Il Quinto Stato – Giuseppe Allegri e Roberto Ciccarelli

Titolo: Il Quinto Stato. Perché il lavoro indipendente è il nostro futuro. Precari, autonomi, free lance per una nuova società.
Autore: Allegri Giuseppe, Ciccarelli Roberto
Casa Editrice: Ponte Alle Grazie
Genere: saggio
Pagine: 255
Prezzo: 14.00 €

Il saggio di Giuseppe Allegri e Roberto Ciccarelli ha una matrice che tra origine dal passato (1960 Valitutti, il Quinto Stato; 1970 Ferdinando Camon, il Quinto Stato, prefazione di Pierpaolo Pasolini).  Riflessioni sul Quinto Stato implicano una conoscenza di quello che sono stati il Terzo Stato e il Quarto Stato. Un aiuto per la comprensione del libro si ha sin dalla copertina, accattivante, che riprende il celebre dipinto di Giuseppe Pellizza da Volpedo del 1901.

Diversi aspetti del libro sono a dir poco interessanti. I due autori cercano di descrivere con precisione la realtà che ci circonda usando il passato e plasmandolo alla luce di ciò che accade nel mondo contemporaneo. Punti interessanti sono: l’analisi dei modelli di governance che hanno portato allo stato attuale dei fatti; l’analisi del contesto italiano con particolare riferimento alla politica attuale e al suo interesse di gestione della società in toto; la critica mossa al mondo dell’imprenditoria; la disuguaglianza che, in tutte le sue accezioni, finisce per cadere nel Quinto Stato; le politiche di austerità che hanno pagato prettamente i poveri e gli esclusi; gli aspetti psicologici del Quinto Stato; l’economia collaborativa; il “diritto di città”.

“Il Quinto Stato vive come un apolide in patria a cui viene riconosciuto il diritto di lavorare, ma puntualmente alle peggiori condizioni disponibili e senza diritti.”

Il libro è scandito in tre parti, molto precise e dettagliate, si presenta dinamico, in continuo divenire quanto lo sono il mondo Cosmopolita e i flussi di comunicazione. Il Quinto Stato è un “atto di creazione”. Secondo i due autori diventeremo in breve tempo tutti apolidi “padroni di niente e schiavi di nessuno”. Il Quinto Stato non è solamente visto in una prospettiva critica della società in cui viviamo, ipotesi con cui inizia il libro, ma vengono anche delineati nella terza parte aspetti positivi e soluzioni ai problemi.

Le tesi sostenute nel libro, per quanto comuni, vengono espresse in un linguaggio che fa uso di espressioni inglesi, francesi, latine e greche. A tratti la presenza di paragrafi ilari rendono la lettura avvincente, come le descrizioni del popolo precario da parte di fior di illustrissimi Ministri e Presidenti. E’ fuori discussione che una buona conoscenza del passato da parte del lettore sia richiesta. Il target a cui hanno pensato gli autori sicuramente è medio-alto.

Il saggio è sicuramente da leggere per la sua visione a trecentosessanta gradi della società.

 

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