La cacciatrice di anime – Darynda Jones

Titolo: La cacciatrice di anime
Autore: Jones Darynda
Casa Editrice: Leggere Editore
Genere: Fantasy
Traduttore: Silvia Demi
Pagine: 349
Prezzo: 10

“Scusa.” affermò. “Avevo intenzione di tornare con gli altri, è solo che…”
“Non preoccuparti di questo. Hai un sacco di cose in ballo. Capisco.”
“Cos’hai scoperto?”
Dopo che l’ebbi messo al corrente, parve riprendersi un po’. “Ritieni che si tratti di traffico di esseri umani?”
“Abbiamo un piano d’azione semiserio, se vuoi prendervi parte.”
“Certo che sì.” Bene. Sembrava stare meglio. Poi tornò un attimo pensieroso e mi disse: “Nel frattempo posso saltare nel tuo corpo e baciare mia moglie?”
Trattenni un ampio sorriso. “Non funziona proprio così.”
“Allora puoi limitarti a baciare mia moglie e fingere che sia nel tuo corpo?”
“No.”
“Posso pagare. Ho i soldi.”
“Di quanto stiamo parlando?”

Con quest’esordio brillante, forse Darynda Jones ha colpito nel segno.
Di certo, però, non lo ha fatto con me.
Da brava amante di telefilm, è impossibile non notare la spiccata somiglianza con la serie americana “Ghost Whisperer”, che adoro. Charlotte e Melinda, le due protagoniste, sono portali tra il mondo dei vivi e l’aldilà e il loro compito è aiutare le anime a passare oltre, ad entrare nella Luce, lasciandosi alle spalle il mondo terreno e i suoi dolori.
Fin qui tutto bene, la storia attira ed interessa, ma c’è una differenza cruciale tra questi due prodotti ed è proprio qui che si trova il tallone d’Achille di questo romanzo, tra l’altro primo di una trilogia.
La protagonista.
Charley Davidson, che già a partire dal nome tutto ispira meno che fiducia, è infarcita di comportamenti insopportabili e battute stridenti. Charley è una di quelle persone incredibilmente imbranate e dalla battuta troppo facile di cui libri e televisioni sono pieni e che dovrebbero, secondo i loro creatori, rendere i personaggi in questione più vicini alla realtà.
La storia in sé regge, nonostante le frequenti cadute nello stile da romanzetto a luci rosse che, invece di rendere il personaggio di Reyes più sensuale, non fanno che rendere più volgare quello di Charlotte.
Troppe creature fantastiche, troppe apparizioni di Dio e di Satana riempiono le pagine di questo libro, in cui le creature davvero azzeccate sono due: il custode dei nomi dei defunti e l’ombra oscura e sensuale che segue la protagonista persino nei suoi sogni.
Geniali, invece, gli inserimenti di citazioni prese da magliette e spot pubblicitari che, però, i tre quarti delle volte non hanno nulla a che vedere  con quello che sarà narrato nel capitolo.
In conclusione, le parti davvero piacevoli de “La cacciatrice di anime” non bastano a farne l’esordio interessante e spettacolare che la critica aveva annunciato.

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