Data di pubbl.: 2026
Pagine: 315
Prezzo: € 20,00
Un paese del Sud Italia, compresso fra campagna, pinete e mare. Martoriato da incendi occasionali volti a disboscare aree di prossima edificazione. Terreni incolti e abbandonati, masserie riadattate dai maggiorenti locali. E nel centro, palazzotti un tempo nobiliari e ora abitati da coloro che un tempo non erano nessuno, ma che, col tempo, hanno accumulato fortune ingenti e la fanno da padroni. Per il resto, case vecchie, mal tenute, chiuse in vicoli angusti percorsi da cani randagi e ragazzotti su moto e motorini rombanti, giovani aggressivi, disperati.
Qui, in questa Tijuana italiana, si raggruppa una congerie di personaggi, ciascuno con un ruolo preciso. I primi che incontriamo sono Giorgio Castaldo, insegnante di ginnastica che racimola occasionali supplenze, con un singolare passato. Ha lasciato l’Orientale di Napoli per Scienze Motorie, ma conosce assai bene l’arabo. Non particolarmente alto, di sicuro in forma fisica perfetta, è il figlio adottivo della famiglia di cui porta il nome, famiglia ormai formata da lui, dalla sua non sorella Laura, dal loro figlio Mario di cinque anni e da una zia settantenne, Rosetta. A lui, la mattina della festa della Madonna, si rivolge un vecchio amico, Elvio Montuoro, ricercatore confermato in un’università americana. S’incontrano in piazza dell’Incoronata mentre intorno a loro il paese inizia a svegliarsi, a prepararsi per la grande processione e i botti finali. Chi sono davvero Giorgio e Elvio al di là delle loro professioni dichiarate? Perché Elvio racconta a Giorgio della ben nota famiglia Laviati – tre fratelli, ormai in età, banchieri proprietari della Caricredito i cui bancomat in forma di piramide Maya troneggiano ovunque -, due a Zurigo, Emanuele e Davide, uno il più vecchio lì in paese, Don Giosuè e con lui la nipote Lea, brutto viso, corpo perfetto? Perché vuole che Giorgio infiltri i Laviati e ne scopra le mire segrete: una macchinazione globale, un complotto volto a ribaltare il mondo distruggendo le economie di molti Paesi. Come e dove ha avuto inizio tutto? In quella stessa mattina di festa Giorgio incontra altri personaggi chiave di questa vicenda: l’anziano Carlo Reda, ora vivaista; Falco 15, il capitano Morgagni, antico compagno di scuola, un bullo dal quale Giorgio aveva salvato Elvio; il direttore della Caricredito, il veneto Lorenzi e la sua segretaria Halima Zadeh – una giovane donna proveniente da quello che tutti i coinvolti chiamano il Paese ermetico, uno Stato ex sovietico sede dei traffici economici dei Laviati -; il trucido Barrese, ex alunno di Giorgio. Poi la festa esplode, passano di corsa i fujenti, scoppiano i fuochi di artificio, scintillano le luminarie e tutto sembra preconizzare ciò che accadrà in seguito, ma lì i colpi saranno veri, i morti, bugiardi e onesti si accumuleranno, gli inseguimenti di corsa non avverranno in nome della Madre di Dio, ma per salvarsi la vita. Entreranno in scena due sedicenti argentini, Ana e Ninucho; l’ispettore Nunziante con il suo faldone pieno di notizie sul legame fra i fratelli Laviati, Carlo Reda, il prof. De Loia ora all’ONU, e il loro passato rivoluzionario – vero o falso? -, la sua feroce determinazione a sventare il complotto, la memoria degli anni di piombo e dell’assassinio dell’on. Riccardi legato alla famiglia di Giorgio Castaldo. E ancora un’antica conoscenza di Giorgio, il vecchio Calisse che tutto sa e vede e che lo guiderà nell’ultima parte di un sanguinoso percorso a ostacoli verso il disvelamento del piano Kumquat. Ma “quando nessuno dice la verità, come distinguere una bugia dalle altre che circolano?” (p. 284).
Scritto con un linguaggio ricco e immaginifico, il libro di Verrengia ci ricorda proprio questo: gli infiniti inganni, i maneggi, le connivenze, le false informazioni, i troppi morti di cui il nostro Paese si è nutrito nel corso degli anni e di come la possibilità di precipitare nell’abisso sia ancora in agguato.


