ElzeMìro – Un ultimo saluto da Carmilla a tutti gli uomini che in qualche modo sono donne

Buongiorno,, per questo giorno di  luglio che in italia non immagino quanto tanto o poco può essere pauroso, elzemìro mi ha chiesto di non farmi dimenticare da quantǝ mi hanno letta con pazienza per tutto il mio lungo girellare in carta a Duda, ed ecco che in segno di riconoscenza vi mando un abbraccio,,, riconoscente,, l’abbraccio è una formula omnicomprensiva,,, certo che si spreca, costa niente ed è esente da verifica fiscale, è molto usato in ogni situazione ed è da intendere affettuoso benché impossibile in vitro; con ciò, taglio ultracorto,, non ho proprio idea del se e del quando mi rileggerete così che, per commiato e non so proprio se aggiungere inoltre oppure tuttavia, mi fa piacere tornare su una piccola questione, questione di gravi∼danze, che nella “carta” è soltanto un accenno,, ovvero delle maternità la mia e di Duda,, ah mancate, direste voi binarie solitarie ma non meno madri di qualcosa e in qualche modo. Lo dico forte allora, la maternità non è per natura ma,, contro natura,, e questo contronatura ha uno e due, infine tre sensi: il  primo è puntuale: che la natura predispone ma non dispone, o dovremmo essere tutte i cestini per la carta o per il pattume che fino a non tanto tempo fa erano di fatto le donne,,, in occidente perché in un dove non so quanto altrove che in afganistan, siamo vuoti a perdere,,, e mi pare che il femminismo lo abbia detto e proclamato, e stradetto e fatto voto di noia but,,, io non sono femminista sono ribelle a qualsiasi ismo e a ogni esimo. Il secondo senso: contro natura è di rivolta alla natura dominata da un’ideologismo di maschi. In rivolta si deve essere se ci si reclama e proclama donne e non femmine del muskio cioè ipotesi di un’ipotesi. infine, e gratto più nel fondo il mio calderone di strega, gratto bene e scucchiaio il leggero abbruciaticcio che fa buono il minestrone,,, il contro natura vuol dire: contro quell’incontemplata monocola, quella ciclopa facile alla distrazione, che non è né sostanza né accidente, non sta da nessuna parte, non consiste ed è puro nome anche nel nome da gnoma, da gnomignola, la natura naturante, affibbiatole da un occhialaio, guarda un po’, un olandese, e quindi coloniale, lo spinalzo Spinoza, erede, a dispetto della persecuzione subita, della furia totalitaria dei detti e dei scritti considerati sacri,, tutti quei biblia perciò concepiti: martelli da conficcare i chiodi della persecuzione nelle teste prima che in mani e piedi di chi, guarda un po’, avesse e ha la bella pretesa di vivere, e soltanto questo, per tutto il tempo che di vivere gli è dato, senza portare croci,,, o genuflettersi oggidì, e chinare il capo alle convenienze e ai soprusi,,, aprire un telegiornale, non pretendo un giornale, e guardate un po’ a che servono i libri sacri: ad autorizzare un compost di bambinetti e calcestruzzo ; women ? to be cancelled. In fondo in fondo, sempre a proposito di calderoni, anche se una volta esso pure adorava i due loschimaski marx und lenin,, in fondo in fondo il comitato centrale del partito comunista cinese è meglio perché non ha più libri sacri, così pochi che si ingegna a trovare pericolosi il genere libresco,,, conciosiacosaché preciso,, con Duda non ce la siamo poi sentita di procedere con un’adozione, per tanto in modo consapevole paralizzate dal peso che comporta il ridare vita a chi parte di una sua vita se l’è vista sottratta nei tanti fantastici modi attuati dal pervertire umano: tutto un rendere commestibile l’idea e la prassi della carne da macello; come fai a ridargli una vita a uno,, è una domanda vigliacca agli occhi di molti,, ma essere vigliacchi è un modo di essere alla cui responsabilità non ci siamo sottratte e quindi in un paio di occasioni ci adattammo alla fecondazione assistita, l’unica possibile per noi,,, in entrambe le occasioni per cause non meno misteriose che chiare: aborti spontanei,, poi desistemmo. Ho, da prima del tempo dei fatti che mi hanno colpita e di cui di cui di cui, ho l’impressione che sia stata inventata l’espressione “”fare l’amore”” per ovviare alla brutalità dell’atto di fecondare senza che Eros sia chiamato all’appello,,, il maschio è talebano per natura, telebanoprepuziale in occidente, chiappa e feconda più femmine possibili (“ogni villa, ogni borgo, ogni paese è testimon’ di sue donnesche imprese”) e le più volte possibili la stessa o l’altrui femmina; appunto vasi per lui, brodo di cultura che dalla sua parte ha la pochezza intellettuale della biologia. Voglio dire della biologia impugnata pur essa come martellessa. Per altro verso, sono disposta a credere alla teoria delle eccezioni, a credere che esistano maschi che sono almeno uomini, Menschen dicono i tedeschi,, ovvero sia, quando l’accezione dovesse rifulgere, persone,, simili ad aquile o quantomeno pinguini,, che pensino sé stessi almeno come coppia, cioè in quanto altro (da) sé,,,, ho studiato filosofia e psicologia micca per gnente sorellastre mie care,,,, ma insomma l’uomo muskio si appropria, ovvero è convinto di farlo; appropriarsi l’è l’unico modo che conosce per stare con l’alterità,, ignorandola,, ei non intende l’accanto, solo il didentro, solo l’intrusione, ignora la partecipazione, la società; da ciò nascono le sue ideologie e filosofie di potenza de cuius Frizzinicci capì molto bene e Freud ribadì: che il concepimento è pura  materia di Tanatos, pulsione di morte; ma io voglio credere, dicevo, che esistono, stavolta all’indicativo, persone;  ecco là di nuovo il termine che meglio individua gli individui capaci di vita comune, persone, che fanno l’amore, che lo fabbricano die para die,, ovvero che alla loro altra persona, altre, outras pessssoas, si uniscono ma da musicisti (ricordarsi della piccola frase di Vinteuil),, accordandosi, non da feticisti,, con un atto di gentilezza,, creare gentilezza. Ogni giorno una donna deve partorire gentilezza,, questo credo sia un’indirizzo del nostro andare per il mondo fino a starci: noi le persone donne siamo cicliste in solitaria o ancora viandanti nella nebbia, Wandrerinnen im Nebel. Caspar Friedrich dipinse sé medesima alla finestra. Al dunque, prima di mettermi a scrivere pensierini poetici per chissà i bimbetti ormai più di garza che di gaza, dedico a voi uma muito breve : non è una quartina, non è una cinquina, vale cinque soldi. Até logo,

La meteorologia  dei cani 
notturni, i  loro singhiozzi, lontani
D' incerta natura  : c'est elle, lei
Qui frappe fort à  la nuit éternelle
Point à la ligne ?

Carmilla Rossini Luglio '26
Pasquale D'Ascola

P. E. G. D’Ascola Ha insegnato per 35 anni recitazione al Conservatorio di Milano. Ha scritto e adattato moltissimi lavori per la scena e per la radio e opere con musica allestite al Conservatorio di Milano: Le rovine di Violetta, Idillio d’amore tra pastori, riscrittura quet’ultima della Beggar’s opera di John Gay, Auto sacramental e Il Circo delle fanciulle. Suoi due volumi di racconti, Bambino Arturo e I 25 racconti della signorina Conti, e i romanzi Cecchelin e Cyrano e Assedio ed Esilio, editato anche in spagnolo da Orizzonte atlantico. Sue anche due recenti sillogi liriche Funerali atipici e Ostensioni. Da molti anni scrive nella sezione L’ElzeMìro-Spazi di questa rivista  sezione nella quale da ultimo è apparsa la raccolta Dopomezzanotte ed è in corso di comparizione oggi, Mille+Infinito

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