Il caffè delle donne – Widad Tamimi

Titolo: Il caffè delle donne
Autore: Tamimi Widad
Genere: Romanzo
Pagine: 295
Prezzo: 17.50€

Il caffè ed il suo aroma “intenso, superiore, ricco”(pag.13). Una trasposizione naturale di aggettivi per commentare le pagine di questo libro. Intenso di sentimenti, ricco di emozioni, superiore nel raccontare una vita in equilibrio tra due mondi.

L’autrice, Widad Tamimi, al suo primo romanzo, cittadina di “seconda generazione”, racconta la storia di Qamar. La protagonista, cresciuta in Italia, trascorre tutte le sue  vacanze estive in Giordania, ad Amman, nella casa dei nonni e con la famiglia di origine del padre. Il romanzo ruota attorno al “rito del caffè” che bevevano le donne nella casa della nonna quando i  mariti erano fuori per lavoro, i figli a giocare e i loro discorsi si facevano liberi e più intimi. Così la scrittrice racconta al lettore italiano il suo Medio Oriente, un po’ diverso dagli stereotipi che si sono creati dopo gli eventi dell’11 settembre, con gli occhi di una bambina che colorano le pagine di tenerezza e di affetto, ma che anche sanno mantenere una certa distanza.

Fu nel corso dell’estate dei suoi undici anni che Qamar cominciò ad osservare le donne che si radunavano nel salotto domestico per celebrare il rito del caffè, ma solo al compimento dei tredici le fu concessa “l’iniziazione”: il traguardo speciale che segnava l’emancipazione dalla vita infantile. Il rito consisteva nell’essere nominata messaggera per avvisare tutte le donne che l’incontro quotidiano stava per iniziare, in particolare chi leggeva i sedimenti del caffè. E poiché i bambini non erano coinvolti, questo momento rendeva l’evento ancor più importante, tanto che dopo la prima convocazione ogni giorno si poteva partecipare. Attorno alle donne si creava una specie di cerchio magico, un profondo silenzio che avvolgeva la predestinata del giorno alla lettura dei fondi di caffè nella propria chicchera. In quei momenti, nel salotto domestico si instaurava una convivialità femminile che fece scoprire a Qamar la passionalità delle donne della sua famiglia: rigorose  nel rispettare le regole del pudore, ma confidenziali tanto da superare la barriera del velo, così la loro saggezza passava di donna in donna. E se dapprima arrivò il giorno in cui le fu chiesto “Prepari il caffè?”(pag.88), nell’anno seguente le toccò l’onore della lettura. Fu quello anche l’anno dei primi innamoramenti, in cui morirono i giochi per strada tra bambini e i sogni divennero una fuga dalla noia. Qamar prese coscienza per la prima volta del legame che era nato tra lei e Yusef. Ma l’amore adolescenziale sbocciato in terra giordana trasformava il paradiso che era stato Amman fino a quel momento in un luogo di costrizione incapace di giustificare una cultura tanto diversa da quella in cui stava crescendo. Fu l’estate della “Grande Prigione”, in cui il sedimento le suggerì un destino; l’estate della fuga che lei credeva essere l’inizio di tutto ed in realtà si trasformò in un grande esilio.

Il romanzo è costruito su un’alternanza di capitoli che raccontano da un lato le vacanze palestinesi  con la consapevolezza per Qamar di essere parte di quel mondo quasi claustrofobico in casa della nonna, dall’altro il suo oggi ed il suo occidente. In questi si dipana la vita con Giacomo, l’amore del compagno di banco da sempre, e la storia di una maternità interrotta che rende la quotidianità malinconica e si sgretola “in tanti piccoli spicchi sparpagliati sul pavimento”(pag. 90). Sulla vita di Qamar cala un sipario pesante che segna il distacco dal suo compagno. Così riaffiora il ricordo della lettura giovanile del fondo del caffè che indicava un destino, non certo un’imposizione, ma anche una possibilità aperta alla volontà e al cambiamento.

Dopo questa triste esperienza Qamar decide di ritornare ad Amman, abbandonata tanti anni prima quasi da profuga perchè attratta dalla leggerezza dello stile di vita occidentale. Ora è diventata l’utopia in cui trovare rifugio, “l’irraggiungibile chimera, l’incontestabile perfezione, l’inviolabile origine di tutte le cose” (pag.209). E solo permettendo a Giacomo di entrare in questo “mondo” dal fascino levantino Qamar ritroverà la sua identità e la capacità di rendere più sereno il suo destino.  

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