Angelology – Danielle Trussoni

Titolo: Angelology
Autore: Trussoni Danielle
Casa Editrice: Nord
Genere: Fantasy
Pagine: 504
Prezzo: 18,60

 

“Immagino di aver adattato la mia visione del mondo a questa verità. Vedo tutto in bianco e nero: da una parte il bene, dall’altra il male. Noi siamo buoni, loro i cattivi. Se noi vogliamo vivere, loro devono morire.”

Gli angelologi non si occupano solo dello studio degli angeli, delle loro origini e caratteristiche. Da secoli combattono una guerra che sembra essere arrivata al culmine.
Le creature con le quali si scontrano non sono i graziosi Cherubini e Serafini raffigurati nelle chiese o gli Arcangeli portatori di buone novelle; sono Nefilim: esseri alati meravigliosi, così perfetti da incutere terrore, potentissime in tutti i campi: fisico, economico, storico e sociale.
Le loro origini si ritrovano ancor prima del Diluvio Universale, quando, disobbedendo al Creatore, alcuni di loro si uniscono alle donne umane. Questa è la genesi delle famiglie Nefilim tutt’ora esistenti sulla terra.
Lo scopo degli angeli è quello di dominare l’intera umanità, niente di più semplice se non fosse che un terribile morbo li minaccia e l’unica cura possibile è legata ad uno strumento divino: la Lira di Orfeo, in mano agli angelologi dalla Seconda Guerra Mondiale.
Molti di loro hanno perso la vita per mano dei Nefilim; anche Angela, figlia di quella che è stata la coppia più influente nella storia dell’angelologia e madre di Evangeline, è stata loro vittima.
Evangeline ha poco più di vent’anni nel 1999, sua madre è morta da molto tempo ormai e lei trascorre la sua esistenza nel convento di St.Rose con l’appellativo di Suor Evangeline delle Suore Francescane dell’Adorazione Perpetua.
Niente potrebbe turbare la rigida regola del convento e la sua routine giornaliera, da secoli la vita al convento è scandita da orari e attività precisi ed Evangeline vive in questa realtà protetta da tanto, troppo tempo per poter ricordare davvero come si vive fuori dalle mura del St. Rose.
Solo il passato può stravolgere l’equilibrio precario del convento e dell’umanità intera, un passato che ha un conto aperto nel presente e che potrebbe avere terribili ripercussioni nel futuro.
Tutto si risveglia un giorno, con una lettera indirizzata alla biblioteca del St. Rose da parte di un certo studioso d’arte, Verlaine, interessato ad alcune lettere risalenti al periodo della seconda guerra mondiale che si trovano nel convento.
Da quel giorno la storia è sconvolta, il destino dell’umanità è nelle mani di Evangeline, proprio come anni prima lo è stato in quelle di sua nonna, Gabriella e di una delle Sorelle più anziane del convento, Suor Celestine.
Angelology è un romanzo ambizioso, forse fin troppo. Gli elementi che lo compongono sono moltissimi, riescono ad incastrarsi bene anche se, a volte, in modo quasi scontato e un po’ banale. Ogni parte del libro fa fare al lettore un salto temporale e intreccia le storie di diverse generazioni, cosa che rende la narrazione meno lineare e più interessante. Ha una trama molto adatta ad un film, non a caso molte case cinematografiche hanno lottato per accaparrarsene i diritti (alla fine la Columbia Picture ha vinto la battaglia) e il film verrà prodotto da Will Smith. Molte scene sono facilmente raffigurabili: battaglie, esseri mostruosi, creature mitologiche e meravigliose, perfino le ambientazioni e i paesaggi.
A parte la caratteristica di essere perfettamente adatto per il grande schermo, però, non lascia una vera impronta nell’animo del lettore. E’ difficile farsi coinvolgere emotivamente dalla storia, alcuni aspetti sono fin troppo intuibili, il finale è sicuramente pensato per stravolgere l’intera trama e lasciare a bocca aperta, peccato che la gran parte si possa facilmente intuire praticamente a metà del libro. Molte citazioni tratte dalla Bibbia, le leggende sugli Angeli caduti, il mito di Orfeo, sembrano quasi inserite a voler convincere il lettore, piuttosto che caricare la dose di curiosità. In più non manca la nota rosa, che io trovo fastidiosamente insistente, un elemento superfluo che non da più profondità al racconto, anzi…
Quindi non resta che aspettare l’uscita del film, che sia uno dei pochi casi in cui il regista supera l’autore?

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