L’altra famiglia – Jodi Picoult

Titolo: L'altra famiglia
Autore: Picoult Jodi
Genere: Romanzo drammatico
Traduttore: Lucia Corradini Caspani
Pagine: 455
Prezzo: 18.60 €

“Alle 20.30 precise Max mi iniettò diecimila unità di hCG. Esattamente trentasei ore dopo, gli ovuli furono recuperati. Si procedette alla ICSI, iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo per fecondare l’ovulo con lo sperma di Max. E tre giorni dopo, con Max che mi teneva la mano, mi fu inserito un catetere vaginale e osservammo l’embrione che si spostava sul monitori di un computer che lampeggiava a intermittenza. L’interno del mio utero sembrava fatto di alghe che ondeggiavano nella corrente.Una piccola scintilla bianca, una stella, schizzò fuori dalla siringa e cadde tra due alghe.  Festeggiammo quella potenziale gravidanza con un’iniezione di progesterone nella mia natica. E pensare che alcuni, se vogliono avere un bambino, devono solo fare l’amore”.

Max e Zoe sono sposati da quasi dieci anni e da più di cinque fanno l’impossibile per superare i problemi di fertilità di cui entrambi soffrono e avere il loro bambino. Finalmente Zoe resta incinta ma, al settimo mese di gravidanza, il piccolo nasce morto. E’ l’ultima spinta che serve al matrimonio per distruggersi completamente. Max chiede il divorzio e si rifugia dal fratello, dove diventerà un adepto della ultraconservatrice Eternal Glory Church. Zoe, invece, musicoterapeuta appassionata del proprio lavoro, continua a praticarlo senza il minimo entusiasmo, finché non incontra Vanessa.Vanessa che l’assiste, Vanessa che le è accanto come Max non è mai stato, Vanessa che riesce a farsi adorare persino da sua madre. Vanessa che la fa innamorare.

Sembra finalmente che per entrambi gli ex coniugi la vita abbia trovato un senso ma, quando Zoe chiede a Max di poter utilizzare gli embrioni congelati che erano loro rimasti per poter avere un bambino con Vanessa, è tribunale. Meglio, infatti, donare gli embrioni ad una regolare coppia cattolica che permettere a quei bambini di crescere con due madri.

Non solo uno scontro tra due persone che una volta si amavano, dunque, ma anche tra due modi di vedere la vita e l’amore. Il romanzo della Picoult è tutto qui: un incontro/scontro tra ciò che è antico e ciò che è nuovo, tra apertura e chiusura mentale, a dimostrazione che il diverso, se diverso si può definire, non è per forza negativo, anzi…

I personaggi, ottimamente strutturati, raccontano la loro storia a turno, di modo che al lettore sia possibile osservare ciò che avviene dai diversi punti di vista di Max, Zoe e Vanessa. Chiesa, cambiamento e omosessualità.

La storia scorre via come acqua, lasciandosi alle spalle innumerevoli spunti di riflessione e di discussione.

Un libro meraviglioso, a mio avviso, che riesce a comunicare, senza essere stucchevole, che fare la cosa giusta non vuol dire fare quella più facile e , soprattutto, che non esiste un solo giusto e un solo sbagliato.

Un romanzo delicato e intenso, con personaggi veri, reali, incisi a fuoco nella memoria di chi legge. Interressantissimo, oltretutto, l’approfondimento della pratica della musicoterapia.

“La notte scorsa, prima di incontrare Wade Preston, faccio un sogno. (…)Un’infermiera prende il neonato e lo avvolge nelle fasce, ma di colpo sussulta. Chiama il pastore Clive, che lo guarda tra le pieghe della coperta ed esclama “Oh Gesù Signore!”

“Cosa c’è che non va?” Chiedo, facendomi largo tra la folla a spintoni. “Cosa succede?” ma loro non mi ascoltano. “Forse non se ne accorgerà” Sussurra l’infermiera, e porge il bambino a Liddy, tubando “Ecco suo figlio!”

“Liddy solleva l’angolo della coperta che avvolge il bambino e si mette a urlare. Per poco non fa cadere il neonato e io mi chino in avanti per prenderlo. E’ a quel punto che lo vedo: non ha volto. Al suo posto c’è solo un ovale screziato da grumi e bolle, una sutura livida dove dovrebbe esserci la bocca. “Non lo voglio!” Piange Liddy. “Non può essere mio!” Una delle spettatrici mascherate si fa avanti. Mi prende il bambino  e incomincia a pizzicare la carne formando dei lineamenti finti: una montagnola per il naso, due impronte di pollice al posto degli occhi… come se il bambino fosse fatto di creta. Lo guarda come se fosse la cosa più bella che abbia mai visto, “Ecco.” Dice. Si toglie la mascherina e sorride, e a quel punto scopro che è Zoe.” 

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