Data di pubbl.: 2026
Pagine: 251
Prezzo: € 15,00
La poesia civile deve essere una bestemmia con una forte intensa capacità di indignarsi e di essere disturbante e urticante nei confronti del potere e dei suoi abusi.
Lina La Mattina, poetessa siciliana, tiene alta la voce ostinata e contraria della poesia civile e suona sempre l’allarme schierandosi apertamente e senza mediazione contro il sempreverde potere mafioso.
La Mattina pubblica per i tipi de L’Argolibro All’aciddazzi di malutempu, poesie in dialetto siciliano con traduzione e poesie in italiano.
Un poesia potente che affonda la sua lama, uno sguardo vigile e consapevole che ha sempre una presa di coscienza.
La Mattina è allieva di Ignazio Buttitta, poeta siciliano che nel secolo scorso ha usato il dialetto per scrivere versi di resistenza e di denuncia contro tutte le ingiustizie, mafia compresa.
La Mattina nelle sue poesie ricorda tutte le vittime di mafia. A ognuna di loro dedica versi appassionati e arrabbiati in cui scorre il sangue della passionale indignazione.
Meravigliosi i versi dedicati a Peppino Impastato la cui sorte viene accomunata a quella di Pier Paolo Pasolini :« Senza contare che pure lui ha avuto / la tua stessa sorte, pure lui / assassinato due volte: / con pietre / e bastoni e poi infangandone il nome / la memoria, facendo credere fosse / un animale, un libertino senza coscienza, / né moralità, quando invece / furono le sue parole, pesanti come / macigni che molti impauriti / non digerirono, “Io so, / ma non ho le prove!».
Francesco Sicilia nella prefazione scrive che la poesia di Lina La Mattina è voce chiara che dirompe senza urlare, ci riporta alla mente ricordi tragici e al tempo stesso ci fa comprendere che tali ricordi devono in qualche modo istruirci e guidarci.
La poetessa ha deciso di non tacere e con la sua penna punta il dito contro la mafia, parola che un tempo faceva tremare. La mafia «maschera dipinta di perbenismo, rappresentata da certe facce con ipocriti risolini per nascondere vermi, succhia sangue e intanto che si liberano uomini veri, si santificano politici e criminali pur sapendo che raschiano il fondo, altro non sono che: ladri di vita, forcaioli guerrafondai dello Stato, e servi d’altri padroni lontani!».
Lina La Mattina ha le idee chiare e da poetessa civile ha il coraggio di indignarsi proprio come fece Leonardo Sciascia nel romanzo Il giorno della civetta: ««Ma la mafia, era, ed è altra cosa: un «sistema» che in Sicilia contiene e muove interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel «vuoto» dello Stato (cioè quando lo Stato con le sue leggi e funzioni, è debole e manca) ma «dentro» lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta».
Lina La Mattina con le poesie di All’acciddazzi di malutempu ci invita a lottare con consapevolezza contro la mafia.
Perché come ci ha insegnato Peppino Impastato la mafia è una montagna di merda.
info accquisto libro:
https://largolibro.blogspot.com/2026/07/lina-la-mattina-allaciddazzi-di.html

