pressioni che riceve da Bruxelles: la Grecia, gli dicono, è il primo porto d’ingresso in Europa. Se non sono loro a fermare i possibili terroristi, chi altri potrà? Ma la Grecia – pensa e dice a più riprese Stavros – sta con fatica uscendo da dieci anni di regressione economica dopo il rifiuto della Germania di annullarne il debito sovrano – dimenticandosi che dopo l’ultima guerra mondiale proprio la Grecia aveva accettato che l’ex paese nazista non pagasse i debiti di guerra. Le risorse sono inesistenti, i campi profughi sulle isole e nella stessa Atene traboccano di disperati e la popolazione non capisce perché si debba pensare a questi poveretti e non a loro e ai loro guai. Ed è proprio nel campo profughi non lontano da Atene che Stavros e la sua squadra cercano il terrorista, ma prima di venire a capo dell’intera faccenda, con l’insuperabile aiuto di Eugénis e dei suoi potenti mezzi informatici, e quasi mai agendo secondo le regole, s’imbatteranno in personaggi ambigui, in tradimenti e contromosse insospettabili, in storie individuali da raccapriccio. Perché questa storia è come il gioco del tavlí – versione greca del più noto backgammon – in cui Stavros è maestro, un gioco vecchio di cinquemila anni che combina strategia e fortuna, ma anche spietato coraggio e faccia tosta per non farsi fregare dall’avversario.

Un poliziesco alquanto insolito questo libro della brava Mavroudis, secondo episodio delle avventure di Stavros e della sua squadra. Insolito perché, se i momenti di azione sono davvero intensi e catturanti, buona parte del libro è dedicata a un’analisi della precaria situazione della Grecia – peraltro alle soglie di un’altra terribile disgrazia, il Covid -, all’orrore dei profughi e dei campi in cui sono confinati, alle storie personali dei protagonisti – Stavros e il suo cuore d’oro nonché il suo caratteraccio sono perfetti – e alla città di Atene meravigliosamente descritta tanto che ci sembra di viverla nelle sue strade, negozi, ristoranti e personaggi indimenticabili come l’affascinante Matoula, amica di Stavros suo salvatore, e bravissima a leggere il futuro nei fondi di caffè nel suo bar.

“Perché la città, incastrata tra i sette colli dell’Attica, si arrampica in verticale sulle pareti rocciose alla ricerca di una boccata di ossigeno. Come gli uomini. Perché anche la città, proprio come gli uomini, soffoca.” (p. 201)

Come sempre un grazie di cuore a Giovanni Zucca per l’impeccabile traduzione.

Francesca Battistella

Francesca Battistella (Napoli, 1955) si è laureata in Antropologia Culturale nel 1979 alla Federico II di Napoli e ha conseguito un Master nella stessa materia presso la Auckland University, Nuova Zelanda, nel 1982. Ha lavorato come Lettrice d’Italiano e Storia Contemporanea nella stessa università nel 1983 e nel 1984. Tornata in Italia è stata traduttrice dal francese e dall’inglese per l’Istituto di Studi Filosofici di Napoli e in seguito per dieci anni segretaria di alta direzione, promoter, editor e organizzatrice di eventi presso la società INNOVARE, gruppo Banco di Napoli. Dal 2008 vive e lavora a Lugano, Svizzera. Negli anni ha pubblicato il romanzo storico Gli esuli (2004), un giallo Il parco delle meraviglie (2006), un noir Re di bastoni, in piedi, una trilogia gialla ambientata sul lago d’Orta che comprende La stretta del lupo (2012), Il messaggero dell’alba (2014), La bellezza non ti salverà (2016) e ancora un noir La verità dell’acqua (2019). Gli ultimi cinque libri per la casa editrice Scrittura&Scritture. Scrive recensioni per Gli amanti dei libri, la rivista Airone (Cairo editore) e Luoghi di libri.

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