Tutte le poesie – Michel Houellebecq

Titolo: Tutte le poesie
Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Fabrizio Ascari, Alba Donati, Fausta Garavini e Anna Maria Lorusso
Pagine: 895
Prezzo: € 30,00

Nessuno ha una comprensione del mondo contemporaneo come Michel Houellebecq.

I suoi libri sono un approccio allo smarrimento di un’epoca, il punto di vista di un antimoderno sull’eccessiva stanchezza cagionata da un progresso che ha ridotto il mondo a un supermercato colmo di imbecillità e derisione.

Parafrasando il suo amato Schopenhauer, Houellebecq scrive: «Profondamente infettata dal senso, la rappresentazione ha perso ogni innocenza»

Il tragico, sostiene lo scrittore, interviene esattamente nel momento in cui il ridicolo non riesce più a essere percepito come fun; è una sorta di inversione psicologica brutale, che traduce l’apparizione nell’individuo di un’irriducibile eternità.

Come umanità ci siamo impiccati con le nostre mani giocandoci una volta per sempre un cazzo di idea di futuro.

Michel Houellebecq oltre alla narrativa scrive poesie perché prendono poco tempo. Si scrivono in fretta. Fare poesia per il più grande scrittore francese vivente e sopravvivente è un’attività spontanea.

La nave di Teseo pubblica Tutte le poesie, un volume di ottocentonovantacinque pagine che raccoglie l’intera opera poetica (che era già stata pubblicata da Bompiani) con l’aggiunta di Si perde sempre, l’ultimo libro di versi di Houllebecq, pubblicato in Francia la scorsa primavera.

Houellebecq poeta è diverso dall’Houellebecq romanziere. L’abbandono al verso lo rende meno isterico e inquieto.

Qui viene fuori lo scrittore impolitico che si aggira tra le macerie della distesa grigia della terra e annota sul suo taccuino l’assenza che abita nella tragicità dell’essere.

La sua poesia non rinuncia a un pensare per paradossi, dove una «calma demolita» gioca d’azzardo con un «cammino senza sapore e senza gioia».

Per Houellebecq percepire la realtà significa vivere un momento forte, essere una definizione perfetta, qualcosa che oltrepassi la morte.

Tra le righe dei suoi versi si può leggere la sfida a viso aperto di un uomo che ha orrore del vuoto che dilaga.

Houllebecq afferma che il mondo lo sorprende ed è per questo ch scrive poesie.

Per lui la vita non ha nulla di enigmatico. Nonostante amiamo aggirarci nei paraggi del vuoto, il nostro disincanto universale lotta quotidianamente con il “naturalismo esistenziale” dell’amore che vive con tutta la sua fragilità nella gestualità dei corpi che si appartengono e si respingono.

Nei testi di Si perde sempre l’uomo e il poeta Houllebecq scavano nell’agonia del mondo, riconoscono la caduta culturale dell’Occidente, si accorgono con disincanto che oggi ci sono pochissime vie d’uscita, davvero pochissime perché abbiamo negato una sacrosanta verità: «Si perde dall’inizio».

Per Houllebecq scrivere poesie non è un lavoro; è un incarico e un poenta morto non scrive più. Di qui l’importanza di restare vivi.

E il poeta Houllebecq resta vivo tra le macerie, soltanto così può scrivere che l’universo urla e il mondo è una sofferenza dispiegata. Alla sua origine, c’è un nodo di sofferenza.

Lo scrittore con la poesia cerca di dare un senso alla condanna. Paradossalmente attraversa un universo lirico in cui per un istante si intravede un futuro per la speranza (ma è un inganno ottico), anche se il nulla propone alla nostra inquietudine una pace relativa. Quello che vediamo (e lo leggiamo in uno dei testi più belli di Si perde sempre) è un paese alla deriva dove un sopravvissuto alla decomposizione perdeva i sui arti necrotici per successive amputazioni

«L’essere umano si adagia sulla sabbia» e la poesia di Michel Houllebecq non consola e allo stesso tempo non smette di essere lotta.

La poesia di Houellebecq, come per tutti i grandi scrittori che sanno nell’immanenza attraversare il proprio tempo, non salva la vita ma rappresenta una possibilità in un tempo che non concede alcuna via di scampo.

La possibilità di un’isola in cui si perde sempre.

Se muore il più puro

La gioia si invalida

Il petto è come svuotato,

E l’occhio conosce bene l’oscuro.

Basta qualche secondo

Per cancellare il mondo.

…

Così, generazioni sofferenti,

Compresse come pulci d’acqua

Tentano di restare indifferenti

Ai sensori della vita vacua

E tutte fanno fiasco, senza pianto,

Tutto ricoprirà la notte grama

E la spossatezza monogama

Di un corpo affondato nel fango.

….

Bisogna attraversare un universo lirico

Come attraversi un corpo che hai molto amato

Bisogna risvegliarle potenze oscurate

L’assillo dell’eterno, dubitoso e patetico.

….

La grazia immobile,

Sensibilmente schiacciante,

Che risulta dal passaggio delle civiltà

Non ha la morte come corollario.

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