Data di pubbl.: 2026
Pagine: 330
Prezzo: € 22,00
Riccardo Sforza De Vincentis vive a Genova, lavora all’Archivio di Stato e ha una compagna che ama, profondamente riamato, Lydia. Vivono insieme o quasi, perché Riccardo non riesce a compiere il passo finale: lasciare in modo definitivo il proprio alloggio. La sua vita è così, in bilico, fatta di passi contati che lo accompagnano ovunque vada, di un continuo rimuginare sul suo passato senza riuscire a parlarne con Lydia, che molte cose ha capito, ma tace, delle sedute settimanali con la psicologa Marzia.
L’amico di sempre, l’architetto Marco Ducale invita la coppia a una grande festa nella nuova villa nella zona fra Chiavari e Camogli. Il posto è splendido, la casa magnifica. Ma c’è ancora un nuovo lotto appena acquistato da visitare dove un tempo si ergeva una brutta abitazione con colonne circondata da un parco. Quando Riccardo lo vede stenta a riconoscerlo. Lì c’era la villa di suo padre dove lui, sua madre Maria e la sorella Rebecca trascorrevano le vacanze estive. Lì, una sera, si è compiuto un orribile fatto di sangue, la causa per Riccardo di cinque anni di assoluto mutismo, di quei passi contati, della tosse stizzosa che ancora lo perseguita. Lì, ventiquattro anni prima, quando lui aveva undici anni, durante un violento litigio fra suo padre, il celebre, stimato e temuto magistrato Augusto Sforza De Vincentis, e il cognato Nello, sua madre è stata uccisa con un colpo di pugnale al ventre mentre cercava di fermare marito e fratello. Riccardo c’era, ha visto. È stato suo padre a commettere il delitto, sebbene sia stato poi lo zio Nello a farsi due anni di galera prima di essere scagionato. Quella sera a Riccardo è toccato, su ordine perentorio del padre, nascondere il coltello in una fontana che ora, con fatica, ritrova mentre Lydia e Marco sono tornati alla festa. Il maledetto coltello è ancora lì e Riccardo lo recupera.
Finalmente riuscirà a raccontare parte della verità a Lydia, a narrare di un padre padrone, violento con la moglie, una ragazza povera salita a Genova dalla Calabria con la famiglia, dei litigi fra il padre e Rebecca, fuggita chissà dove dopo il delitto e mai più vista o sentita in tutti quegli anni. E lui spedito a vivere con i nonni, muto per ben cinque anni, fino al giorno in cui per aiutare un compagno di scuola con il quale studiava si è rimesso a parlare e la prima, singolare, parola pronunciata. Ora, grazie a quel coltello, Riccardo vuole riaprire il caso della morte di sua madre, vuole che suo padre sconti la pena che gli spetta. Lo zio Nello è contrario. E Rebecca? Bisognerebbe rivederla, parlarle. Davvero Riccardo non ha idea di dove vive? Invece lo sa benissimo grazie a Internet e ai social. Sua sorella si è trasferita nel punto più a Nord della Norvegia, sul mare di Barents e Lydia lo convince ad andare da lei.
Come sarà il loro incontro? In cosa differiscono i loro ricordi di una vita familiare costellata da imposizioni, violenza, ordini perentori? Rebecca, che ora si fa chiamare Liv Kristina Berg, che lavora sui pescherecci, che ha una compagna adorata, Sunna, vuole davvero rievocare quanto accaduto? Lei, ancora convinta che sia stato lo zio Nello a uccidere la madre e che la vita di Riccardo sia stata ‘spianata’ dal potere del padre. Come quando erano ragazzini, parlano lingue differenti e sono ambedue, e ciascuno a suo modo, il frutto di una famiglia disfunzionale costellata da rigidità, aggressività e colpevoli silenzi.
Ma ci sono silenzi che non possono durare in eterno, che nessun mutismo e nessuna incontenibile ribellione riescono a fermare. Presto il redde rationem arriverà e qui la storia si colora fortemente di giallo con un finale spiazzante.
Con questo thriller psicologico Roberto Silvestri, architetto e scrittore, si cala negli oscuri recessi dell’animo umano, nell’incomunicabilità fra persone dello stesso sangue vittime, a volte inconsapevoli, di chi dovrebbe amarli e proteggerli. E dobbiamo dare ragione a Riccardo quando afferma che “la famiglia è una convenzione. Una consuetudine culturale che non ha nulla a che fare con i legami di sangue.”. L’amore, l’amare e l’essere amati possono raggiungerci da qualunque essere umano, ma non necessariamente da chi ci ha messi al mondo.
Magnifiche le descrizioni del viaggio in Norvegia di Lydia e Riccardo.


