Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Gianluca Coci
Pagine: 624
Prezzo: € 23,00
Tōkyō, 2020. In piena pandemia da Covid-19, la quarantenne Hana chiusa in casa legge il quotidiano Shinjuku sul telefonino e scopre che Yoshikaw Kimiko, disoccupata sessantenne, è finita sotto processo per il sequestro, le percosse e le minacce a una ventenne tenuta prigioniera per quindici mesi. Solo la fuga della giovane ha permesso l’arresto della donna. Hana trasale sconvolta. Quella donna, Kimiko, appartiene al suo passato, a un’altra vita, a vent’anni prima di questo giorno. Hana, oggi quarantenne e sola, recupera il suo vecchio cellulare, lo ricarica, riesce a parlare con Ran – anche lei parte di quel passato – e a incontrarla brevemente in un caffè. Si scambiano racconti di quei vent’anni trascorsi senza vedersi, ma sono entrambe in guardia, vagamente reticenti su quel lontano periodo della loro vita e sulle avventure vissute insieme a Kimiko, allora quarantenne, e alla loro coetanea Momoko della quale Ran sembra restia a dare informazioni. Hana ha paura che attraverso Kimiko la polizia arrivi a loro, ma Ran la rassicura. Ma perché? Cos’è successo vent’anni prima e come mai tre adolescenti e una quarantenne hanno vissuto insieme?
Inizia qui un lungo flash back in cui Hana racconta la sua vita a partire dai quindici anni in un minuscolo e sporco appartamento di un disagiato quartiere di Tōkyō. Una madre, Ai, totalmente inaffidabile e spesso assente, un padre sparito nel nulla, la povertà strisciante, il bullismo al quale è sottoposta a scuola e infine l’apparizione di Kimiko, un vago sostituto materno che per alcuni mesi la rasserena con il suo carattere calmo, la sua capacità quasi magica di relazionarsi con il mondo. Hana intravede un’altra dimensione dell’esistenza dove la solitudine, l’ansia del domani, la paura di non essere mai all’altezza di qualunque compito sono solo un ricordo. Ma anche Kimiko un giorno scompare e Hana precipita nella depressione per risorgere con un’unica idea in testa: guadagnare abbastanza per scappare da quella casa, da quell’ambiente. Purtroppo, dopo mesi di duro lavoro in un ristorante, tutti i suoi sudati risparmi vengono rubati. Da chi? Lei sospetta l’ultimo fidanzato di mamma, ma è stato davvero lui? Ritroverà Kimiko e andrà a vivere con lei. A loro, in momenti e per ragioni diverse, si uniranno altre due adolescenti: Ran, anche lei un’invisibile dal triste passato, e Momoko, figlia di nuovi ricchi, beceri e anaffettivi, brutta e grassa, ma dalla voce celestiale. Insieme apriranno uno snack-bar con karaoke, il Lemon – solo il giallo porta ricchezza e fortuna, sostiene Kimiko – e quando il locale andrà a fuoco, pur di sopravvivere passeranno ad attività tutt’altro che legali – in questo risiede l’attuale paura di Hana che la polizia risalga a loro – fin quando il loro ferreo sodalizio non andrà in pezzi. Per quale motivo? Era Kimiko a tenerle sotto sequestro e loro sono riuscite a fuggire? O ciò che ricordano Hana e Ran è solo una pietosa bugia per salvarsi l’anima?
Romanzo noir quasi tutto al femminile con una forte venatura sociale e antropologica, il libro della pluripremiata Mieko Kawakami ci mostra un Giappone a cavallo del nuovo millennio dove grandi sono le disparità sociali e il denaro sembra essere al contempo schiavitù e liberazione, una meta agognata per mettersi al riparo da una vecchiaia di solitudine e disperazione. Un Paese di grandi contrasti e che soffre delle peggiori contaminazioni dell’Occidente, dove stanno lentamente sparendo i vecchi usi e costumi – l’unità familiare, il rispetto della vecchiaia -, ma non le antiche credenze legate ai sogni, alla divinazione, alla onomanzia; dove la yakuza, la mafia, si è fatta strada con prepotenza e alimenta traffici redditizi; dove ai locali, un tempo appannaggio delle geishe, si sono sostituiti i ricchi night club di Ginza con le loro hostess bellissime e fragili – il personaggio di Kotomi ne è un luminoso esempio -; dove essere adolescenti è difficile forse più che altrove – come ci ricorda l’autrice citando il fenomeno dell’enjo kōsai, ragazzine di prima o seconda liceo che “…si vestivano e truccavano da paura, capelli perfetti, spiccavano in mezzo alla massa. Gli uomini facevano la fila per stare con loro, le riempivano di soldi e regali, le straviziavano.” (pag. 251) – e sinonimo di omologazione nel vestirsi, nel parlare, nel muoversi, nel seguire un certo tipo di musica. Non è così per le protagoniste di questa storia oscura e tormentata. Loro sono creature atipiche, ma paradossalmente, nel loro appartenere alla categoria delle invisibili, ancora più affascinanti, perverse e reali all’interno della tentacolare città di Tōkyō.



