A tu per tu con… Roberta Schira

“Se si vuole davvero conoscere una persona bisogna mangiarci insieme almeno una volta”. Abbiamo chiesto a Roberta Schira, scrittrice-gourmet e psicologa del buon gusto di parlarci del suo ultimo libro Il nuovo bon ton a tavola e l’arte di conoscere gli altri, edito da Salani, in cui in modo ironico e divertente ci spiega il galateo del terzo millennio e ci insegna a smascherare ed interpretare certi piccoli atteggiamenti di chi siede a tavola.

Roberta, nel tuo libro ripercorri alcuni “must” del bon ton più classico, citi il trattato sul galateo di Della Casa e il Cortigiano di Castiglione ma vai oltre il semplice vademecum sul cosa è giusto e cosa è sbagliato fare a tavola, lo defisci soprattutto un manuale di Psicogalateo. Cos’è esattamente lo Piscogalateo? 

Lo Psicogalateo nello specifico è l’insieme dei consigli e tecniche di lettura  del comportamento  dell’Altro durante i momenti di convivialità. La tavola è il luogo dello smascheramento per eccellenza, è il campo dove si combatte la battaglia tra legge (il galateo appunto) e istinto (il linguaggio del corpo).  Mentre si mangia si abbassano le difese e l’incauto  commensale si denuda mostrando il meglio e il peggio di sé. Questo libro come anche Cucinoterapia (Salani) o l’Amore Goloso (Ponte alle Grazie) esprimono al meglio il mio interesse e la mia formazione: una laurea in lettere con indirizzo psicologico. Mi interessa sempre meno cosa c’è nel piatto ma come  avviene il momento del consumo del pasto, i rituali e le simbologie legate al cibo.

Il linguaggio del corpo rivela molto della personalità di chi siede a tavola. Nel tuo libro sostieni che condividere almeno un pasto con una persona sia fondamentale per comprenderne la vera natura.  Dalla tua esperienza, dalle testimonianze che hai raccolto, cosa dovrebbe metterci in guardia rispetto a chi abbiamo di fronte? Quale atteggiamento dovrebbe insospettirci riguardo una persona che riteniamo amica, quale nei confronti del nostro partner e quale in ambito lavorativo?

Il corpo è la forma visibile dell’anima e parla a nostra insaputa. Diffidare dei sorrisi stereotipati, quelli che coinvolgono solo la metà inferiore del viso, per intenderci, e di chi parla per tutta la sera con la mano davanti alla bocca, potrebbe nascondere qualcosa. Ci penserei seriamente ad assumere chi, al ristorante, si dimentica sempre il portafogli o chi è sgarbato o supponente nei confronti del personale di servizio e chi dice di soffrire di mille allergie più o meno immaginarie. Personalmente non inizierei una relazione neppure con chi mi sbraita in un orecchio con la bocca piena, chi usa lo stuzzicadenti, chi guarda esclusivamente la porta d’ingresso invece che ascoltare ciò che dico e neppure chi divora in tre secondi ciò che ha nel piatto, chi si dimentica tutta la sera di versarmi da bere, chi al primo appuntamento ti porta in pizzeria con megaschermo così ogni tanto da una sbirciatina e infine chi ti invita a cena e poi ci prova con la cameriera.

Ci insegni un trucco per cavarcela con classe ad una cena difficile? Supponiamo che i nostri commensali siano noiosi o che invece al contrario siano terribilmente loquaci ma non con noi. Come ci consiglieresti di ingannare il tempo e resistere all’istinto di darsi alla fuga?

“Cena difficile” potrebbe significare che avete avuto la sfortuna di sedervi al tavolo sbagliato oppure che la padrona di casa ha fatto gli inviti senza riflettere troppo. In una situazione di disagio dovuta alla gaffe di un ospite, la conversazione che langue o a un piatto sbagliato è utilissimo rompere gli schemi cambiando discorso  con un bel sorriso. E’ un arma infallibile. Tenetevi pronto un argomento di conversazione da usare come emergenza. Andranno benissimo un film, un libro o un breve e divertente aneddoto su qualcosa che vi è accaduto. Nel libro troverete diverse pagine sull’arte di conversare. A tavola, se volete attirare l’attenzione e fare colpo per conquistare un uomo o un lavoro è utilissimo  raccogliere qualche informazione preparandosi a dovere. E’ facilissimo, chiedete alla padrona di casa, oppure inserite nome e cognome su Google e quella persona non avrà più segreti per voi.  Non avete la minima idea su ciò che si può scoprire in rete con un minimo di ricerca. Una volta  trovata la notiziola giusta, sarà uno scherzetto buttare lì durante la cena un “So che lei ha frequentato la mia stessa università” oppure un “Se non sbaglio lei ha pubblicato un saggio sulle formiche rosse in via di estinzione  nel 1989, vero?”. Il successo è assicurato.

Quanto bisogno c’è di rispolverare le regole del galateo oggi?

C’è uno spaventoso bisogno di regole e di chiarezza, l’educazione a tavola è una metafora della società.

Come convertire al galateo i più allergici alle buone maniere?

Per convertire i refrattari è utile fotografarli e far vedere loro come sono antiestetici e  zotici quando mangiano chini sul piatto  sgomitando  con il tovagliolo nel collo della camicia.

Non credi che il bon ton sarebbe utile come materia scolastica e non solo negli istituti alberghieri?

Da gennaio terrò a Milano corsi di Bon ton per bambini e ragazzi sotto forma di gioco e incontrerò giovani nelle scuole a cui spiegherò che bambini maleducati saranno adulti e genitori poco rispettosi.

Il lavoro ci costringe spesso a saltare i pasti o a consumarli fugacemente alla scrivania. Qualche elemento utile per capirne di più del nostro collega di lavoro che mangia alla scrivania?

Il bon ton del pranzo in ufficio prevede: non appestare i colleghi con odori sgradevoli ( evitate cavoli e troppo aglio che  riscaldato nel microonde non sono  piacevoli);  lasciare tutto in ordine e pulito; offrire qualcosa ai presenti; per il resto valgono le regole classiche poco rumore nel masticare e  nel bere.

Molti di noi appassionati lettori siedono a tavola in compagnia di un buon libro. Qual è la posizione del galateo in merito? E’ contemplato leggere a tavola?

Oggi si può leggere al ristorante a patto  di essere soli e di non intralciare il servizio.

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Giovanna Capone

Non dirò di me che ho sempre amato leggere, che ho imparato a leggere prima del tempo e che ho trascorso la mia infanzia leggendo libri e neppure che ho amato molto le favole. Per apprezzare la lettura occorre che arrivi il momento giusto e che si abbia la mente sgombra da altri pensieri.Quando capisci che il momento giusto è arrivato? Quando incontri qualcuno che ti spiega che, a volte, non è importante quello che c'è scritto in un libro ma il modo in cui è stato scritto, quando sullo scaffale di una libreria la copertina di un libro attira la tua attenzione e capisci che quello sarà il tuo libro, quando sei curioso di sapere se un titolo accattivante nasconde una storia altrettanto brillante. Cosa significa leggere? Riscoprire qualcosa di te, qualcosa che hai sempre saputo ma che nessuno se non un grande scrittore è riuscito ad esprimere con le parole.

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